Premessa

Spesso le notizie di cronaca, programmi televisivi ed articoli di giornale, riportano notizie "bomba" che descrivono situazioni quantomeno anomale, se non veri e propri crimini, e che hanno come elemento comune sistemi telematici e minori.

In effetti, dal semplice gioco (ad esempio le consolle) al pc portatile - passando per i più evoluti telefoni cellulari - la tecnologia informatica ha fatto pieno ingresso nel contesto familiare, spesso anche prescindendo da condizioni economiche e sociali, spesso assumendo la funzione di "tata" elettronica. Molte, infatti, sono le situazioni in cui - vuoi per lavoro o altri impegni - i genitori delegano molte delle loro funzioni ad altri soggetti, alle volte senza una reale consapevolezza del loro agire.

Non potendo assicurare una presenza personale e diretta, la scelta rispetto alle attenzioni di una tata vera (che potrebbe essere semplicemente una nonna) si preferiscono ore "delegate" allo strumento elettronico (consolle, pc o altro) e frequentemente, purtroppo, senza alcun controllo.

Le tecnologie informatiche sono pericolose?

Dopo questa piccola premessa è bene dire che questo breve articolo non vuole essere in alcun modo "terroristico" o demonizzatore (ci mancherebbe... è diffuso proprio via internet) ma, semplicemente, un breve momento di informazione magari utile a suscitare il desiderio di approfondire argomenti specifici.

Dunque la prima domanda: le tecnologie informatiche sono pericolose? La risposta potrebbe essere una semplice domanda: una lavatrice è pericolosa? E' certamente corretto rispondere: dipende dall'uso! E la medesima risposta è adeguata alla prima domanda, le tecnologie informatiche e le loro applicazioni nella vita quotidiana non sono pericolose, tuttavia, è principalmente il loro uso - corretto o meno - a poter costituire fonte di rischi specie nel caso in cui l'utilizzatore sia un bambino (ma questo non sottrae o pone in posizione privilegiata nessun adulto).

I rischi sotto il profilo giuridico

Dal punto di vista giuridico (quello che qui sostanzialmente interessa) il rischio connesso all'impiego di tecnologie informatiche può essere definito (abbastanza semplicemente) come la possibilità di essere artefice (consapevole o inconsapevole) di attività che si concretizzano - ad esempio - in fattispecie previste dalla legge come reato come anche, non meno frequentemente, di essere vittima nelle stesse ipotesi (ma anche in realtà che poco hanno a che vedere ad esempio con la tutela del diritto d'autore). Tali situazioni possono coinvolgere effettivamente chiunque, tuttavia è bene notare il particolare ruolo di responsabilità che assume la figura del genitore nel caso in cui il soggetto (attivo o passivo) sia, appunto, un minore.

Vediamo quindi brevemente quali possono essere le situazioni di rischio che l'uso di tali tecnologie (o dei prodotti correlati) può determinare spesso in relazione a condotte apparentemente "innocue" (anche tollerate dagli stessi genitori).

I videogames e le consolle

Iniziamo dai videogiochi (o meglio le consolle): in questo caso è possibile riscontrare due tipologie di condotte "improprie" che sono parte della quotidianità: le modifiche all'hardware degli apparati e l'acquisto di supporti contenenti software contraffatto. Tra le due, l'uso di dispositivi che consentono di aggirare o eliminare i sistemi di protezione integrati dal produttore dell'hardware o del software. Qui le ipotesi di reato (contraffazione di marchi, frodi contro le industrie nazionali, vendita di prodotti industriali con segni mendaci e così via) sono diverse e concorrenti e spaziano dalla violazione del diritto d'autore alla commissione di irregolarità amministrative e, perché no, anche di natura fiscale. In tali circostanze si incorre (a prescindere dal fatto della contestazione o meno e dell'applicazione della relativa sanzione) acquistando, ad esempio, un compact disc abusivamente duplicato: la responsabilità in ogni caso ricade sul genitore!

Il software pirata

Non dissimile è la situazione in cui vengono ad acquistarsi programmi per elaboratore contraffatti o illecitamente duplicati che, ad oggi, si trovano anche nei mercati ortofrutticoli!

Il minore come vittima

Differente, ma spesso correlata alle precedenti ipotesi, è la situazione che vede il bambino (il minore) vera e propria "vittima". Esclusi i casi in cui lo stesso è (più o meno consapevolmente) artefice di condotte illecite, ad esempio il download di programmi o files comunque soggetti al diritto d'autore o ad altre restrizioni alla duplicazione e distribuzione derivanti dalla tutela della proprietà intellettuale, l'uso delle tecnologie informatiche (nella specie l'utilizzo di internet attraverso differenti sistemi d'accesso: pc, telefono cellulare, ecc. ecc.) può essere fonte di rischi più o meno consistenti anche per l'incolumità fisica e psicologica del minore stesso.

