Il fenomeno del mobbing sul luogo di lavoro: le aggressioni morali e psicologiche.


Il mobbing sul luogo di lavoro: definizione dei comportamenti e tutela della vittima e l'incidenza sulla vita di relazione.

Con il termine mobbing, innanzitutto, si intende una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori, ripetuti da parte di colleghi o datori di lavoro.

La vittima di queste vere e proprie persecuzioni si vede emarginata, calunniata, criticata: nei casi più gravi si arriva anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali; lo scopo di tali comportamenti può essere vario, ma sempre distruttivo: eliminare la persona divenuta “scomoda”.

Il mobbing può identificarsi come una forma di aggressione psicologica, che si realizza con comportamenti tesi ad emarginare il soggetto nell’ ambiente di lavoro, a volte inducendolo a rassegnare le dimissioni (mobbing strategico).

Questo fenomeno si pone nello specifico come una vera e propria molestia morale, allo scopo di ledere non solo la professionalità del lavoratore ma la sua stessa psiche, si esegue con varie modalità tese soprattutto alla squalifica professionale ed umana.

E’ opportuno però, che le persone vittima credano in se stesse e abbiano il coraggio di agire contro gli autori delle violenze psicologiche. Il lavoratore colpito si trova di solito a lottare da solo contro un gruppo coalizzato :una condizione difficile, in cui si rischia troppo facilmente di sbagliare mossa. Senza dubbio lasciare il lavoro è comunque una sconfitta ma anche restare passivi, in balia della situazione, comporterebbe conseguenze negative sull’ equilibrio psichico e sulla generale qualità della vita dell ‘ individuo. Quindi, la via migliore è quella di restare reagendo agli attacchi…. Come…?

Senza dubbio la lotta alle molestie morali sul lavoro dovrebbe competere alle associazioni che per mandato si occupano della difesa dei lavoratori, cioè i sindacati, purtroppo, però le rappresentanze sindacali non hanno finora dimostrato un impegno vero e poche sono le strutture specifiche per affrontarlo.

Risultati delle ultime ricerche sul fenomeno ci dicono che il mobbing è altamente distruttivo per la salute stessa del lavoratore, in quanto può causare gravi conseguenze come il Disturbo da Stress Post Traumatico, non meno rilevante risulta essere il danno arrecato all’ economia organizzativa stessa a causa di ritiri, assenteismo, e cali di produttività del personale coinvolto in processi di mobbing; ecco che necessariamente, l’ attenzione deve spostarsi sul tipo di responsabilità che sorge in capo all’ autore della condotta mobbizzante e sulle forme di tutela che devono essere garantite, la vittima infatti, per difendersi dalle vessazioni potrà solo chiedere il risarcimento del danno in un processo civile, o fare denuncia per maltrattamenti in sede penale, manca la configurabilità del mobbing come reato, inoltre in sede penale, la vittima dovrà provare la reiterazione della persecuzione e della discriminazione, altrimenti non vi sarà condanna.

Insomma, nel nostro codice penale non esiste una precisa figura incriminatrice per punire il cosidetto mobbing, ma solo singole disposizioni contenute nel codice civile, penale ed in leggi speciali che garantiscono la tutela della vittima.

In sede civile un importante forma di tutela del lavoratore è nel caso di dequalificazione professionale, in particolare, il dipendente non può essere assegnato a mansioni inferiori rispetto a quelle per le quali è stato assunto.

Altra forma di tutela è quella extracontrattuale che protegge il lavoratore dai danni ingiusti subiti per colpa o dolo del datore o colleghi, verificatisi indipendentemente dall’ esistenza di un rapporto di lavoro( lesione dei diritti personalissimi, del diritto alla salute….).

Mentre invece, la tutela penale giunge in soccorso quando la condotta di mobbing integri gli estremi di un reatoe i casi più frequenti si hanno quando gli atteggiamenti umilianti del mobber configurino veri e propri reati di ingiuria e diffamazione, ledendo la reputazione della persona, oppure quando il mobbing si accompagni a molestie sessuali configurando corteggiamenti indesiderati o “proposte indecenti”.

E’ evidente come questo fenomeno interessa svariati settori e colpisce le parti più delicate della persona: la sua dignità e la sua vita di relazione , da ciò emerge l’ esigenza di fronteggiare normativamente comportamenti e aggressioni morali e psicologiche che trovano terreno fertile in una sottocultura ancora basata sull’ incapacità a confrontarsi e a rispettarsi.

Una piccola riflessione va fatta anche sul rapporto stalking- mobbing, una delle principali differenze con lo stalking è che in quest’ ultimo l’ agggressore pone in essere la condotta persecutoria nell’ ambito della vita privata della vittima, mentre nel mobbing l ‘aggressore si muove all’ interno dell’ ambiente di lavoro, ma abbiamo in precedenza visto come anche gli effetti negativi del mobbing, finiscono con il ripercuotersi nella vita sociale e familiare del lavoratore vittima.

Credo quindi, che per certi versi ci siano delle analogie con il fenomeno dello stalking, soprattutto in merito agli effetti psicologici, e proprio il fatto che per lo stalking si sia ritenuto di dover agire normativamente, si deve riproporre la questione sulla necessità di disciplinare normativamente anche il fenomeno mobbing.

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