"Vi è oggi attorno a noi un specie di evidenza fantastica del consumo e dell'abbondanza, costituita dal moltiplicarsi degli oggetti, dei servizi, dei beni materiali, e che costituisce una sorta di mutazione fondamentale dell'ecologia della specie umana. Per essere sinceri gli uomini dell'opulenza non sono più circondati, come è sempre avvenuto, da altri uomini, bensì da oggetti."

Jean Baudrillard - La società dei consumi

Le dinamiche della separazione

Nel breve articolo "dinamiche del conflitto nella separazione dei coniugi e nel divorzio" ho voluto indicare alcuni minimi spunti di riflessione sulle dinamiche che possono concorrere al "malfunzionamento" della relazione di coppia. Sono aspetti che, nell'esperienza quotidiana, è possibile rintracciare in ogni percorso di separazione e che possono essere considerati (senza ovviamente voler cadere in una asettica forma di determinismo) insiti in ogni relazione di coppia.

Rispetto alla riflessione che qui desidero proporre c'è, tuttavia, una notevole differenza: il "vissuto individuale" (ad es. ciò che riguarda la famiglia d'origine) è qualcosa di antecedente alla formazione della coppia e transita in essa con la nascita della relazione con una forza condizionante più o meno evidente in ragione delle caratteristiche dei partner (ad es. il così detto "incastro di coppia" o "patto di coppia").

Al contrario (mi preme specificare che questa è una riflessione derivante da ciò che può percepire l'avvocato nella sua esperienza quotidiana) ci sono aspetti della relazione che, a mio avviso, patiscono condizionamenti esogeni estranei al vissuto individuale; in altri termini, oggi ritengo vi siano "catalizzatori" della crisi di coppia che sono totalmente estranei alla dinamica della relazione tradizionalmente (se così si può dire) intesa ed entrano in questa in ragione di una forza che solo in parte può far leva sulle dinamiche di cui si è già discusso.

Consumatori di beni e consumatori di relazioni

In questo senso credo che, successivamente alle fasi iniziali della relazione di coppia e al verificarsi del momento della "disillusione", due fattori concorrano in modo determinante alla crisi: da un lato fattori di pressione economica e, dall'altro, la constatazione che i partner oltre ad essere "consumatori" di beni lo sono anche di relazioni.

I due elementi, apparentemente avulsi da quello che può essere una dinamica relazione principalmente fondata su aspetti emozionali, in realtà (anche se ripeto, questa è una riflessione ben lungi dal voler tracciare un modello universale) sono in grado di condizionare pesantemente la vita della relazione.

Prendendo le mosse dall'idea che la coppia sia un luogo di soddisfazione di bisogni individuali oggetto di condivisione nella relazione di un progetto comune e condiviso (ad es. il desiderio di maternità o paternità e l'assunzione del ruolo genitoriale, la realizzazione condivisa di un momento di progettualità individuale), è il significato del termine "bisogno" che offre la chiave di lettura prima indicata di alcune crisi di coppia.

Bisogni e bisogni indotti

In senso tecnico (dalla definizione "economica") il bisogno (necessità) viene sinteticamente classificato come individuale, collettivo, primario o secondario ad indicare una divisione in categorie utile a definire e sostenere alcuni modelli matematici/economici (ad es. variazione della domanda di un certo tipo di bene in ragione del fatto che questo sia destinato a soddisfare un bisogno primario dell'individuo quale può essere lo sfamarsi) con la caratteristica comune di essere, nella stragrande maggioranza di casi, riferibili a necessità comunque proprie dell'individuo.

