L’ amministrazione di sostegno: un lungo cammino


La legge del 09/01/2004 n. 6 è stata una legge attesa per anni che introduce accanto ai tradizionali istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione significative novità in merito alla nuova posizione giuridica del soggetto debole. La legge del 09/01/2004 n. 6 è istitutiva dell’ amministrazione di sostegno e costituisce un a profonda innovazione istituzionale, sociale e culturale in tema di promozione e tutela dei diritti e della dignità della persona priva in tutto o in parte di autonomia; ha la finalità di promuovere valori di solidarietà umana e sociale nei confronti dei oggetti deboli.

La legge del 09/01/2004 n. 6 è istitutiva dell’amministrazione di sostegno e costituisce un a profonda innovazione istituzionale, sociale e culturale in tema di promozione e tutela dei diritti e della dignità della persona priva in tutto o in parte di autonomia; ha la finalità di promuovere valori di solidarietà umana e sociale nei confronti dei oggetti deboli.

La legge del 09/01/2004 n. 6 è stata una legge attesa per anni che introduce accanto ai tradizionali istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione significative novità in merito alla nuova posizione giuridica del soggetto debole. La sua finalità si evince già dall’ ART 1: tutelare con la minore limitazione possibile della capacità di agire le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente.

Era maturata la consapevolezza che accanto agli istituti tradizionali,fosse necessario prevedere una figura che avesse funzione non solo sostitutiva ma di sostegno,di assistenza e che intervenisse non nella totalità degli atti che la persona in difficoltà è chiamata a compiere, ma solo in quegli specifici atti indicati nel decreto di nomina, dove risulta necessaria la rappresentanza esclusiva o l ‘ assistenza necessaria dell’amministratore stesso.

Il beneficiario dell’istituto quindi conserverà una generale capacità d ‘ agire in modo tale da salvaguardare quanto più possibile l’ autonomia, la dignità e la libertà dei soggetti deboli. Il nostro legislatore ha approntato una cosi’ profonda riforma per adeguare il Codice sia ai principi propri della Costituzione, sia al concetto di incapacità, debolezza e, più in generale di diversità, che a partire dalla L. 180/1978 si è andato progressivamente delineando.

Si fa riferimento alla LEGGE BASAGLIA che ha sinteticamente delineato due conseguenze significative: una è quella di eliminare ogni forma di mortificante abbandono del soggetto debole e le conseguenze mortificanti legate alla perdita della capacità d’ agire, che spesso incidono anche sulla possibilità di esercizio dei diritti della persona. Altra conseguenza è quella della valorizzare le facoltà psichiche residue del disabile, tenendo conto in oltre delle sue esigenze, le sue inclinazioni personali e scelte esistenziali. Ed è proprio a ciò che risponde l’ amministrazione di sostegno, garantendo una protezione personalizzata di sostegno , affiancando il singolo nel compimento di quei tanti diritti che gli sarebbero preclusi con misure interdittive.

Nella gestazione di questa legge importante è stato anche il Convegno di Trieste 1986 e l’intervento del prof. Paolo Cendon ( BOZZA CENDON) che elaborò una proposta di riforma del codice civile, l’ aspetto più rilevante era proprio l’ aver individuato l’ istituto dell’ ADS avente la funzione di tutelare i disabili con una ridotta limitazione della capacità d’ agire. L’ istituto si pone come una forma di tutela ampia, non meramente patrimoniale ma comprendente anche la cura della persona, propositiva e non interdittiva, modulabile e non standardizzata che pone l ‘attenzione ai diritti delle fasce deboli.

Il suo pregio indiscutibile è quello di rendere effettivo il principio dell’ uguaglianza sostanziale, prevedendo le condizioni di disagio, contribuendo con il suo valore terapeutico a superarle e valorizzando le potenzialità di cui il soggetto fragile è portatore. L’amministrazione di sostegno ha come principio cardine la conservazione della capacità d ‘ agire: la legge fornisce alla persona debole un sostegno nelle sue disabilità e ne riconosce le sue capacità residue.

Altro principio cardine della legge è la sussidiarietà del procedimento; il legislatore ha voluto dare il potere di attivare la procedura di nomina dell’ ADS alla parte che più di ogni altra è interessata all’ istituto, l’ iniziativa spetta in primis allo stesso beneficiario in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, in mancanza, nella scelta di un amministratore, il giudice preferisce il coniuge non separato legalmente, persona stabilmente convivente, padre, madre, figlio e parenti entro il quarto grado. La scelta dell’ amministrazione avviene sempre con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi del beneficiario.

Direi che l’ istituto in commento rappresenta un vestito su misura tagliato per rispondere alle esigenze individuali di cura della persona e gestione del patrimonio. Appare evidente come questo nuovo istituto, si presenta come strumento di aiuto per coloro che non sono in grado di farcela da soli ed è quindi lo strumento da privilegiarsi soprattutto rispetto al vecchio istituto del’ interdizione, che dovrà usarsi solo quando è inevitabile . La scelta e il primato di questo istituto nasce dall’ esigenza di modificare il concetto di incapacità ed essere sostituita dal concetto di inadeguatezza gestionale , infatti occorre prendere atto che vi sono oggi molti disagi di tipo non strettamente psichiatrico, che creano di fatto affanni gestionali alla persona (scarsezza di memoria, depressioni, micro-handicap) .

L’ idea di fondo che ha guidato correttamente il legislatore è stata quindi quella di introdurre uno strumento flessibile che si presti a far fronte alla varietà delle situazioni di debolezza e fragilità. Emerge con evidenza il cambiamento di prospettiva con cui si guarda oggi al soggetto debole: un individuo che deve essere ricondotto nell’ ambito dell’ agire non come semplice comparsa, ma come attore privilegiato.

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