La figura dell'investigatore privato nei giudizi di separazione o divorzio ed il ruolo dell'avvocato.


Il ruolo della figura dell'investigatore privato nella separazione o nel divorzio, limiti all'utilizzo delle risultanze investigative ruolo dell'avvocato e valutazioni deontologiche e non, riferimenti normativi e giurisprudenziali.

Oramai il ricorso alla figura professionale dell'investigatore privato per l'espletamento di indagini ai fini della valutazione della sussistenza (ad esempio) dei presupposti per l'addebitabilità o meno di una separazione, è cosa pacifica e consolidata. Ovviamente il riferimento al conferimento di uno specifico mandato all'investigatore privato non può esaurirsi alla ricerca della presenza dell'eventuale amante (della relazione extraconiugale) anche se questa è forse "l'idea storica" che la menzione di questa figura professionale suscita: in parte è sicuramente vero, ma l'addebitabilità della separazione in presenza di una relazione extraconiugale non è cosa automatica, al contrario - per costante e consolidato orientamento giurisprudenziale - questa circostanza è sempre sottoposta ad un attento vaglio del giudice il quale può anche ritenerla semplice conseguenza del degradarsi del rapporto coniugale e dunque non considerarla ai fini dell'attribuzione di una colpa.

A cosa serve allora la collaborazione di un investigatore privato? Nell'ambito della separazione è davvero utile il ricorso al "pedinamento", al riscontro fotografico e via dicendo oppure no? Esiste un limite oltre il quale il ricorso a tale collaborazione è del tutto inutile se non controproducente? Come deve comportarsi l'avvocato?

Posto che le risultanze dell'eventuale attività investigativa dovrebbero essere intese (nel contesto della separazione oltre gli aspetti probatori correlati all'eventuale condotta infedele del coniuge) come strumento d'impulso ad una specifica attività istruttoria del giudice che altrimenti potrebbe non realizzarsi (ad esempio sotto il profilo patrimoniale) il bilanciamento che appare necessario riguarda le tipologie e la natura degli interessi dei quali di intende raggiungere una piena tutela. Dunque occorre distinguere i casi in cui l'indagine sia richiesta ai fini della verifica di elementi di tipo semplicemente patrimoniale (attività lavorative, consistenza reale del patrimonio e via dicendo) dagli aspetti che invece incidono sulla sfera personale del soggetto o che possano avere riflessi (coinvolgere) i figli minori. In che senso?

Ammissibile il fatto che l'utilizzo dell'attività investigativa possa essere utile a rivelare situazioni di effettivo disagio o altre ipotesi che possano incidere nella separazione sotto il duplice profilo processuale da un lato e psicologico dall'altro, tuttavia il dato ottenuto non dovrebbe essere utilizzato "teatralmente" con la finalità di creare un sostegno alle proprie tesi più di carattere empatico o emotivo che oggettivo come un qualsiasi elemento di prova richiederebbe.

Il rischio concreto è quello di dar vita ad una "complicità" con la parte assistita che potrebbe determinare una perdita di sensibilità verso atteggiamenti o comportamenti del tutto estranei al contesto giuridico della separazione: la parte (genitore) potrebbe essere la figura alienante e tentare di ottenere, anche attraverso una risultanza investigativa sempre interpretabile, il discredito del partner non tanto ai fini della separazione come fase processuale ma quanto nei confronti del figlio intrappolato nei meccanismi di una alienazione genitoriale.

Quindi, posto quale interesse preminente quello della tutela del minore (il riferimento di tipo estensivo è all'articolo 3 ed all'articolo 16 della legge 27 maggio 1991 n.176 "Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989" in S. Ord. G.U. 11 giugno 1991 n. 135) rispetto ad interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nel suo domicilio e nella sua corrispondenza o, in senso più ampio, nella sua vita di relazioni e nella sua quotidianità è necessario uno stretto coordinamento con il contenuto dell'autorizzazione 4/2002 del Garante per la protezione dei dati personali "autorizzazione al trattamento dei dati sensibili da parte dei liberi professionisti" (art. 1 per quanto riguarda l'identificazione dell'avvocato come soggetto autorizzato al trattamento) con i limiti imposti dall'art.2 e dall'art. 3, ovvero "i dati sensibili relativi ai terzi possono essere trattati ove ciò sia strettamente indispensabile per l'esecuzione di specifiche prestazioni professionali richieste dai clienti per scopi determinati e legittimi" ed, in ogni caso, "i dati devono essere strettamente pertinenti e non eccedenti rispetto ad incarichi conferiti che non possano essere svolti mediante il trattamento di dati anonimi o di dati personali di natura diversa". Tutto nei limiti imposti al successivo articolo 6: "i dati sensibili possono essere comunicati e ove necessario diffusi, a soggetti pubblici o privati, nei limiti strettamente pertinenti all'espletamento dell'incarico conferito e nel rispetto, in ogni caso, del segreto professionale.

I dati idonei a rivelare lo stato di salute possono essere diffusi solo se necessario per finalità di prevenzione, accertamento o repressione dei reati, con l'osservanza delle norme che regolano la materia (art. 23, comma 4, della legge n. 675/1996 ).

I dati relativi alla vita sessuale non possono essere diffusi".

Sotto il profilo della possibilità di acquisizione valga l'autorizzazione 16 dicembre 2009 n.6 "autorizzazione al trattamento dei dati sensibili da parte degli investigatori privati" ed in particolare quanto dichiarato nel preambolo: "i dati sensibili possono essere oggetto di trattamento anche senza consenso, previa autorizzazione del Garante, quando il trattamento medesimo è necessario per svolgere una investigazione difensiva ai sensi della legge 7 dicembre 2000, n. 397 o, comunque, per far valere o difendere in sede giudiziaria un diritto, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento, e che, quando i dati siano idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale dell'interessato il diritto sia di rango pari a quello dell'interessato, ovvero consista in un diritto della personalità o in altri diritti o libertà fondamentali". Per le finalità previste all'articolo 2, ovvero:

Il trattamento può essere effettuato unicamente per l'espletamento dell'incarico ricevuto dai soggetti di cui al punto 1) e in particolare:

  • a) per permettere a chi conferisce uno specifico incarico di far valere o difendere in sede giudiziaria un proprio diritto, che, quando i dati siano idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale dell'interessato, deve essere di rango pari a quello del soggetto al quale si riferiscono i dati, ovvero consistente in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale;
  • b) su incarico di un difensore in riferimento ad un procedimento penale, per ricercare e individuare elementi a favore del relativo assistito da utilizzare ai soli fini dell'esercizio del diritto alla prova (art. 190 del codice di procedura penale e legge 7 dicembre 2000, n. 397).

...(omissis)

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