L'unificazione dello stato giuridico dei figli: viene meno la distinzione tra figli legittimi e figli naturali riconosciuti.


Le modifiche al codice civile relative allo stato giuridico dei figli naturali rispetto alla precedente disciplina del codice civile: responsabilità genitoriale e rapporti di parentela. Con l'approvazione della proposta relativa alla delega al Governo, è finalmente venuta meno la distinzione tra figli legittimi (nati in costanza di matrimonio) e figli naturali riconosciuti. Un grande passo in avanti che, una volta per tutte, sancisce il preminente interesse del minore ad una genitorialità completa e all'estensione e alla tutela delle relazioni parentali.

Con un percorso iniziato ormai nel lontano 1975 con la prima vera riforma del diritto di famiglia che aveva introdotto una parziale equiparazione dei figli nati fuori del matrimonio (tuttavia riconosciuti) a quelli legittimi in relazione ad alcuni aspetti della disciplina della successione, la nuova disciplina introduce (pur mantenendo una specie di riserva per quanto riguarda l'articolo 30 della Costituzione) la perfetta equiparazione della prole nata fuori del matrimonio (ad esempio in relazioni more uxorio) rispetto a quella fino ad oggi definita “legittima” purché – ovviamente – sia intervenuto il riconoscimento da parte del genitore interessato.

Dopo più di un anno di lavoro (e l'unificazione di ben cinque proposte) il testo definitivo è stato approvato ed avrà dirette conseguenze per un numero molto elevato di soggetti: infatti, secondo le ultime rilevazioni statistiche, ogni anno sono circa 110.000 i bambini “nati fuori dal matrimonio” con un coinvolgimento quindi di oltre 200.000 coppie ed ipoteticamente circa 400.000 nonni (tenuto conto dell'estensione della previsione normativa alla tutela dei legami di parentela)...

In questo senso, pur mantenendo la distinzione all'interno dell'articolo 30 della Costituzione riguardo alla necessità di salvaguardia dell'interesse di prole già inserita in un contesto di coppia coniugale, scompare dal codice civile la distinzione tra figlio legittimo e figlio naturale nonché l'istituto della legittimazione (nuova formulazione dell'articolo 315 del codice civile).

Così è stato riformulato anche l'articolo 258 del codice civile con il conseguente superamento delle restrizioni ai legami parentali presenti nella vecchia disciplina introducendo anche – assoluta novità – una definizione del concetto di “parentela” che supera la tradizionale connessione al legame di sangue o biologico (articolo 74 nuova formulazione) rendendo possibile l'acquisto dello “status di nonno” (esempio) anche nel caso di adozione per i minori di età (resta esclusa l'adozione non legittimante)

Viene ad essere ridotta l'età alla quale è possibile effettuare il riconoscimento: quattordici anni contro i sedici precedenti, ovvero anche in caso di età inferiore ma solo con specifica autorizzazione del giudice investito della procedura. La possibilità del riconoscimento, anche se con severi limiti, è concessa anche in caso di prole nata da rapporti incestuosi.

Sempre in tema di riconoscimento la paternità potrà essere provata con ogni mezzo idoneo, il minore dovrà prestare il proprio consenso (vedi sopra) e, nel caso di riconoscimento tardivo, dovrà essere presente anche il consenso del genitore che per primo aveva riconosciuto il figlio (tipicamente la madre).

Viene definitivamente abbandonato il concetto di “potestà” ora sostituto dalla nozione di responsabilità genitoriale e, a proposito della tutela del rapporto genitoriale, la nozione di abbandono morale e materiale viene ad essere sostituita da quella di provata irrecuperabilità delle capacità genitoriali.

In tutte le procedure che lo riguardano il minore che ha compiuto i dodici anni – ed anche prima ove capace di discernimento – deve essere ascoltato. Si estende per legge quindi il diritto del minore ad esprimere il suo punto di vista in ottemperanza alla Convenzione del 1989 sui diritti dei minori e della convenzione europea sull’esercizio dei diritti del minore.

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