Così sono l'acquisto di cibo, l'energia elettrica, combustibili, servizi e via dicendo, tutto inserito nel contesto (direi ineludibile) di un sistema economico di libera offerta retto, sostanzialmente, dal concetto "io produco (guadagno o. più elegantemente, realizzo profitto) finché tu consumi". A ben vedere questo è un vero e proprio modello sociale: il "tu consumi" è riferito a quel soggetto portatore di bisogni ed allo stesso tempo parte del sistema produttivo, quindi la frase esatta dovrebbe essere più o meno questa: "io produttore realizzo profitto finché tu, producendo, non abbia soddisfatto i tuoi bisogni". Ora è palese che in un sistema economico/sociale come quello che viviamo oggi (del quale siamo tutti parte), questa definizione (o constatazione) sia superata, la lettura corretta dovrebbe a questo punto essere "io produttore realizzo profitto finché tu, producendo o meno, non abbia soddisfatto i tuoi bisogni ma anche quelli che io (produttore) ti ho fatto percepire come tali".

Quest'ultima lettura contiene una importante definizione; quella di bisogno indotto, cioè la percezione di un bisogno come - ad esempio - individuale e primario quando, nella realtà, lo stesso non è tale ma lo diviene perché esiste una "pressione" esterna che lo "riqualifica".

L'induzione dei bisogni

Moda, trend, marketing, consumismo, materialismo sono termini o concetti che, inevitabilmente, conducono al termine "bisogno indotto": compro quel tale vestito non tanto perché ne ho realmente bisogno ma, piuttosto, perché così sento soddisfatto il "bisogno di sentirmi alla moda". Acquisto quel tale veicolo non tanto perché le strade del mio quartiere o quelle che percorro per andare al lavoro siano delle mulattiere o delle piste nel deserto ma, piuttosto, perché alla guida di quell'automobile soddisfo il mio "bisogno di sentire appagato il mio desiderio di potenza". Acquisto quel tale orologio non tanto perché con quello che avevo prima non ero nelle condizioni di sapere con precisione assoluta che ora fosse ma, piuttosto, perché, sfoggiandolo al polso, sento soddisfatto il mio "bisogno di appartenere ad una determinata categoria sociale".

Come indurre il bisogno? Semplicemente, dopo aver scelto il "target" (cioè il bersaglio), adottare una strategia di comunicazione che, ormai, non può essere più considerata semplice pubblicità ma comunicazione destinata a creare la consapevolezza che si è portatori di quel particolare bisogno e che la sua soddisfazione è essenziale

In effetti il senso della parola pubblicità dovrebbe essere semplicemente quello di rendere conoscibile (lasciando la scelta sul conoscere o meno nel dominio del soggetto destinatario) e non sottendere alcuna altra azione.

Ciò purtroppo non accade e la strategia d'induzione del bisogno (cioè quella che continuiamo erroneamente a chiamare pubblicità) si basa sulla scelta preordinata e consapevole relativa alla stimolazione di un canale sensoriale e/o di comunicazione che, lungi dall'essere diretto e coinvolgendo tutt'altre sfere psichiche, porta il destinatario non più a scegliere se conoscere o meno (cioè valutare ad esempio un dato prodotto) ma a "scoprirsi" bisognoso (anche in modo compulsivo) di possedere quel determinato prodotto o essere fruitore di quel dato servizio.

La pubblicità comportamentale

Tanto per rendere più chiaro il senso di questa affermazione basta porsi la domanda "che cosa ha che fare il seno prorompente di una bella donna con un telefono cellulare?". Nulla! Ma è molto probabile che il target maschile della strategia di comunicazione (pubblicità) associ la pulsione sessuale prodotta dal seno prorompente all'oggetto proposto e lo acquisti non tanto perché esiste il reale bisogno del nuovo telefono ma piuttosto perché attraverso il possesso dell'oggetto percepisca soddisfatta la pulsione sessuale stessa. Allo stesso modo il target femminile potrebbe "sentire" il bisogno di possesso dell'oggetto in vendita perché attraverso il possesso dello stesso potrebbe veder soddisfatto il "bisogno di sentirsi desiderata" tanto quanto lo è la bella donna ritratta nel messaggio pubblicitario e, magari, costantemente ammirata e apprezzata dal proprio marito.

