La società dei bisogni indotti e la crisi della coppia: da consumatori di beni a consumatori di relazioni.


Nel vivere attraverso modelli che puntano alla soddisfazione di bisogni indotti questi possono essere intesi come catalizzatori della crisi di coppia, della separazione e del divorzio, i coniugi da consumatori di beni a consumatori di relazioni





Bisogni e bisogni indotti

In senso tecnico (dalla definizione "economica") il bisogno (necessità) viene sinteticamente classificato come individuale, collettivo, primario o secondario ad indicare una divisione in categorie utile a definire e sostenere alcuni modelli matematici/economici (ad es. variazione della domanda di un certo tipo di bene in ragione del fatto che questo sia destinato a soddisfare un bisogno primario dell'individuo quale può essere lo sfamarsi) con la caratteristica comune di essere, nella stragrande maggioranza di casi, riferibili a necessità comunque proprie dell'individuo.

Così sono l'acquisto di cibo, l'energia elettrica, combustibili, servizi e via dicendo, tutto inserito nel contesto (direi ineludibile) di un sistema economico di libera offerta retto, sostanzialmente, dal concetto "io produco (guadagno o. più elegantemente, realizzo profitto) finché tu consumi". A ben vedere questo è un vero e proprio modello sociale: il "tu consumi" è riferito a quel soggetto portatore di bisogni ed allo stesso tempo parte del sistema produttivo, quindi la frase esatta dovrebbe essere più o meno questa: "io produttore realizzo profitto finché tu, producendo, non abbia soddisfatto i tuoi bisogni". Ora è palese che in un sistema economico/sociale come quello che viviamo oggi (del quale siamo tutti parte), questa definizione (o constatazione) sia superata, la lettura corretta dovrebbe a questo punto essere "io produttore realizzo profitto finché tu, producendo o meno, non abbia soddisfatto i tuoi bisogni ma anche quelli che io (produttore) ti ho fatto percepire come tali".Quest'ultima lettura contiene una importante definizione; quella di bisogno indotto, cioè la percezione di un bisogno come - ad esempio - individuale e primario quando, nella realtà, lo stesso non è tale ma lo diviene perché esiste una "pressione" esterna che lo "riqualifica".

L'induzione dei bisogni

Moda, trend, marketing, consumismo, materialismo sono termini o concetti che, inevitabilmente, conducono al termine "bisogno indotto": compro quel tale vestito non tanto perché ne ho realmente bisogno ma, piuttosto, perché così sento soddisfatto il "bisogno di sentirmi alla moda". Acquisto quel tale veicolo non tanto perché le strade del mio quartiere o quelle che percorro per andare al lavoro siano delle mulattiere o delle piste nel deserto ma, piuttosto, perché alla guida di quell'automobile soddisfo il mio "bisogno di sentire appagato il mio desiderio di potenza". Acquisto quel tale orologio non tanto perché con quello che avevo prima non ero nelle condizioni di sapere con precisione assoluta che ora fosse ma, piuttosto, perché, sfoggiandolo al polso, sento soddisfatto il mio "bisogno di appartenere ad una determinata categoria sociale". Come indurre il bisogno? Semplicemente, dopo aver scelto il "target" (cioè il bersaglio), adottare una strategia di comunicazione che, ormai, non può essere più considerata semplice pubblicità ma comunicazione destinata a creare la consapevolezza che si è portatori di quel particolare bisogno e che la sua soddisfazione è essenziale In effetti il senso della parola pubblicità dovrebbe essere semplicemente quello di rendere conoscibile (lasciando la scelta sul conoscere o meno nel dominio del soggetto destinatario) e non sottendere alcuna altra azione. Ciò purtroppo non accade e la strategia d'induzione del bisogno (cioè quella che continuiamo erroneamente a chiamare pubblicità) si basa sulla scelta preordinata e consapevole relativa alla stimolazione di un canale sensoriale e/o di comunicazione che, lungi dall'essere diretto e coinvolgendo tutt'altre sfere psichiche, porta il destinatario non più a scegliere se conoscere o meno (cioè valutare ad esempio un dato prodotto) ma a "scoprirsi" bisognoso (anche in modo compulsivo) di possedere quel determinato prodotto o essere fruitore di quel dato servizio.

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