Il processo penale minorile e la definizione anticipata: il ruolo del difensore nelle possibilità di applicazione dell'articolo 27.


Approfondimento sul processo penale minorile e sulla possibilità di definizione anticipata dello stesso in relazione all'articolo 27 del decreto 488 del 1988: il ruolo del difensore nella valutazione dei presupposti.





Tale impianto si prospetta quindi ispirato al "principio di minima offensività" e l'estrinsecazione di tale principio trova pieno supporto negli articoli 27 e seguenti del citato D.P.R. 448/1988: infatti, il Pubblico Ministero (ferma l'immediata declaratoria di non punibilità prevista dall'articolo 26 in caso di minore infra quattordicenne) già durante lo svolgimento delle indagini preliminari se risulta la tenuità del fatto e l'occasionalità del comportamento può chiedere al giudice sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto quando l'ulteriore corso del procedimento venga a pregiudicare le esigenze educative del minorenne e, in caso di prosecuzione, Il giudice in applicazione del disposto di cui all'articolo 28 - sentite le parti, può disporre con ordinanza la sospensione del processo quando ritiene di dover valutare la personalità del minorenne all'esito della prova disposta con l'affidamento del minore ai servizi minorili dell'amministrazione della giustizia per lo svolgimento, anche in collaborazione con i servizi locali, delle opportune attività di osservazione, trattamento e sostegno con ulteriore facoltà di impartire prescrizioni dirette a riparare le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa dal reato.

La possibilità di definizione anticipata, a parere dello scrivente, è uno dei momenti che cadono spesso in quel meccanismo di eccessiva semplificazione e di riduzionismo prima descritti. Spesso, infatti, la richiesta ed il consenso all'applicazione del disposto dell'articolo 27 vengono visti come il possibile risultato di una equazione nella quale occasionalità e tenuità sono assimilati ai concetti propri del giudizio ordinario: così non è.

Tralasciando le numerose e ripetute pronunce della Corte di Cassazione al riguardo (in special modo per quanto riguarda la valutazione della personalità del minore), non può non rilevarsi che l'applicazione concreta del principio di minima offensività non possa tradursi semplicemente in una posizione di mera passività del minore indagato o già imputato che si propone alla valutazione del pubblico ministero (o del giudice) quasi come mero "dato curriculare".

La modalità di valutazione (che poi si traduce nel bilanciamento tra il principio di minima offensività, condotta antecedente, fatto, personalità e condotta susseguente) deve essere centrata sulla valutazione degli aspetti propositivi utili alla costruzione di un giudizio prognostico il più realistico possibile quasi che l'attrazione nell'orbita della devianza sia paragonabile all'effetto fionda delle missioni spaziali: una spinta naturale che il "sistema" offre per "tornare a casa"!

Ecco che, in conclusione, la sinergia tra le figure istituzionali (pubblico ministero, giudice, difesa) assume importanza decisiva in vista della realizzazione del preminente interesse del minore al recupero ed alla salvaguardia della personalità che deve essere intesa come vera "offerta di una nuova consapevolezza".

Sinergia che si deve tradurre in una stretta collaborazione nella quale il difensore (a qualunque titolo nominato) assume il ruolo fondamentale di trait d'union e di propulsore del percorso di recupero.

In questo senso, si ritiene, che la proposizione di percorsi che contemplino - ad esempio - l'esecuzione di attività del minore orientate a definire in termini oggettivi (ancorché frutto di una condotta suscettibile di interpretazione e valutazione) la sussistenza di una piena consapevolezza rispetto alla condotta che si pone all'attenzione del giudice (e sulla quale inevitabilmente viene a gravare un giudizio di riprovevolezza) a prescindere da quelle che potranno essere le valutazioni in sede di eventuale applicazione dell'articolo 28 (D.P.R. 448/88) debba essere momento necessario già in sede di svolgimento della fase delle indagini preliminari non già al fine di creare elementi di "bilanciamento dell'equazione" di cui prima si è detto ma, piuttosto, quale dimostrazione autonoma e preliminare (all'eventuale giudizio) della consapevolezza e della maturazione del minore).

Il "processo" può dunque rinunciare alla valutazione del fatto perché, tramite la puntuale realizzazione della sinergia pubblico ministero/difensore si è concretamente realizzata la "protezione" dell'armonico sviluppo della personalità del minore che il principio di minima offensività implica.

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