Le stesse sottili strategie di comunicazione (induzione) spesso (dovrei dire sempre) si ritrovano anche dove alla soddisfazione del bisogno non corrisponde il possesso di nulla ma solo la remotissima possibilità di avere l'immediata soddisfazione di un bisogno economico: è senza dubbio il caso delle così dette lotterie istantanee. Verrebbero venduti migliaia e migliaia di tagliandi se questi fossero semplicemente grigio metallizzato o avessero l'aspetto grafico di una tagliando per il parcheggio? La risposta è no, tanto che ad esempio, se i tagliandi sono associati al miraggio di non far nulla per i prossimi venti anni il simbolo da "grattare" non è un misero bollino grigio... ma un bel paio di pantofole colorate!

Il "costo" del bisogno

In alcuni casi, purtroppo non così pochi, le strategie di comunicazione oltre a determinare la sopportazione di un costo immediato, comportano (nella prospettiva della soddisfazione del bisogno) l'instaurarsi di vere e proprie dipendenze cosicché il malcapitato "consumatore" deve assolutamente procurarsi l'oggetto del bisogno in preda ad una vera e propria patologia compulsiva (e questo vale non solo per il gioco d'azzardo).

Quanto al costo della soddisfazione di tali bisogni (tralasciando gli aspetti patologici) questo può essere tanto diretto ed immediato (es. acquisto semplicemente il bene) quanto indiretto ed ulteriore quando la disponibilità del bene, ad esempio, implica la fruizione (necessaria) al suo utilizzo di servizi ulteriori: perché comprare un telefonino per poi non usarlo? Ovvero: comprando il telefonino spenderò dei soldi e per utilizzarlo (anche per cose di cui non ho bisogno) continuerò a sostenere dei costi (ad es. canoni, abbonamenti e quant'altro).

Semplice, ineludibile e necessaria conseguenza è che il bilancio individuale (l'allocazione delle risorse economiche individuali) risentirà in modo più o meno determinate della voce "soddisfazione dei bisogni indotti.

La dinamica del "consumo" nella coppia

Veniamo ora alle dinamiche della coppia. Quando in "dinamiche del conflitto nella separazione dei coniugi e nel divorzio" è stato brevemente accennato l'argomento relativo alla costituzione della coppia, è stato utilizzato il termine "ciclo vitale".

Buona parte di questo ciclo vitale (formazione ed evoluzione della coppia) trova fondamento anche nella soddisfazione di un bisogno (quello di essere coppia appunto) che, nella normalità, dovrebbe estrinsecarsi nella realizzazione di una progettualità comune e condivisa. La coppia (coniugale e genitoriale) è un luogo di soddisfazione condivisa di bisogni che di volta in volta vengono soddisfatti e rinnovati in vista della realizzazione di un progetto comune e condiviso che si evolve e si rimodula nel dinamismo della relazione.

Nel patto iniziale, nell'incastro di coppia, è contenuta la "dichiarazione iniziale" relativa a questo progetto: ci saranno coppie che scopriranno di non averlo mai avuto, ci saranno coppie che scopriranno il condizionamento che questo progetto ha originariamente subito - ad esempio - dal peso delle famiglie di origine, ci saranno coppie che partendo (se vogliamo) da un "progetto inedito" (rispetto ad es. alle dinamiche delle famiglie di origine) saranno in grado di percorrere in modo sano ed unico il loro ciclo vitale.

Rispetto ai "bisogni" sia individuali sia della coppia, non è difficile immaginare come tanti siano preesistenti e trovino nella coppia stessa la via della loro soddisfazione, mentre altri siano il risultato di una sorta di "induzione" derivante proprio dalla relazione di coppia. Un esempio potrebbe essere la genitorialità (quindi l'essere madre come l'essere padre) che può essere considerato quale bisogno "innato" della coppia la cui realizzazione, ma prima ancora la sua percezione, avvenga nel momento in cui la condizione della coppia sia in grado di "indurlo" successivamente alla soddisfazione di altri "bisogni": stabilità economica, la proprietà di una casa, prospettiva lavorativa certa e via dicendo.

