I principi di uguaglianza, libertà e dignità: coppie di fatto e convivenza more uxorio rispetto al matrimonio.


Approfondimento sul tema della effettività dei principi costituzionali di libertà, uguaglianza e dignità rispetto ai rapporti more uxorio ed alla convivenza in generale, considerazioni provocatorie alla luce della sentenza della Corte Costituzionale 183 del 2010.





Elusione ed interesse individuale

Il gruppo sociale non è in grado di assicurare la tutela della dignità, ed in questo caso non è neanche tollerante: accetta che l'azione lesiva di un singolo possa essere compiuta in una logica perversa che vede nell'intasamento prodotto dall'altro la possibilità di giovarsene in futuro! Dunque un gruppo sociale che accetta, nella prospettiva dell'omogeneità di alcune distorsioni ormai fatte proprie, la violazione sistematica della propria dignità ma che è semplicemente tollerante verso l'istanza di affermazione della dignità del diverso, gruppo - con la sua forza - pronto a reagire come prima detto.

In altri termini esiste una generale accettazione della (almeno) elusione di determinati principi poiché l'accettazione di ciò soggiace comunque ad un diffuso ed omogeneo interesse individuale, salvo a manifestare una pronta reazione nei confronti della richiesta di rendere omogenea una "nuova" posizione quando questa rappresenti l'istanza del tollerato.

Ciò significa poter rendere impossibile la legittima richiesta di espressione della personalità di un individuo qualora la si ritenga non tollerabile: ciò è legittimo quando ci si trova innanzi, ad esempio, alla violazione di una norma penale (ma a ben vedere il comportamento sanzionato non è mai tollerato, la riprovevolezza implica non accettazione e palese legittimo rifiuto), non lo è più quando la non tolleranza investe ciò che per altre vie è tutelato! Ho una pensione, quando morirò il mio amato compagno di una vita avrà diritto al trattamento di reversibiltà? Ho un fratello con il quale non vado poi tanto d'accordo, quando sarò morta lascerà la disponibilità della casa a chi ha vissuto con me gli ultimi quindici anni della mia vita condividendo così tante belle esperienze? Da chi provengono questi pensieri? Queste possibili sofferenze? Dalla coscienziosa moglie? Dalla coscienziosa moglie la cui dignità si trova ad essere garantita da un'apposita legge? Una moglie che, al pari di altre, vede tutelata in pieno la propria libertà, dignità ed uguaglianza? O queste preoccupazioni possono provenire anche dall'anziana compagna che ha semplicemente convissuto per anni more uxorio con il suo uomo?

Tollerenza, matrimonio, coppie conviventi e coppie omosessuali

Possono provenire solo da lei? O, per caso, potremmo riferire la prima anche ad uno dei partner di una coppia omosessuale? L'amato compagno di una vita! O, la seconda, quel chi ha vissuto con me quindici anni di condivisione di esperienze non potrebbe essere la compagna? Cosa lascerò ai miei figli? Non può considerare come figli, ad esempio, quel partner di una coppia omosessuale in cui l'altro giunge alla consapevolezza della sua sessualità dopo un matrimonio fallito? Ma non può porsi, nella prospettiva della ricostruzione di un nucleo familiare, la stessa domanda il convivente more uxorio magari costretto in questa posizione dalla lungaggine di una separazione e di un divorzio giudiziale? Alcune di queste situazioni (solo una parte però) potrebbero essere "risolte" attraverso un matrimonio... lo stesso matrimonio che, nei termini della questione elusiva prima citata, potrebbe essere mero strumento per l'acquisto dello status relativo alla cittadinanza, che potrebbe essere mero strumento per l'elusione di un obbligo contributivo previdenziale. Strumento al quale è del tutto estranea una delle componenti la cui tutela è propria delle garanzie riservate alla dignità della persona: l'affectio.

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