Esclusi i casi in cui ci si imbatta in danni derivanti da virus informatici (trojan, worm, rootkit e quant'altro) dove, di massima, si può realizzare un danno al sistema informatico (perdita di dati) o nell'ipotesi peggiore, una perdita patrimoniale (un esempio può essere quello del fraudolento impiego di codici afferenti carte di credito indebitamente sottratti al legittimo utilizzatore anche attraverso malware) le ipotesi peggiori di rischio sono quelle in cui è direttamente presente il fattore umano, cioè la volontà di altri soggetti che realizzano i propri intenti (illeciti) attraverso lo strumento informatico.

Infatti, in via generale, internet può essere considerata principalmente come un immenso archivio di documenti, suoni, filmati, immagini costituito dall'interconnessione di un numero elevatissimo di computer sparsi in tutto il mondo... null'altro!

Attraverso la rete di interconnessione (sfruttando le sue peculiari caratteristiche) è possibile disporre di altre utilità (posta elettronica, chat ecc...) comunque connesse al reperimento ed allo scambio di informazioni.

L'identificazione del rischio

Dunque identificare il rischio connesso all'uso del sistema significa in primo luogo comprendere che il problema è principalmente costituito dal tipo di informazione che il minore riceve, in particolare, dal tipo di contenuti che possono essere fruiti. Immediatamente balza alla mente il discorso relativo alla pornografia ed alle tematica connesse ma, in realtà, l'orizzonte è molto più ampio: acquisto di droghe, materiali e/o dispositivi pericolosi ecc. ecc..

Per quanto ampia sia la casistica dei rischi intesi in questo senso il discorso relativo alla prevenzione è piuttosto semplice: normalmente il pericolo è costituito da un tipo di informazione alla quale è necessario accedere in modo attivo. E' l'utente a ricercare una specifica informazione con uno specifico contenuto (ad esempio un sito web contenente materiale pornografico) di conseguenza è relativamente semplice (almeno in teoria) impedire che il minore acceda a specifici siti o che effettui determinati tipi di ricerca (ad esempio attraverso sistemi di parental control ad esempio offerti dal provider che consente l'accesso alla rete).

In altri casi il rischio è costituito dal proporre l'informazione o il contenuto pericoloso attraverso, ad esempio, l'invio di posta elettronica che inviti a visitare siti apparentemente innocui (ma con contenuti quantomeno non graditi) o che, attraverso la semplice dissimulazione dei contenuti in pagine web apparentemente innocue, si possa giungere ad informazioni e contenuti pericolosi.

A monte di questo tipo di informazione (vale a dire nella sua creazione ad hoc per finalità specifiche) vi è spesso una posizione "passiva" del soggetto maleintenzionato: come per ogni tecnica di phishing o comunque di social engineering è la stessa vittima a "cacciarsi nella trappola": è facile comprendere come questo - avendo quale target un bimbo - sia molto molto facile.

Il "predatore" informatico

Diversa è la situazione in cui il malintenzionato è soggetto attivo: è il caso, ad esempio, delle chat o di simili sistemi di social networking che consentono interazioni in tempo reale tra utenti collegati alla rete (e non più solo attraverso il pc domestico ma anche attraverso notebook, palmari e cellulari evoluti). Qui viene ad instaurarsi un contatto diretto tra utenti che non necessariamente si risolve nella semplice scrittura di messaggi di testo ma contempla la possibilità di contatto audiovisivo (webcam) nonché la condivisione dei contenuti memorizzati all'interno del pc o del terminale portatile.

E' facile immaginare come sia possibile per un soggetto maleintenzionato ottenere, più o meno facilmente, ciò che vuole da un bambino se non altro per la facilità con cui possono essere impiegate con successo vere e proprie tecniche di coercizione psicologica o di vero e proprio controllo mentale. E, purtroppo, è altrettanto facile che da un "semplice" contatto virtuale la vittima possa essere portata ad un incontro nel mondo reale con le ovvie e prevedibili conseguenze.

Il controllo preventivo

Dunque è il controllo e la costante presenza del genitore che si pone quale unico e valido strumento di prevenzione rispetto all'utilizzo di strumenti che intrinsecamente costituiscono un valido supporto alle attività quotidiane ma che, per loro natura, si prestano ad utilizzi anche illeciti. Difronte anche al semplice sospetto che il minore possa essere vittima di comportamenti illeciti di terzi perpetrati attraverso, anche, strumenti informatici è bene che il genitore si rivolga immediatamente all'autorità giudiziaria al fine di predisporre le opportune tutele.

Francesco Paternostro Contatta l'Autore

Se hai trovato utile questo articolo, condividilo potrebbe essere utile anche ad altri..