Le Sezioni Unite ancora sulla permanenza del genitore straniero soggetto a provvedimento di espulsione: sentenza n.21799/2010.


La Corte di Cassazione interviene ancora sul provvedimento di espulsione dello straiero quando la sua definitiva attuazione pregiudichi il benessere psicofisico della prole.

Le Sezioni Unite ancora sulla permanenza del genitore straniero soggetto a provvedimento di espulsione: sentenza n.21799/2010.

Già in un recente passato le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si erano pronunciate (Sentenza 22216 del 26 novembre 2006) sull'autorizzazione temporanea all'ingresso nel territorio dello Stato (o sulla permanenza) dello straniero soggetto a provvedimento di espulsione nel caso in cui l'esecuzione del provvedimento stesso venisse a coinvolgere (indirettamente) figli minori, ovvero nel senso che l'assenza improvvisa del genitore avrebbe determinato un grave pregiudizio all'armonico ed equilibrato sviluppo psico-fisico dello stesso minore.

Il tema allora affrontato riguardava l'interpretazione della disposizione contenuta nell'articolo 31, III° comma del d.lgs. 286 del 1998 il quale recita testualmente “Il Tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell'età e delle condizioni di salute del minore che si trova nel territorio italiano, può autorizzare l'ingresso o la permanenza del familiare, per un periodo di tempo determinato, anche in deroga alle previsioni del presente testo unico. L'autorizzazione è revocata quando vengono a cessare i gravi motivi che ne giustificano il rilascio o per attività incompatibili con le esigenze del minore o con la permanenza in Italia. I provvedimenti sono comunicati alla rappresentanza diplomatica o consolare e al questore per gli adempimenti di relativa competenza”. Il contrasto allora risolto, verteva sulla effettiva interpretazione della locuzione “gravi motivi” riferiti alla persona del minore, superando l'enunciazione di precedenti pareri che avevano seguito una linea restrittiva secondo la quale “la presenza di gravi motivi richiede l'accertamento di situazioni di emergenza di natura eccezionale e contingente, di situazioni, cioè, che non siano quelle normali e stabilmente ricorrenti nella crescita di un minore” (Cass. 11624/2001, 3991/2002 ed ancora 17194/2003). In accoglimento del ricorso presentato, la Suprema Corte aveva quindi osservato come, nel caso di esistenza di un provvedimento di espulsione emesso nei confronti di uno dei genitori, la gravità dei motivi (già dedotta in sede di consulenza tecnica innanzi il Tribunale per i minorenni) fosse da ravvisarsi – contrariamente alle precedenti interpretazioni restrittive – nelle conseguenze dell'allontanamento improvviso della figura genitoriale: in altri termini la Corte aveva ritenuto possibile ravvisare la sussistenza di gravi motivi non solo in situazioni contingenti ma anche, previo accertamento prognostico, in situazioni future comunque collegate all'adozione del provvedimento di espulsione.

L'attuale pronuncia (sull'onda della permanenza di un contrasto interpretativo della norma in questione – pro interpretazione estensiva cfr. 22080/2009 ed 823/2010) articola in diritto un puntuale coordinamento con la normativa sovranazionale giungendo a specificare (in una visione estensiva) il contenuto della precedente pronuncia del 2006 (peraltro doverosamente richiamata in sentenza): viene ad essere definitivamente abbandonata l'interpretazione restrittiva (“sanitaria” come qualificata dalla stessa Corte) dell'articolo 31, III° comma per giungere all'affermazione della necessità di un bilanciamento di interessi (pubblico e del minore) da operarsi nel caso concreto e che tenga delle circostanze individuali. In buona sintesi, un'applicazione della disciplina generale che tenga conto di ogni elemento anche non immediatamente percepibile ma che comunque possa essere evidenziato (tramite opportuni accertamenti) quando “tra il minore ed il genitore espulso sussista e sia documentato- un rapporto affettivo significativo idoneo a giustificare l’inversione della regola generale secondo cui il figlio minore segue la condizione giuridica dei genitore; prevedendo invece che quest’ultima possa seguire quella del figlio attraverso la richiesta dello straniero irregolare “di entrare o soggiornare in Italia anche in deroga alle altre disposizioni della presente legge” per la necessità di non privare traumaticamente il minore della figura parentale fino ad allora presente nella sua vita psichica. Si tratta,infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte del riconoscimento di un diritto soggettivo a titolarità multipla,avente ad oggetto quel particolare bene della vita costituito dall’unità della famiglia e della reciproca assistenza tra i suoi membri,sebbene in subordine ed in funzione del superiore interesse del minore; che si fonda dunque sulla effettività della vita familiare nonché della relazione parentale che è rivolta a mantenere”.

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