L'evento della separazione o del divorzio

Alcune volte i clienti, spesso dopo aver solo in parte metabolizzato l'evento della separazione personale dei coniugi, chiedono al proprio legale "cosa succederà dopo". È il momento in cui l'evento separazione (la sua elaborazione) comincia a lasciare spazio al nuovo contesto in cui la persona si viene a trovare, alle nuove condizioni personali che, quasi all'improvviso, vengono a materializzarsi dopo che la separazione (o anche il divorzio) sono realtà in termini di un provvedimento che ne attesti l'esistenza.

Non è certo competenza dell'avvocato indagare a fondo i temi psicologici, che sono di tutto rilievo, che accompagnano tale momento (la sensazione di abbandono, il senso di solitudine, la percezione di un fallimento) perché il loro ascolto è proprio di altri soggetti; tuttavia può essere utile inquadrare la nuova realtà personale sotto il profilo giuridico per comprendere come ogni singolo passaggio sia "normale" e possa essere ricondotto ad una visione più positiva (per quanto difficile).

La rottura del legame affettivo

In altri approfondimenti si è spesso ripetuto come la separazione (o il divorzio) siano principalmente la rottura di un legame affettivo e tale rottura, spesso, si risolve in una fase contenziosa quando - ad esempio - l'incapacità di gestire emozioni come rabbia e risentimenti nei confronti del partner ha come contropartita l'urgente necessità di "avere ragione". L'azione giudiziaria è dunque strumentale ad altro ed il contenzioso originato è solo strumentale a fattori esterni all'ambito giudiziale.

L'approccio alla separazione

Questo approccio è certamente errato (anche sotto il profilo deontologico per l'avvocato) e deve essere necessariamente superato. La separazione è certamente un momento di crisi per la coppia ma non è assolutamente detto che al venir meno della coppia coniugale non possa corrispondere una nuova e più intensa assunzioni di ruoli quali ad esempio quello genitoriale.

Le fasi e gli effetti della separazione

Dunque, mediante i c.d. provvedimenti presidenziali nella separazione giudiziale (in vista della sentenza parziale) o successivamente all'udienza di comparizione delle parti nella separazione consensuale ed in attesa dell'omologazione degli accordi, i coniugi vengo ad essere autorizzati a vivere separatamente dovendo osservare una reciproca condotta di mutuo rispetto: sono quindi autorizzati a cessare la convivenza e ad osservare quelli che sono gli accordi raggiunti o le "prescrizioni" del giudice qualora la separazione sia giudiziale. "Regole" alle quali sono tenuti in modo ancor più stretto se nella coppia sono presenti figli.

Gli effetti della separazione

La casa coniugale o la residenza familiare sarà assegnata ad uno dei coniugi (di norma quello presso il quale i figli troveranno stabile collocazione), sorgeranno reciproche obbligazioni economiche nei confronti della prole o individuali se in tema di mantenimento del coniuge, e papà e mamma si troveranno a dover essere tali nella prospettiva della nuova modalità dettata da un calendario più o meno rigido.

Le cause della separazione

Tolte le separazioni "necessitate" da altri problemi (abusi psicologici, violenze intrafamiliari, abusi sessuali (o di altro tipo) nei confronti dei figli, dipendenze ecc..) queste sono le mine vaganti che innescano il conflitto nella fase, se vogliamo usare un termine medico, conclamata della separazione.

Forse da aggiungere la presenza di una nuova relazione magari omosessuale!!!... ma questo rientra nel gioco della rottura del legame tanto che, oggi, una relazione extra coniugale può essere giudicata rilevante ai fini di un eventuale addebito nelle cause della separazione solo se questa venga ad essere considerata, dal giudice, unico elemento determinate della stessa. Dunque si litiga prima di pensare alla separazione perché il partner è "insopportabile", poi si litiga perché l'insopportabile partner (che mi ha "costretto"; alla separazione) ha causato una serie di effetti per me negativi: effetti però tipici e prevedibili: in realtà il dopo separazione dipende dal prima!

La comprensione dei motivi

Occorre, con l'aiuto dell'avvocato (o anche di altri professionisti di supporto) comprendere come la separazione (o il divorzio) siano momenti che riguardano solo ed esclusivamente il legame di coppia e che nulla hanno a che vedere con gli effetti che si produrranno: questi sono in buona sostanza predeterminati e conoscibili prima di affrontare la separazione, dunque gestibili e negoziabili senza necessità che ciò avvenga in modo inutilmente conflittuale. È necessario un profondo cambio di prospettive per entrambi i partner sia che siano attori della separazione (che siano il motore di questa, anche reciprocamente) o che siano nelle condizioni di subirla e magari manifestare l'intenzione di non volerla.

