La società dei bisogni indotti e la crisi della coppia: da consumatori di beni a consumatori di relazioni.


Nel vivere attraverso modelli che puntano alla soddisfazione di bisogni indotti questi possono essere intesi come catalizzatori della crisi di coppia, della separazione e del divorzio, i coniugi da consumatori di beni a consumatori di relazioni.





Il ciclo evolutivo della coppia

Ciclo evolutivo o realizzazione che dunque prevedono la realizzazione di una serie di tappe che null'altro sono (se vogliamo almeno in parte) l'espressione della soddisfazione di bisogni individuali confluiti nella condivisione della relazione di coppia.

Ad un certo punto della mia vita vivo una relazione di coppia che "desideriamo" sia duratura a tal punto di comportare un cambiamento radicale nelle nostre vite: ci sposeremo, avremo una casa, avremo dei figli, poi dei nipoti e vivremo felici (si spera) finché morte non ci separi.

Questa coppia sarà in relazione con le proprie famiglie di origine, sarà in relazione con la rete sociale che la circonda, avrà delle esigenze economiche e dei bisogni in armonia con la realizzazione del patto iniziale. Motore della sua "felicità" sarà la realizzazione di ogni singolo momento del progetto condiviso in perfetta sincronia con il proprio ciclo vitale cioè essere insieme.

Ad esempio, alla nascita dei figli, la piccola utilitaria sarà ancora disponibile e sarà ancora utilizzata oppure si opterà per l'acquisto di una berlina o di una familiare con un bagagliaio capace di contenere la spesa ed un passeggino piuttosto che un fuoristrada per affrontare una improbabile gita nel deserto. In buona sintesi una coppia che realizza bisogni contingenti e reali: adeguati.

L'assenza di progettualità: la partenza consumata

Alcune coppie invece (purtroppo) trovano il loro "punto di partenza" in una condizione ben differente: hanno una spiccata sensibilità a ciò che abbiamo definito prima come bisogno indotto. Il loro incastro non è la condivisione di un progetto e la sua realizzazione, ma la condivisione della tensione a soddisfare bisogni indotti.

Dunque il patto iniziale suona pressapoco così: "ci sposiamo perché insieme possiamo avere di più!"; una coppia che è tale in quanto la condivisione consente un maggior accesso alla soddisfazione di bisogni individuali ed indotti: una coppia di perfetti "consumatori".

Un patto che "regge" fintantoché (specie nella fase iniziale dell'illusione dell'innamoramento) si è in grado di "consumare" traendo da tale comportamento soddisfazione e, soprattutto, un patto che regge fino a che la coppia non si imbatte nell'incapacità di soddisfare i reali bisogni primari: abbiamo acquistato l'ultimo modello di televisore ma non siamo in grado di pagare la bolletta della luce e del gas, non possiamo cucinare quindi andiamo al ristorante.

L'esaurimento del consumare e la fine della coppia

Può sembrare estremo ed assurdo ma, purtroppo, spesso la realtà è questa! Nel momento in cui non si è più in grado di soddisfare alcuno dei bisogni indotti subentra la frustrazione e la noia, la coppia diviene "consumatrice" di se stessa. Oltre a "consumare beni" i partner diventano "consumatori di relazioni".

Con una elevatissima probabilità la crisi economica sarà il catalizzatore del conflitto che porterà alla separazione. In un contesto in cui magari uno e entrambi i partner avranno già cercato "conforto in una relazione extraconiugale permeata dei medesimi contenuti.

Qual'è l'origine di queste distorsioni? Potrebbe sembrare pura retorica ma certamente l'assenza di una "capacità emozionale" basata su valori quali semplicità e rispetto tanto per citarne alcuni. Dunque personalità in grado di percepire emozioni solo crescenti (avere di più) ma sostanzialmente neutre rispetto alla sfera affettiva e, ancora, strettamente legate alla soddisfazione di pulsioni di possesso dove anche la figura del partner è tale perché rispondente ad un modello edonistico in stretta relazione con la materialità del possedere (sono perché possiedo e, perché no, possiedo anche un certo tipo di partner): avere piuttosto che essere.

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