Gli accordi o patti di convivenza: alcuni effetti giuridici nella coppia eterosessuale convivente in assenza di matrimonio.


Approfondimento sul tema della convivenza, convivenza more uxorio o famiglia di fatto e sulla regolamentazione dei rapporti patrimoniali attraverso i patti di convivenza. La convivenza (cioè la famiglia di fatto o convivenza more uxorio) è un dato sociale sempre più diffuso e motivato dalle più svariate ragioni, alle volte non solo soggettive. La convivenza in assenza di matrimonio può essere scelta consapevole o obbligata come nel caso delle coppie omosessuali, ma il dato comune ad entrambe le situazioni è l'assenza di una specifica regolamentazione normativa che, costringendo l'adozione di regolamenti indiretti, lede la libertà e la dignità della persona specie riguardo l'espressione dell'autodeterminazione.





Gli effetti della convivenza more uxorio eterosessuale

con effetti (alcuni tuttavia prescindono dalla convivenza ma riguardano i suoi possibili effetti) che spesso sono collegati al presupposto dell'eterosessualità della coppia, quindi:

  • i figli naturali, ai fini successori, sono perfettamente equiparati ai figli legittimi (cioè nati in costanza di matrimonio);
  • in presenza di specifici requisiti, la convivente more uxorio ha diritto a percepire la pensione di guerra;
  • i figli del caduto in guerra ancorchè non riconosciuti hanno diritto a particolari benefici purchè tra i genitori si sia realizzata una convivenza more uxorio in costanza del concepimento;
  • i conviventi more uxorio hanno diritto all'assistenza presso i consultori familiari;
  • in caso di grave ed imminente pericolo di vita del convivente, il detenuto ha diritto a particolari permessi;
  • il "semplice" padre del concepito può essere partecipe del procedimento relativo all'interruzione della gravidanza;
  • è ammessa la risarcibilità del danno morale e di quello patrimoniale nel caso in cui sia stata data prova del venir meno dell'apporto economico concretizzato dal convivente in vita ed in costanza della relazione more uxorio nei confronti dell'attuale superstite (Corte Costituzionale, sent. n. 2988/1994);
  • il convivente more uxorio può subentrare nel contratto di locazione stipulato dal partner defunto: ...Il legislatore del 1978, cioé, ha voluto tutelare non la famiglia nucleare, ne quella parentale, ma la convivenza di un aggregato esteso fino a comprendervi estranei-potendo tra gli eredi esservi estranei-, i parenti senza limiti di grado e finanche gli affini. E' evidente la volontà legislativa di farsi interprete di quel dovere di solidarietà sociale, che ha per contenuto l'impedire che taluno resti privo di abitazione, e che qui si specifica in un regime di successione nel contratto di locazione, destinato a non privare del tetto, immediatamente dopo la morte del conduttore, il più esteso numero di figure soggettive, anche al di fuori della cerchia della famiglia legittima, purchè con quello abitualmente conviventi. 5.-Se tale é la ratio legis, é irragionevole che nell'elencazione dei successori nel contratto di locazione non compaia chi al titolare originario del contratto era nella stabile convivenza legato more uxorio...

inoltre, è prevista la possibilità di sostituzione nella figura del socio assegnatario, in caso di morte dello stesso, da parte del convivente more uxorio (purché siano trascorsi almeno due anni) e, in limitatissimi casi, anche l'adozione in cui l'adottante non è coniugato (dunque potrebbe essere un convivente), la possibilità di proporre domanda di grazia ed, in tema di abusi e maltrattamenti in famiglia, il convivente è perfettamente equiparato al legittimo consorte.

I problemi legati alla mancata celebrazione del matrimonio

Molte delle situazioni che possono vedere coinvolta una coppia e che non sono altro che espressione della quotidianità non sono minimamente contemplate dal legislatore (ancorché indirettamente)! E' dunque necessario, volendo semplicemente superare le notevoli difficoltà che la mancata celebrazione del matrimonio (sia in termini di espressione di scelta, sia per impossibilità oggettiva qualora si pensi ad una coppia omosessuale che in questo caso non può godere neanche di un riconoscimento sia pure indiretto), ricorrere ad altri "strumenti" giuridici ed in particolare ai cosi detti negozi atipici (nel nostro ordinamento il tema è quello dei contratti atipici) attraverso i quali regolare gli aspetti patrimoniali.

Le soluzioni possibili

In questo senso è possibile "coprire" (anche attraverso altri istituti) molte delle lacune che la legislazione attuale presenta in termini di regolamentazione diretta:

  • attraverso la rappresentanza nelle sue varie forme è possibile supplire alle situazioni in cui uno dei soggetti conviventi (ancorché la coppia si omosessuale) può supplire alla temporanea incapacità del partner (sia pure con delle residue limitazioni);
  • attraverso la designazione di legati testamentario, ad esempio, ed altri strumenti propri della successione è possibile regolare situazioni patrimoniali per il momento in cui uno dei partner avrà cessato di vivere;
  • mediante i patti o accordi di convivenza è possibile regolare sia gli aspetti pratici del rapporto nella sua quotidianità sia le modalità di riassetto patrimoniale in seguito alla cessazione della relazione.

Per quanto riguarda, invece i rapporti con la prole - se presente - valgono le ordinarie procedure (contenziose e non) già in vigore.

Gli accordi o patti di convivenza

Gli accordi di convivenza sono dunque uno strumento regolatorio utile a supplire le carenze legislative nel limite imposto dall'estensione dell'autonomia negoziale dei soggetti (in sintesi nei limiti del novero generale dei diritti disponibili) con una residua (ma importante) limitazione, ad esempio, in tema di trattamenti previdenziali e pensionistici erogabili in favore del coniuge superstite. La figura dell'avvocato (in alcuni casi assieme a quella del notaio) è dunque un valido (se non necessario) supporto al fine della costituzione di accordi compatibili con le norme vigenti.

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