Gli ordini di protezione verso le violenze, gli abusi nel contesto familiare e nel caso di reato di stalking.


Nel caso di reati contro la persona – violenza, minaccia, abuso, persecuzione, stalking – è possibile chiedere l'emanazione del così detto ordine di protezione al fine di far cessare o prevenire la reiterazione dei comportamenti lesivi dell'integrità psicofisica della vittima e dei suoi familiari.

Gli ordini di protezione verso le violenze e gli abusi nel contesto familiare e nel caso di reato di stalking.

A fronte di un trend relativo alla scoperta di violenze ed abusi intrafamiliari (almeno sul numero dei casi denunciati o comunque scoperti) in costante ed inarrestabile crescita, il legislatore italiano è intervenuto (nel 2001) con una serie di modifiche dell'impianto normativo vigente destinate a specificare nuove forme di intervento (celeri e veloci) contro gli autori di violenze ed abusi intrafamiliari. Tutto ciò con la legge 154 del 5 aprile 2001 che ha introdotto modifiche tanto al codice di procedura penale che ai codici civile e di rito nello stesso ambito.

L'intitolazione della norma "Misure contro la violenza nelle relazioni familiari" non deve trarre in inganno rispetto ad una eccessiva genericità o, al contrario, una eccessiva tipizzazione dei casi d intervento: in realtà proprio nella relazione dell'On. Pettinato alla seconda Commissione giustizia, è ravvisabile con chiarezza la ratio dell'intero impianto normativo. Infatti veniva dato atto della necessità di disporre di un “originale istituto di tutela dell’integrità e della libertà, fisica e morale, di coloro che, nell’ambito familiare, siano fatti oggetto di violenze o di abusi” e di “uno strumento giudiziario in grado di approntare una tutela urgente ed immediata alle vittime – donne per la stragrande maggioranza, ma anche bambini, anziani, si pensi ai genitori di tossicodipendenti, portatori di handicap – della violenza domestica consumata ai loro danni da partners o da altri membri del nucleo familiare, padre, fratello, figlio” che fosse – in ogni caso - “dotato di particolare flessibilità per poter intervenire su situazioni di patologia familiare che, negli istituti attualmente previsti dalla legislazione vigente, o non rinvengono una tutela rapida ed efficace oppure mancano di una configurazione adeguatamente calibrata; per affrontare casi di patologia temporanea, perciò non gravi al punto da determinare l’insuperabilità del conflitto all’interno della famiglia, o per consentire l’adozione di provvedimenti urgenti e provvisori che portino rimedio a situazioni di estremo disagio, rispetto alle quali i tempi necessari per consumare i passaggi previsti dai giudizi di separazione appaiono sovente troppo lunghi”. Sempre dalla lettura della relazione è possibile comprendere l'intento estensivo che mosse il legislatore che, in ragione dell'ampiezza ormai più che nota del fenomeno, intese prevedere espressamente l'estensione dell'applicabilità delle misure di protezione anche ai casi previsti dagli artt. 570 (Violazione degli obblighi di assistenza, familiare), 571 (Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina), 609-bis e 609-ter (Violenza sessuale semplice ed aggravata), 609-quater (Atti sessuali con minorenne), 609-quinquies (Corruzione di minorenne) e 609-octies (Violenza sessuale di gruppo), commessi in danno di qualsiasi componente del nucleo familiare oltre che del coniuge o convivente anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall'art.280. Tutto questo, nella realizzazione pratica dell'intervento normativo, si è tradotto nella possibilità di attuare una duplice possibilità di intervento: di tipo patrimoniale (con il comma 2-bis dell'articolo 291 del codice di procedura penale) e di tipo personale (con l'articolo 282-bis del codice di procedura penale e 342-ter del codice civile). In particolare, le misure personali nei confronti del soggetto autore della condotta si traducono:



  • nell'ordine di allontanamento dalla casa familiare;

  • nel divieto di avvicinare la persona (o le persone) beneficiarie della misura di protezione;

  • nel divieto di frequentare (salvo imprescindibili esigenze di lavoro) i luoghi abitualmente frequentati dal beneficiario della misura di protezione (luogo di lavoro, casa di familiari, parenti, scuola dei figli ecc.

e tanto a fronte di comportamenti che il Giudice adito per l'emissione del provvedimento può valutare a prescindere dalla sussistenza di una condizione di procedibilità d'ufficio purché tali comportamenti possano essere ritenuti causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente e, in caso di urgenza (a norma dell'art. 736-bis del codice di procedura civile) il giudice, assunte ove occorra sommarie informazioni, può adottare immediatamente l’ordine di protezione fissando l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé entro un termine non superiore a quindici giorni ed assegnando all’istante un termine non superiore a otto giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. All’udienza (disposta a seguito di ricorso presentato anche personalmente) il giudice conferma, modifica o revoca l’ordine di protezione. In seguito, con il Decreto Legge n. 11 del 23 febbraio 2009 e l'introduzione nel codice penale il reato di stalking (art. 612-bis codice penale – atti persecutori) la possibilità di intervento in favore della vittima mediante l'emanazione degli ordini di protezione è stata estesa anche a questa fattispecie con la particolarità, tuttavia, di poter chiedere (in assenza di presentazione di querela) un ammonimento alla cessazione delle condotte da parte dell'agente e tanto ad opera del Questore del luogo. In caso di adozione di misure di protezione, lo stesso decreto, ha operato una modifica del termine di efficacia dell'ordine di protezione eventualmente adottato portandolo (nei casi previsti dall'art.342-ter c.c.) a dodici mesi (contro i sei della precedente disposizione normativa) non pregiudicando comunque la possibilità di proroga. Ancora, nel mese di dicembre 2011, in sede di europea è stata approvata la Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 dicembre 2011 relativa alla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sull'ordine di protezione europeo (15571/1/2011 – C7-0452/2011 –2010/0802(COD)) con la quale è stata definitivamente introdotta la previsione (da realizzarsi entro tre anni negli ordinamenti degli Stati membri) del cosìdetto O.P.E. (Ordine di Protezione Europeo) che, difatto, amplierebbe l'orizzonte delle fattispecie incluse (o alle quali sarebbe possibile estendere l'applicazione dell'ordine di protezione nazionale) ad ogni forma di violenza nell'ottica di fornire un contesto paneuropeo di massima protezione delle vittime di attività criminale.

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