Ricordiamoci che ognuno degli effetti giuridici della separazione è predeterminato ad essa poiché, non appartenendo alla sfera emozionale o affettiva, si trova inserito in un contesto di regole che hanno "poca propensione" ad essere reinterpretate: l'idea di fondo di questo articolo è quella di cercare di comprendere come il dopo separazione (o divorzio) possa essere vissuto secondo prospettive realmente deflattive del potenziale conflitto tra coniugi operando semplici passaggi di rinegoziazione e comprensione (mediazione) delle rispettive posizioni.

Le strategie deflattive del conflitto

Alcuni esempi pratici. L'assegnazione della casa coniugale (o residenza familiare) è senza dubbio uno degli aspetti con più peso in termini di potenziale conflitto: la percezione del coniuge che si vede costretto ad allontanarsene è quella di una ingiusta privazione di ordine personale con gravi conseguenze di ordine patrimoniale come lo diventa il dover contribuire mensilmente al mantenimento della prole: contenzioso per riottenere la disponibilità dell'immobile e contenzioso per ridurre o sottrarsi all'obbligazione economica correlativa al mantenimento. Ma è possibile approcciare la questione in modo diverso? Forse si!

Papà e mamma se non avessero figli non sarebbero tali, sarebbero "solo" Tizio e Caia che hanno deciso di separarsi... ma sono papà e mamma che, invece, hanno litigato per anni fino a volersi separare. Litigavano per tutto, davanti ai loro figli e anche a causa dei loro figli. La rabbia reciproca sale sino al momento della decisione di separarsi continuando a discutere e litigare sempre per gli stessi motivi. Al momento della separazione, "misteriosamente", tutti i motivi di litigio convergono sulle questioni prima e dette ed il partner diventa il "mostro" che, oltretutto, "si è preso la casa ed i miei soldi";... l'altro, dal canto suo, pensa "mostro, non vuoi neanche badare ai tuoi figli, non vuoi che crescano sereni... ora te la faccio vedere io".

Non sarebbe meglio comprendere (diventare, magari con l'aiuto di un terzo esterno) che la casa non è stata sottratta al patrimonio ma - considerata come risorsa - semplicemente allocata a prescindere da Tizio e Caia ma, piuttosto, nell'interesse dei loro figli (che non nascono certo per generazione spontanea e questo è certo almeno dal 1667!). Papà non può essere messo nelle condizioni di comprendere che per il proprio figlio non è bello trasferirsi perdendo la possibilità di contatto con i propri amichetti, che sono un bimbo che già si trova a vivere un profondo mutamento della propria vita e che magari la cameretta è uno dei pochi luoghi "sicuri" che mi restano?

Oppure che papà che supera il desiderio di vendetta nei confronti di mamma e, anche se in modo "rustico", arreda la sua nuova casina potrebbe farmi sentire fortunato perché ora di case posso averne due?

Mamma, di certo, con l'uscita di casa di papà vive una nuova emozione: si sente sola, non quella solitudine che magari ha vissuto in anni di scontri faccia a faccia, ma la solitudine di sentirsi improvvisamente gravata di tutta la gestione della famiglia, sia in termini pratici che economici. Il mostro ora non paga più neanche le bollette, non accompagna più i bimbi a scuola: "pensi di cavartela con quei pochi soldi che mi passi ogni mese e dici pure che non li hai!";.

La rinegoziazione delle relazioni

Cambiamo prospettiva: in realtà la vita di mamma è cambiata (prevedibilmente, perché sarebbe da non credere che almeno l'avvocato non l'abbia informata delle conseguenze pratiche della separazione) perché non è più presente la "fonte" dei continui litigi cioè è venuto meno il presupposto del malessere. Cosa fare? Apprezzare la nuova realtà o sostituire il vecchio malessere con uno nuovo?

