Detenute madri: tutela del minore e l'importanza degli ICAM


A tutela del rapporto fra detenute madri e figli minori, si stabilisce che qualora il giudice ritenga necessaria la custodia cautelare, abbia la possibilità di disporla presso un istituto di custodia attenuata per detenute madri (ICAM). L’istituto a custodia attenuata per detenute madri, offre alle mamme la possibilità di far crescere i propri figli in un ambiente sereno.

Il dipartimento dell’ amministrazione penitenziaria ha affrontato il problema dei bambini in carcere avviando la sperimentazione di un tipo di struttura a custodia attenuata, una struttura che consentirà di mitigare gli effetti drammatici della detenzione sui minori; l’ istituto è gestito sempre dall’ amministrazione penitenziaria, ma rappresenta un nuovo modello di detenzione femminile, che privilegia fattori educativi e formativi.

La struttura dell’ ICAM ricalca quello di una grande casa famiglia, questa organizzazione inoltre, affianca agli agenti di Polizia Penitenziaria, l’ intervento di educatori specializzati che lavorano supportando la difficile relazione madre-figlio. Il legislatore crea dunque una nuova sotto forma di misura alternativa; infatti all’ interno della generica custodia cautelare, si inquadra l’ ICAM, la cui normativa consente alle donne di tenere con loro i figli fino a sei anni in strutture non carcerarie, fino a fine anno, però, resta in vigore la legge 26 luglio 1975 n. 354, che all’ art 11 permette alle detenute madri di tenere con sé i figli solo fino a tre anni.

Purtroppo in merito all’ effettiva realizzazione di tali strutture, sussistono molti ostacoli, bisognerebbe intervenire con urgenza per dare attuazione a quanto previsto dalla Legge n. 62 del 2011 sulle detenute madri, tanto più che è fissata alla data del 1 gennaio 2014 la decorrenza del termine per la loro applicazione, finora le uniche strutture create sono state a Milano e Venezia.

Per gli ICAM, la legge in parola risulta quasi inattuata, unica eccezione risulta quella relativa all’ innalzamento a sei anni della possibilità di permanenza del minore con la madre, ma non basta, bisogna prevedere un apposita regolamentazione con particolare riguardo agli aspetti di sorveglianza e di interesse del minore, ma tutto questo è stato lasciato nel vago, senza precise indicazioni e senza un adeguata copertura finanziaria. Ma bisogna agire, è un opportunità sociale per dimostrare che l’ applicazione di misure alternative alla detenzione è possibile e funzionale.

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