I principi di uguaglianza, libertà e dignità: coppie di fatto e convivenza more uxorio rispetto al matrimonio.


Approfondimento sul tema della effettività dei principi costituzionali di libertà, uguaglianza e dignità rispetto ai rapporti more uxorio ed alla convivenza in generale, considerazioni provocatorie alla luce della sentenza della Corte Costituzionale 183 del 2010.





Libertà, democrazia, eguaglianza sociale, pari dignità delle persone

Perché c'è una contraddizione tra questi quattro termini ed una società tollerante? Perché, parte di questa società tollerante, ha sentito la necessità - ad esempio - di "spiegare" cosa volesse dire il termine dignità in vario modo: dopo la seconda guerra mondiale, dopo i massacri della seconda guerra mondiale, in molti ordinamenti e trattati internazionali il termine dignità ha assunto il significato di protezione dalla sofferenza. Rispettare la dignità umana vuol dire impedire che l'uomo - la persona - soffra o che gli sia garantito (qualora tale sofferenza sia stata già vissuta) di patirne ulteriori. La Corte Costituzionale tedesca, in questo senso, ha ulteriormente definito il senso del termine dignità specificando che il concetto del rispetto della dignità si esprime nei confronti di un soggetto (uomo) già titolare delle posizioni (tutele) garantite dai principi di uguaglianza e libertà rafforzandone le garanzie relative all'impedire la sofferenza.

Per restare sul tema degli esempi, anche più specifici, rispetto alla correlazione tra il termine dignità ed il termine sofferenza, si possono ricordare la Convenzione di New York e quella di Strasburgo riguardo alla protezione del minore e delle speciali garanzie processuali apprestate nei confronti dello stesso quando questo venga ad essere parte del circuito processuale. Per quanto riguarda il nostro ordinamento questo si traduce, ad esempio, nell'avere formalmente sancito il così detto principio di minima offensività nell'ambito del processo minorile: in buona sintesi, prima il minore esce dal circuito processuale e meglio è, se possibile evitandogli ulteriori sofferenze presenti e future! Questo sulla premessa di una carta costituzionale, sempre nel caso dell'ordinamento italiano, che pone in primo piano assoluto (per la natura stessa delle dichiarazioni in essa contenute) i quattro principi prima enunciati, cioè: libertà, democrazia, eguaglianza sociale, pari dignità delle persone. Una carta costituzionale improntata anche al "far tesoro dell'esperienza" quando prevede nelle disposizioni transitorie e finali che lo "spettro" della dittatura (e delle sue conseguenze anche in ordine alla garanzia dei principi di libertà, democrazia, uguaglianza e dignità) possa rivivere. Sembrerebbe tutto molto coerente e, soprattutto, senza spazi per la tolleranza prima descritta! Forse non lo è.... o, almeno, sembra non esserlo.

I "sistemi" dell'etica, della morale e del diritto

Una delle cause della percezione di incoerenza, dall'analisi dell'esperienza pratica, è abbastanza evidente: il sistema etica, morale e diritto - immaginato come una serie di cerchi concentrici che tracciano i confini delle libertà individuali - ha perso, e perde in continuazione, la configurazione di sistema organico e coordinato. Come posso preoccuparmi di sanzionare il mancato rispetto della dignità di un animale, ad esempio, assicurandogli una morte "dignitosa" prima di mangiarlo, di evitargli sofferenze nel momento in cui mi trovo a doverlo restringere in una gabbia o impedendo che la sua vita sia inutilmente sacrificata alla sperimentazione se poi lo posso rendere "parte" in uno spettacolo o rendere possibile che il suo cadavere sia oggetto del divertimento del pubblico in una festa popolare (es. u curru u porcu)? Non basta, come posso considerare un sistema che da un lato enuncia la supremazia della dignità e dell'uguaglianza sociale impegnandosi a preservare l'individuo dalle sofferenze della povertà e dall'altro offre la possibilità istituzionalizzata di creare la povertà? Perché così è un sistema che consente, ad esempio, il prevalere della spinta consumistica quando legittima il produttore a ad assumere le vesti di autoprotettore del consumatore o quando lo stesso sistema rende tangibile il miraggio di una vita priva di stenti offrendo tale possibilità attraverso la massiccia offerta di lotterie e concorsi (alimentando il miraggio attraverso la dichiarazione di quanti hanno già "vinto" ma omettendo di dichiarare quanti hanno "perso"!)? I tre centri non coincidono più e, soprattutto, i confini del sistema non contengono più i "centri" individuali. Il singolo, in via evasiva o più pericolosamente - attraverso la libertà di interpretazione - in via elusiva, legittima qualsiasi propria condotta a scapito dell'altro, motivato solo dalla soddisfazione narcisistica: senza immaginare chissà quale situazione, ma mille cittadini che propongono dieci ricorsi al prefetto ciascuno avverso dieci legittime sanzioni per violazione delle norme di comportamento previste dal codice della strada ciascuno, non tentano di eludere il pagamento intasando inutilmente gli uffici? Inutilmente nei confronti del gruppo sociale... per l'interesse individuale no, anzi...

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