Considerato che la separazione dei genitori (non intendendo quindi solo l'atto formale davanti al giudice) è un processo che si realizza nel tempo e ben difficilmente è qualcosa che si "materializza" o si concretizza in pochi attimi, è necessario essere pronti ad affrontare consapevolmente il tema anche con i figli in modo da creare il presupposto per un "migliore assorbimento" del trauma che l'evento comunque e sempre costituirà nella loro vita.

Molto spesso, infatti, i genitori vivono la separazione solo da coniugi centrando l'attenzione solo sugli aspetti (anche psicologici) che riguardano la propria persona; ancora più spesso (purtroppo) l'informazione al bambino arriva solo "a giochi fatti" e nell'imminenza del perfezionamento dell'atto formale senza, quindi, che ci sia il tempo per poter "metabolizzare" il nuovo assetto della famiglia.

I bambini non hanno la memoria corta, anzi... dunque non si può contare sul fatto che una così grande trasformazione del nucleo familiare possa essere assimilata semplicemente con il trascorrere del tempo: al contrario è necessario che i genitori - entrambi - riescano già in questa fase a scindere gli aspetti di coppia coniugale (esaurita) da quelli di coppia genitoriale (che permane) al fine di riuscire ad essere trasparenti e, soprattutto, coerenti nel facilitare l'accettazione (e la comprensione) di ciò che sarà.

Ecco quindi la necessità di poter disporre di una comunicazione chiara e coerente che faciliti la comprensione del mutamento dei rapporti tra i genitori senza che ci siano spazi (o che quantomeno siano ridotti al minimo) all'interno dei quali il bambino possa sviluppare e consolidare manifestazioni e reazioni anomale (seppur quasi tipiche) rispetto al vissuto della separazione.

Non ci sono regole precise o uguali per ogni coppia come non è mai uguale il vissuto individuale che conduce alla separazione per quanto questo, alla fin fine, tenda essere omologato nel trasferimento delle deleghe che la coppia opera nei confronti dell'avvocato (o degli avvocati), tuttavia si possono considerare utili delle minime linee guida che possono essere di volta in volta adattate dalla singola coppia.

Quindi, in primo luogo, chiarezza! Che cosa si deve comunicare al bambino? Di che cosa bisogna informarlo? In funzione dell'età, della sua maturazione e della sua sensibilità il messaggio è, di base, molto semplice: mamma e papà non vivranno più insieme.

Tuttavia, seppur vero, questo è troppo scarno e lascia spazio ad una elaborazione che comporta il rischio concreto del verificarsi di momenti esasperati di rifiuto, di colpevolizzazione, di ansia, di tentativo di "prendere il controllo" della situazione, nostalgia e via dicendo. Momenti che comunque ci saranno, ma il cui superamento più o meno facile dipende sicuramente dal come sono stati impostate le fasi iniziali del transito verso il nuovo assetto familiare.

Dunque niente momenti formali o solenni sul modello "conferenza stampa": questa sera parleremo di una cosa importante che riguarda tutta la famiglia! Piuttosto una fase di preparazione al tema attraverso la quale si può capire quali saranno le ansie e le angosce del bambino specie riguardo al tema della "colpevolizzazione" tanto più frequente tanto più è tenera l'età. Sempre con chiarezza e coerenza (quindi sforzo richiesto ad entrambi i genitori) occorre trasmettere il concetto di "definitività" della separazione e di impossibilità rispetto al fatto che qualunque azione del bambino possa far "cambiare idea"; ai genitori.

Una buona "frase" (per quanto possa sembrare dura e cruda) potrebbe essere "mamma e papà non si vogliono più bene, non vivranno più insieme... certo non è colpa tua e comunque non puoi fare nulla per cambiare questa decisione, però papà e mamma saranno sempre papà e mamma". Tre verità che lasciano spazio a pochissime interpretazioni e che riducono gli spazi di confusione lasciando ai genitori la libertà di accogliere (da genitori e non da marito e moglie) il dolore del bambino e di rassicurarlo senza dare spazio al convincimento di propria responsabilità rispetto all'evento.

In questo nuovo assetto è tuttavia necessario, per il genitore, evitare che "l'aver informato" non si traduca in un senso dei colpa di "reazione": l'escludere la responsabilità del bambino non significa assumersela in termini di "dover risarcire" il figlio di un torto subito! La separazione dei coniugi è un momento che può essere vissuto da ogni coppia (famiglia) e come tale deve essere affrontato: dunque è inutile e controproducente "proporre" un "nuovo genitore" permissivo, complice della trasgressione, che pensi di concedere al figlio ogni cosa pur di riparare il dispiacere che gli ha causato come anche vivere il ruolo genitoriale con il convincimento che "ogni cosa" (cioè ogni presunto problema del figlio) sia da imputare alla separazione: tutto ciò è quantomeno poco costruttivo!

L'idea di fondo dovrebbe, anche se con le difficoltà di un retaggio culturale avverso, essere quella che il "papà e la mamma che non si vogliono più bene" hanno raggiunto la consapevolezza di non poter semplicemente vivere un contesto di coppia coniugale in cui vi sia la realizzazione di momenti evolutivi, che la constatazione di ciò non è da attribuire al figlio ("non è colpa tua") perché lui è parte della coppia genitoriale che comunque sopravviverà e che sarà sempre presente in quel "mamma è papà saranno sempre mamma e papà" anche se con modalità differenti che, però, è necessario siano attuate in termini "migliorativi".

Quest'approccio può essere considerato anche come utile alla coppia genitoriale in vista della nuova modalità di esplicazione della funzione genitoriale soprattutto nella corretta interpretazione del regime di affidamento condiviso: la coppia coniugale che "si informa informando" dispone di uno strumento utile alla comprensione profonda dei ruoli che altrimenti sarebbero percepiti come "imposizione" derivante da una legge!

Per l'approfondimento ulteriore dei temi trattati in questo breve articolo può essere presa in considerazione la bibliografia indicata di seguito e che prende in considerazione sia il tema della costruzione e cessazione del legame della coppia coniugale sia gli aspetti legati alla modificazione dell'assetto familiare in vista della separazione dei genitori (e della comunicazione ai figli). Sono indicati anche alcuni piccoli volumi per i più piccoli (ma la cui lettura è anche consigliata agli adulti) utili quale supporto alla fase di preparazione e comunicazione della separazione:


Bibliografia
  1. John Bowlby - Costruzione e rottura dei legami affettivi - 1982;
  2. Robert Emery - Il divorzio: rinegoziare le relazioni familiari - 1998;
  3. Berger, Gravillon - I miei genitori si separano, come aiutare i figli quando mamma e papà si lasciano - 2007;
  4. Cole - E vissero divisi e contenti - 1998;
  5. Floridi, Gatacre - Quante famiglie! - 2010;
  6. Nynke - "Mi chiamo Nina e vivo in due case" 2009.
Francesco Paternostro Contatta l'Autore

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