Il ciclo evolutivo della coppia

Ciclo evolutivo o realizzazione che dunque prevedono la realizzazione di una serie di tappe che null'altro sono (se vogliamo almeno in parte) l'espressione della soddisfazione di bisogni individuali confluiti nella condivisione della relazione di coppia.

Ad un certo punto della mia vita vivo una relazione di coppia che "desideriamo" sia duratura a tal punto di comportare un cambiamento radicale nelle nostre vite: ci sposeremo, avremo una casa, avremo dei figli, poi dei nipoti e vivremo felici (si spera) finché morte non ci separi.

Questa coppia sarà in relazione con le proprie famiglie di origine, sarà in relazione con la rete sociale che la circonda, avrà delle esigenze economiche e dei bisogni in armonia con la realizzazione del patto iniziale. Motore della sua "felicità" sarà la realizzazione di ogni singolo momento del progetto condiviso in perfetta sincronia con il proprio ciclo vitale cioè essere insieme.

Ad esempio, alla nascita dei figli, la piccola utilitaria sarà ancora disponibile e sarà ancora utilizzata oppure si opterà per l'acquisto di una berlina o di una familiare con un bagagliaio capace di contenere la spesa ed un passeggino piuttosto che un fuoristrada per affrontare una improbabile gita nel deserto. In buona sintesi una coppia che realizza bisogni contingenti e reali: adeguati.

L'assenza di progettualità: la partenza consumata

Alcune coppie invece (purtroppo) trovano il loro "punto di partenza" in una condizione ben differente: hanno una spiccata sensibilità a ciò che abbiamo definito prima come bisogno indotto. Il loro incastro non è la condivisione di un progetto e la sua realizzazione, ma la condivisione della tensione a soddisfare bisogni indotti.

Dunque il patto iniziale suona pressapoco così: "ci sposiamo perché insieme possiamo avere di più!"; una coppia che è tale in quanto la condivisione consente un maggior accesso alla soddisfazione di bisogni individuali ed indotti: una coppia di perfetti "consumatori".

Un patto che "regge" fintantoché (specie nella fase iniziale dell'illusione dell'innamoramento) si è in grado di "consumare" traendo da tale comportamento soddisfazione e, soprattutto, un patto che regge fino a che la coppia non si imbatte nell'incapacità di soddisfare i reali bisogni primari: abbiamo acquistato l'ultimo modello di televisore ma non siamo in grado di pagare la bolletta della luce e del gas, non possiamo cucinare quindi andiamo al ristorante.

L'esaurimento del consumare e la fine della coppia

Può sembrare estremo ed assurdo ma, purtroppo, spesso la realtà è questa! Nel momento in cui non si è più in grado di soddisfare alcuno dei bisogni indotti subentra la frustrazione e la noia, la coppia diviene "consumatrice" di se stessa. Oltre a "consumare beni" i partner diventano "consumatori di relazioni".

Con una elevatissima probabilità la crisi economica sarà il catalizzatore del conflitto che porterà alla separazione. In un contesto in cui magari uno e entrambi i partner avranno già cercato "conforto in una relazione extraconiugale permeata dei medesimi contenuti.

Qual'è l'origine di queste distorsioni? Potrebbe sembrare pura retorica ma certamente l'assenza di una "capacità emozionale" basata su valori quali semplicità e rispetto tanto per citarne alcuni. Dunque personalità in grado di percepire emozioni solo crescenti (avere di più) ma sostanzialmente neutre rispetto alla sfera affettiva e, ancora, strettamente legate alla soddisfazione di pulsioni di possesso dove anche la figura del partner è tale perché rispondente ad un modello edonistico in stretta relazione con la materialità del possedere (sono perché possiedo e, perché no, possiedo anche un certo tipo di partner): avere piuttosto che essere.

Francesco Paternostro Contatta l'Autore

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