Forse è meglio pensare che la riorganizzazione investe entrambi gli ex partner e che questi, però, hanno l'opportunità di essere finalmente genitori e di esserlo al meglio potendosi dedicare solo a questo compito. Mamma potrebbe quindi pensare che, come lei, papà (e non Tizio) ha bisogno di un periodo di assestamento e che anche lui si trova nella sua stessa identica condizione psicologica. Un minimo di elasticità gioverebbe sicuramente: inutile subordinare le visite al pagamento del mantenimento, inutile vestire i bimbi con i peggiori capi del guardaroba per muovere chissà quale leva. Non sarebbe meglio rendere l'incontro con papà sempre un momento comunque gioioso perché riguarda il rapporto padre figlio e non rientra nel terreno dei reciproci rancori di coppia?

Papà probabilmente si trova a dover ricostruire (se non a costruire per la prima volta) il suo rapporto con i figli, diamogli tempo e cerchiamo di essere elastici. Questo atteggiamento difficilmente è a "fondo perduto"! Questo anche se la separazione coinvolge figli in tenerissima età, magari neonati. Il consentire, l'insegnare, il far vivere la cura e l'accudimento - consentire che il papà possa essere a casa - di un neonato è certamente una opportunità in termini di crescita della responsabilità genitoriale che non può e non deve essere preclusa.

Papà ragionevolmente potrà comprendere che è assurda la pretesa di portare a casa sua il figlio di tre mesi e, magari, maneggiare un pannolino "pieno di cacca" (e verificare la velocità con cui vengono cambiati) potrà fargli venire in mente di andarne a comprare qualche pacco in più!

Il "dopo" la separazione

La solitudine è un senso che accomuna di certo entrambi gli ex partner e, ritorni di fiamma a parte (c'è sempre la possibilità di riconciliarsi o addirittura di risposarsi se già si è divorziato), perché non pensare che dopo un percorso di coppia conclusosi con una separazione non possa non esserci una nuova via da percorrere con un nuovo partner?

Il partner che instaura una nuova relazione dopo la separazione non è un partner da denigrare in quanto, ad esempio, irrispettoso o incosciente verso i figli. È un partner che, invece, dimostra diaver superato l'idea di fallimento e di procedere nel senso di ricostruzione della propria autostima, in ciò, più che cogliere un motivo ulteriore di rancore e di conflitto on è più conveniente cogliere l'opportunità di poter definitivamente rinegoziare il rapporto di coppia transitandolo esclusivamente nell'assunzione dei rispettivi ruoli genitoriali?

Certo, il tutto con coerenza e giusta collocazione delle nuove figure: non c'è e non ci deve essere un nuovo papà o una nuova mamma ma solo i rispettivi eventuali nuovi compagni con ruoli e competenze ben definite.

L'inutilità del conflitto

Inutile ed improduttivo, ad esempio, porre la questione dell'assegnazione della casa coniugale (il tema, alla fin fine, sussiste solo in caso di proprietà esclusiva) quando dobbiamo partire dal concetto che l'allocazione della risorsa è stata operata in funzione del preminente interesse della prole: la presenza del nuovo compagno pregiudica tale benessere o no?

Inutile discutere della riduzione dell'assegno durante le vacanze estive se il concetto di fondo è che entrambi i genitori contribuiscono al mantenimento della prole in ragione della loro capacità reddituale. Papà non si reca in vacanza da solo!

Allo stesso modo papà non dovrebbe sindacare, ad esempio, gli acquisti di vestiario fatti dalla mamma specie se consideriamo che egli stesso potrebbe farli. E così all'infinito per quanti possono essere i motivi di conflitto all'origine del contenzioso in gran parte delle separazioni o dei divorzi, già perché nella prospettiva "sbagliata" il divorzio non è che una seconda occasione per "aver ragione".

Conclusioni

Ognuno degli aspetti del dopo separazione (oltre quelli psicologici relativi ad emozioni e sentimenti quali rabbia, solitudine, fallimento, desiderio di rivalsa e vendetta nei confronti del coniuge), dal punto di vista giuridico, sono da considerare effetti prevedibili e gestibili il cui potenziale in termini di conflittualità può essere annullato spezzando il perverso circolo che li concatena nella loro percezione negativa, spostando la prospettiva per consentire una sana rinegoziazione del rapporto tra ex partner e l'affermazione del ruolo genitoriale.

Gli ex coniugi ma ancora genitori dovrebbero quindi essere posti nella condizione di raggiungere con sufficiente anticipo la consapevolezza degli effetti della separazione ed essere aiutati dall'avvocato (o ad esempio dal mediatore familiare che si ponga a fianco dell'avvocato) a rinegoziare i singoli ambiti fonte di potenziale conflitto.

Francesco Paternostro Contatta l'Autore

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