E dopo la separazione o il divorzio? Le vicende della crisi coniugale e la rinegoziazione delle relazioni. di coppia.


Il dopo separazione (o divorzio), inteso come il verificarsi del momento formale in cui questa si realizza, è spesso fonte di nuovi conflitti causati dall'emergere di emozioni e reciproche posizioni prima assorbite dalla quotidianità del disagio familiare. Assegnazione della casa coniugale, obbligo di mantenimento, diritto di visita, relazione con il nuovo partner sono aspetti per i quali una diversa prospettiva di percezione assume una precisa funzione deflattiva del conflitto.





Le strategie deflattive del conflitto

Alcuni esempi pratici. L'assegnazione della casa coniugale (o residenza familiare) è senza dubbio uno degli aspetti con più peso in termini di potenziale conflitto: la percezione del coniuge che si vede costretto ad allontanarsene è quella di una ingiusta privazione di ordine personale con gravi conseguenze di ordine patrimoniale come lo diventa il dover contribuire mensilmente al mantenimento della prole: contenzioso per riottenere la disponibilità dell'immobile e contenzioso per ridurre o sottrarsi all'obbligazione economica correlativa al mantenimento. Ma è possibile approcciare la questione in modo diverso? Forse si! Papà e mamma se non avessero figli non sarebbero tali, sarebbero "solo" Tizio e Caia che hanno deciso di separarsi... ma sono papà e mamma che, invece, hanno litigato per anni fino a volersi separare. Litigavano per tutto, davanti ai loro figli e anche a causa dei loro figli. La rabbia reciproca sale sino al momento della decisione di separarsi continuando a discutere e litigare sempre per gli stessi motivi. Al momento della separazione, "misteriosamente", tutti i motivi di litigio convergono sulle questioni prima e dette ed il partner diventa il "mostro" che, oltretutto, "si è preso la casa ed i miei soldi";... l'altro, dal canto suo, pensa "mostro, non vuoi neanche badare ai tuoi figli, non vuoi che crescano sereni... ora te la faccio vedere io". Non sarebbe meglio comprendere (diventare, magari con l'aiuto di un terzo esterno) che la casa non è stata sottratta al patrimonio ma - considerata come risorsa - semplicemente allocata a prescindere da Tizio e Caia ma, piuttosto, nell'interesse dei loro figli (che non nascono certo per generazione spontanea e questo è certo almeno dal 1667!). Papà non può essere messo nelle condizioni di comprendere che per il proprio figlio non è bello trasferirsi perdendo la possibilità di contatto con i propri amichetti, che sono un bimbo che già si trova a vivere un profondo mutamento della propria vita e che magari la cameretta è uno dei pochi luoghi "sicuri" che mi restano? Oppure che papà che supera il desiderio di vendetta nei confronti di mamma e, anche se in modo "rustico", arreda la sua nuova casina potrebbe farmi sentire fortunato perché ora di case posso averne due? Mamma, di certo, con l'uscita di casa di papà vive una nuova emozione: si sente sola, non quella solitudine che magari ha vissuto in anni di scontri faccia a faccia, ma la solitudine di sentirsi improvvisamente gravata di tutta la gestione della famiglia, sia in termini pratici che economici. Il mostro ora non paga più neanche le bollette, non accompagna più i bimbi a scuola: "pensi di cavartela con quei pochi soldi che mi passi ogni mese e dici pure che non li hai!";.

La rinegoziazione delle relazioni

Cambiamo prospettiva: in realtà la vita di mamma è cambiata (prevedibilmente, perché sarebbe da non credere che almeno l'avvocato non l'abbia informata delle conseguenze pratiche della separazione) perché non è più presente la "fonte" dei continui litigi cioè è venuto meno il presupposto del malessere. Cosa fare? Apprezzare la nuova realtà o sostituire il vecchio malessere con uno nuovo? Forse è meglio pensare che la riorganizzazione investe entrambi gli ex partner e che questi, però, hanno l'opportunità di essere finalmente genitori e di esserlo al meglio potendosi dedicare solo a questo compito. Mamma potrebbe quindi pensare che, come lei, papà (e non Tizio) ha bisogno di un periodo di assestamento e che anche lui si trova nella sua stessa identica condizione psicologica. Un minimo di elasticità gioverebbe sicuramente: inutile subordinare le visite al pagamento del mantenimento, inutile vestire i bimbi con i peggiori capi del guardaroba per muovere chissà quale leva. Non sarebbe meglio rendere l'incontro con papà sempre un momento comunque gioioso perché riguarda il rapporto padre figlio e non rientra nel terreno dei reciproci rancori di coppia? Papà probabilmente si trova a dover ricostruire (se non a costruire per la prima volta) il suo rapporto con i figli, diamogli tempo e cerchiamo di essere elastici. Questo atteggiamento difficilmente è a "fondo perduto"! Questo anche se la separazione coinvolge figli in tenerissima età, magari neonati. Il consentire, l'insegnare, il far vivere la cura e l'accudimento - consentire che il papà possa essere a casa - di un neonato è certamente una opportunità in termini di crescita della responsabilità genitoriale che non può e non deve essere preclusa. Papà ragionevolmente potrà comprendere che è assurda la pretesa di portare a casa sua il figlio di tre mesi e, magari, maneggiare un pannolino "pieno di cacca" (e verificare la velocità con cui vengono cambiati) potrà fargli venire in mente di andarne a comprare qualche pacco in più!

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