Case delle donne e centri anti violenza: una risorsa contro i maltrattamenti e le violenze in genere.


Le Case delle Donne ed i centri antiviolenza come risorsa contro il fenomeno del maltrattamento e delle violenze alle donne.

Le Case delle donne ed i Centri antiviolenza, sorti nel nostro paese alla fine degli anni ’80, lavorano da più di vent’anni sul fenomeno del maltrattamento e delle violenze alle donne, accogliendo e offrendo ospitalità a tutte coloro che chiedono aiuto a causa delle violenze subite. La loro azione, tuttavia, non si è limitata alla messa a punto e all’applicazione quotidiana di una metodologia di accoglienza e di ospitalità che ha permesso a migliaia di donne di uscire dalle situazioni di violenza in cui si trovavano. Sin dall’inizio delle loro attività essi hanno promosso interventi di sensibilizzazione e di messa in rete e sono stati per molto tempo una delle poche fonti di informazioni disponibili sul fenomeno delle violenze contro le donne (o comunque sul fenomeno della violenza di genere). Nel corso degli anni i Centri hanno documentato la frequenza delle violenze, le caratteristiche delle donne che le subiscono e degli uomini che le infliggono, le strategie poste in atto per porvi termine.

Il consolidarsi dell’attività di accoglienza e di ospitalità ha portato con sé nuove domande ed esigenze di approfondimento e di innovazione che hanno trovato una risposta significativa nell’attività di ricerca. L’attività di ricerca, promossa e realizzata dai Centri antiviolenza, a partire dall’esperienza diretta di accoglienza alle donne che subiscono violenza, ha costituito uno strumento importante di autoriflessione e ha prodotto nuovi elementi conoscitivi che sono diventati occasione di innovazione sia interna, nell’attività di accoglienza alle donne, sia esterna, nel rapporto con altri soggetti che hanno contatto con situazioni di violenza. La violenza è un esperienza traumatica, legata a un vissuto di impotenza nei confronti dell'aggressore.. L’obiettivo di qualsiasi sostegno alle vittime di violenza deve essere il superamento del senso di impotenza e la promozione dell'empowerment in modo da poter condurre (nuovamente) una vita libera ed autodeterminata. Le donne che hanno subito violenza non dovrebbero essere etichettate come malate deboli, perché questo non farebbe che ulteriormente peggiorare la loro posizione. Essere deboli è spesso una delle conseguenze della violenza: la violenza lascia dei segni non solo sul corpo, ma anche e soprattutto nella mente, e mina profondamente o distrugge l'autostima. Alcuni degli approcci che sono stati utilizzati in passato per lavorare con le donne vittime di violenza non hanno avuto risultati perché hanno indicato la debolezza come una caratteristica propria delle donne, in seguito erroneamente classificate come “casi patologici”.

L'esperienza del movimento dei centri antiviolenza mostra come sia di vitale importanza rendere le donne consapevoli della loro situazione: le donne vittima di violenza di genere hanno bisogno di sostegno per comprendere pienamente la loro situazione e capire come sia stato possibile per il partner esercitare potere su di esse, comprendere i meccanismi della violenza permette alle donne di sviluppare strategie per resistervi efficacemente, mentre l'obiettivo ultimo è quello di condurre una vita libera dalla violenza.

Le donne che subiscono violenza necessitano dei centri antiviolenza, il cui approccio all’ organizzazione e le cui modalità di lavoro, sono specificatamente strutturati per venire incontro ai loro bisogni. Ogni paese dovrebbe fornire un numero sufficiente di centri antiviolenza, in ogni regione dovrebbe essere presente almeno un centro antiviolenza funzionante 24 ore al giorno. Così come accade nel campo della salute pubblica, la prevenzione della violenza necessita di un vasto numero di servizi per sostenere e soddisfare i bisogni delle donne esposte a violenza. Sono molte le regioni per cui i centri antiviolenza dovrebbero essere considerati presidi necessari anche quando esistono efficaci leggi di protezione contro la violenza; non tutte le vittime infatti, desiderano rivolgersi alla polizia o al sistema giudiziario: alcune donne preferiscono recarsi prima in un centro antiviolenza. I centri antiviolenza forniscono un importante sostegno psico-sociale e, come altre strutture sociali, devono considerarsi come parte integrante dei servizi che lo Stato offre ai cittadini. Questo implica un obbligo da parte del governo e delle autorità statali ad assicurare fondi adeguati ai centri antiviolenza.

I centri antiviolenza sono gestiti per la maggior parte da associazioni indipendenti di donne che nel corso degli anni hanno guadagnato sempre maggiore esperienza pratica e professionalità nel fornire servizi di sostegno alle donne che hanno subito violenza. In questo senso, il centro antiviolenza fornisce rifugio sicuro, ma le loro funzioni vanno ben oltre il fornire un posto dove stare, questi centri offrono sostegno nelle situazioni di crisi, informazioni legali e percorsi psicoterapeutici. In effetti sono molteplici le funzioni svolte presso i centri: colloqui preliminari per individuare le esigenze e fornire le prime informazioni utili, predisposizione di percorsi personalizzati di uscita dalla violenza, colloqui informativi di carattere legale, affiancamento della donna, nel rispetto dell’ identità culturale e della libera scelta di ognuna.

Nei centri antiviolenza viene riconosciuta alla donna la sua soggettività, si ha fiducia nelle sue possibilità e risorse. L’ operatrice prende una posizione chiara contro la violenza, sta al fianco della donna, l’aiuta a definire un obiettivo, a riconoscere i propri limiti e i propri punti di forza. E’ solo attraverso questa alleanza che si lavora attivamente sul cambiamento reale della situazione individuale, la relazione tra donne si propone come modello di cura, ma non in termini medicalizzanti, il prendersi cura implica il farsi carico dell’ altra nell’ ottica della promozione delle sue capacità.

I centri antiviolenza affrontano il problema dei maltrattamenti alle donne con metodologie precise e rappresentano luoghi di progettualità, di saperi e di speranze, per questo l ‘ azione dei centri antiviolenza va incoraggiata e con essa la creazione di una sempre più efficace RETE, infatti, solo un lavoro di rete tra diversi soggetti istituzionali e i centri antiviolenza con azioni integrate a sostegno delle donne, potrà dare le risposte adeguate per arginare i numeri della violenza, i dati rilevati nei centri antiviolenza sono un campione significativo che denuncia un fenomeno in crescita.

Da alcuni anni, l’amministrazione pubblica sta riducendo in generale i finanziamenti ai servizi sociali e a questi centri antiviolenza, grande sfida per i centri è di impostare al meglio la raccolta fondi, il FUND-RAISING, sta diventando essenziale per garantire tutte le attività collaterali che arricchiscono l’ identità del centro. Per far questo i centri antiviolenza devono soprattutto migliorare la loro messa in RETE di modo da poter scambiare riflessioni ed azioni sulla metodologia di accoglienza, informare sui nuovi progetti, unificare le azioni di sensibilizzazione, attraverso campagne di informazione e favorire scambi formativi tra i centri. Altro obiettivo è quello di riuscire a far approvare una legge nazionale che riconosca un ruolo ai centri antiviolenza come avanzamento dei servizi essenziali alla cittadinanza e che riconosca la gravità del fenomeno supportando un cambiamento sociale che vada a vantaggio della libertà delle donne. A parole c’è molta attenzione, ma non c’è un vero sistema per lavorare con e per le donne che vivono questo disagio, non c‘è attenzione a livello civile, magari compassione ma non coerenza e concretezza nella programmazione di interventi.

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