Dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà per la qualità di erede e prova nel giudizio civile


La dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà quale unico elemento esibito non è idonea quale prova della qualità di erede all'interno del giudizio civile, recente sentenza del Tribunale di Roma.

Tizio, che non ha alcun legame di parentela con Caio, lo assiste negli ultimi anni della sua vita dopo che quest'ultimo (rimasto vedovo) è stato completamente abbandonato da tutti i suoi parenti. Caio, che è affetto da diverse patologie legate all'età avanzata, è tuttavia perfettamente in grado di intendere e di volere: dichiarando a Tizio di non aver mai imparato a scrivere (ovvero di non aver mai imparato a scrivere nulla oltre la sua firma) chiede a Caio di, appunto, insegnarli a scrivere.

Questo avviene ma, a causa di un trasferimento di Tizio che trova lavoro stabile in un'altra città, le frequentazioni si diradano ma non si interrompono del tutto e questo sino alla morte di Caio.

Dopo alcuni anni Tizio viene contattato dall'amministratore del condominio dove Caio risiedeva che avverte lo stesso Tizio di aver trovato - durante i lavori di sgombero dell'immobile ormai abbandonato - un testamento olografo nel quale, proprio Tizio, viene nominato unico erede.

Tizio procede alla normale ricerca relativa alla presenza di eredi legittimi e, per quanti ne riesca a contattare, tutti esprimono il loro totale disinteresse alla questione della successione (che avrebbe comportato anche l'accettazione di una considerevole mole di debiti). Tizio procede dunque alla pubblicazione del testamento e poco dopo aver acquisito la proprietà dell'immobile procede alla vendita dello stesso ed al pagamento dei debiti contratti da Caio nell'ultimo periodo della sua vita.

Alcuni anni dopo Mevio, che assume la qualità di erede, conviene in giudizio Tizio al fine di sentir dichiarata la nullità del testamento olografo in quanto - a suo dire - privo del requisito dell'olografia e munito di falsa sottoscrizione adducendo come elemento di prova delle sue affermazioni una vecchissima scrittura privata sottoscritta da Caio.

Innanzi il Tribunale di Roma, Tizio convenuto solleva una seri di eccezioni riguardo la perfetta natura dell'instaurando contraddittorio, sulla effettiva legittimazione attiva di Mevio che assume la qualità di erede solo in relazione alla presentazione di una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà e, riguardo alla nullità del testamento olografo (unica domanda di Mevio) produce copia di atto notarile - successivo alla scrittura privata - nel quale il Notaio rogante dichiara la condizione di analfabetismo di Caio che quindi è assistito dal numero legale di testimoni.

L'adito Giudice (dato atto della richiesta di estromissione dei coeredi citati da Mevio) si pronuncia sulla questione preliminare relativa alla legittimazione attiva di Mevio:

"...passando all'eccezione di carenza di legittimazione attiva tempestivamente sollevata dal convenuto nella propria comparsa si osserva quanto segue. L'onere della prova della qualità di erede legittimo, ove questa sia - come nella fattispecie - contestata, è soddisfatto non dalla presentazione della denuncia di successione, ma dalla produzione degli atti dello stato civile, dai quali si desume il rapporto di parentela con il de cuius a norma dell'art. 565 del codice civile. ...(omissis)... ulteriormente, in relazione alla propria allegata posizione di erede legittimo, l'attore ha depositato soltanto una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà ad uso successione rilasciata dallo stesso... Ora, secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione l'atto notorio, pur essendo considerato da alcune specifiche norme di legge come prova sufficiente della qualità di erede e di legatario, allorché queste siano fatte valere solo a fini esclusivamente amministrativi anche se nell'ambito della giurisdizione ordinaria, non ha nessuna rilevanza quando venga prodotto in giudizio in funzione probatoria di una delle suddette qualità. In tal caso l'atto notorio non dà luogo ad una presunzione legale, sia pure juris tantum, circa la spettanza delle indicate qualità di erede o legatario, ma integra un mero indizio che deve essere comprovato da altri elementi di giudizio. L'art.2 de d.p.r. 28 dicembre 2000 n. 445 chiarisce che le dichiarazioni sostitutive di certificazioni relative a stati, qualità personali e fatti, tra cui la residenza, previste all'art.46 del medesimo testo normativo esulano dall'ambito della prova civile... conseguentemente... a tali dichiarazioni sostitutive deve escludersi qualsiasi rilevanza, sia pure indiziaria, nel processo civile qualora costituiscano l'unico elemento esibito in giudizio al fine di provare un elemento costitutivo dell'azione o dell'eccezione."

Tribunale di Roma, Sez. VIII - 13 giugno 2013 C.G. c/ A.S.

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