Separazione dei genitori, conflitto familiare e disagio psicologico del bambino, una storia per riflettere.


Il disagio causato dalla crisi della coppia coniugale e dalla separazione colto dalla prospettiva dei servizi educativi, in particolare all'interno di un nido d'infanzia. Una storia per riflettere sul disequilibrio e sul disagio psicologico manifestato dal bambino.

P. è un bambino di due anni. É arrivato al nido d'infanzia che ancora non aveva i dentini. Due occhi vispi, guance paffute e pochi capelli. Per comunicare emetteva gridolini acuti e come tutti i bambini fanno, piangeva. Piangeva per dire che aveva fame, sonno o semplicemente voglia di coccole. Le sue educatrici lo hanno osservato nel suo percorso di crescita , lo hanno accompagnato nelle sue conquiste fino a quando, un giorno si è alzato in piedi e ha mosso i primi passi.

Alle volte piangeva durante il distacco dai genitori e nel passaggio dall'ambiente casalingo a quello educativo necessitava dei suoi tempi: rimaneva per un po' in un angolino della sezione stringendo il suo coniglietto mentre succhiava il pollice...ma poi era bello vederlo partire incontro ai materiali, esplorare gli ambienti e relazionarsi. Al momento del ricongiungimento le sue braccia rosee e morbide erano pronte a tendersi verso il collo di mamma o papà.... Erano una famiglia allora...

Oggi P. parla, ma si tratta perlopiù di “parole frase” e non ne pronuncia tantissime... E' ancora il suo corpo il canale prevalente attraverso il quale comunica. Le educatrici si sono accorte che durante i momenti di routine P. non è più lo stesso bambino. Durante il pasto manifesta opposizione e rifiuto, al momento del cambio appare rigido e teso, alle volte piange e cerca la mamma. E' difficile consolarlo quando si deve abbandonare al sonno, sembra angosciato, lui che, appena toccava il cuscino, si addormentava immediatamente malgrado i rumori di sottofondo provocati dai più inquieti.

Alle volte prende un gioco, in genere sempre lo stesso e sdraiato sul parquet nel muovere quell'oggetto, compie movimenti stereotipati e ripetitivi mentre il suo sguardo è perso nel vuoto. Non ama che gli altri bambini gli si avvicinano, sembra non gradire l'eccessiva fisicità e quando percepisce invaso il suo spazio ha iniziato ad aggredire, prevalentemente mordendo.

Le educatrici hanno tentato di comunicare con la famiglia, senza allarmarla , hanno cercato di restituire alcune brevi osservazioni circa il suo comportamento. “E' un periodo in cui non ha molto appetito”, piuttosto che: “Pare suscettibile e vulnerabile in questo periodo...”. Hanno percepito una sorta di imbarazzo... in quegli occhi ora tesi, ora persi nel vuoto... Hanno osservato mamme che improvvisamente vengono perennemente affiancate se non sostituite dalla figura della nonna e padri che scompaiono o si vedono poco, chiusi ed ermetici che dal fare gagliardo ed istrionico scambiano poche parole..conversazioni veloci ed improvvisamente convenzionali andandosene di fretta perché il cellulare squilla, o il piccolo scalcia e si mostra insofferente. Poi arriva il giorno del colloquio in cui i genitori parlano di separazione... ecco che per le educatrici la chiave di lettura ora diventa un po' più semplice.... quasi a svelare un arcano... anche se, in fondo lo avevano immaginato. Sono tesi quei due genitori, si sono seduti tenendo una debita distanza, mamma spiega, papà annuisce... lei con la voce rotta dal pianto, lui serio e sbrigativo... guarda spesso l'orologio. Le educatrici ascoltano con un fare tranquillo per rompere quell'aria rigida e pesante, si astengono dal domandare troppo, fanno attenzione a non formulare frasi che possano in qualche modo essere interpretate come giudizio... I due escono dall'uscio e frettolosamente ognuno raggiunge la propria vettura.

Da quel momento… la figura che più si occupa del bambino è nonna... alle volte si sfoga... è preoccupata e racconta che fra quei due... c'è conflitto... racconta che il piccolo P. ne sta risentendo... forse chiede aiuto. P. dal canto suo è sempre più ribelle, spesso aggressivo, specialmente con gli altri bambini. A volte entra in crisi... scalcia... si agita... è necessario contenerlo e in quel momento quando le braccia dell'educatrice lo stringono con fermezza ma altrettanto amore...ecco che la tensione allenta e arriva anche ad addormentarsi... In seguito a questi conflitti che precedono o seguono una separazione gli adulti coinvolti si rivolgono ad un legale e iniziano il loro iter; ma quando in mezzo ci sono dei bambini , bambini come P. succede spesso che questi siano tesi e contesi diventando il catalizzatore di rabbie, odio e rancori. Sono quei bambini che ogni giorno varcano le soglie di una struttura educativa e/o scolastica portando se stessi... Ci si trova spesso impreparati dinnanzi alle loro reazioni... La storia che il più delle volte viene raccontata e quella dei “ grandi” con le loro rivendicazioni e le loro giuste o ingiuste cause.... Ma la storia di quei bambini chi la ascolta?

I servizi tendono ad intervenire nelle circostanze considerate “estreme” quando si palesa un maltrattamento, un presunto abuso... Ma P. ha due anni e soffre perché mamma e papà fanno la guerra....ma non per gioco. E' un bambino e come tutti i bambini e come prevede la Carta O.N.U., nessuno dovrebbe fargli del male, gli adulti dovrebbero proteggerlo... Domani ritornerà al nido d'infanzia e le educatrici cercheranno di essere attente e premurose … attente ma dubbiose perché in certi casi dal fare pedagogico si arriva ad agire guidati più dal buon senso che da indicazioni corrette e precise... Sono formate e continuamente aggiornate ma pochi i corsi che tocchino questo argomento... nessuno ha insegnato a loro cosa fare, tantomeno cosa dire...quando ci si ritrova di fronte al caso “Kramer contro Kramer”...

Ma chi lavora all'interno delle strutture educative e scolastiche è dall'altra parte... e mentre il conflitto della coppia cresce fino a degenerare come in alcune circostanze accade... non conoscono nessun retroscena...solo brandelli di verità o pseudo tali... stralci di versioni.... non sanno cosa sta accadendo dentro l'aula del Tribunale... quali siano le indicazioni degli avvocati che seguono il caso... Tutti i giorni, però , si recano al lavoro e là incontreranno P. o bambini come lui e quella storia raccontata attraverso il suo pianto, i suoi gesti...i suoi “no” le travolgerà. Rabbia mista ad impotenza... perché dall'altra parte chi gestisce gli interessi degli adulti , ahimè , in alcune circostanze è proteso a dire: “ Ancora!!!”... ma lì accanto c'è quel bambino che con l'espressione del suo disagio sta implorando: “Basta!!!”.

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