Premesse ed alcune considerazioni deontologiche
Sebbene l'argomento sia, dal punto di vista del trattamento del caso concreto, di competenza di altre figure professionali piuttosto che di quella dell'avvocato, il fenomeno merita sicuramente di essere affrontato per la rilevanza che assume nel conflitto di coppia (nella separazione o nel divorzio) ed in particolare per i deleteri effetti che questo comporta nei confronti della prole.
Dunque, in una prospettiva di sensibilità deontologica tesa a non favorire o mantenere il livello di conflittualità della coppia, la comprensione della sindrome di alienazione genitoriale (dall'acronimo p.a.s. in lingua inglese strong>parental alienation syndrome) può sicuramente essere utile per il professionista del settore legale al fine di adottare le opportune strategie di negoziazione o di mediazione, deflattive della conflittualità della coppia anche mediante il sostegno di competenze differenti e più specifiche.
Tanto in ragione del fatto, che in presenza d questa dinamica patologica della separazione (o del divorzio) l'avvocato, con la possibilità di continuo rapportarsi con almeno una delle parti, possa essere considerato quasi come una "vedetta" pronta a scorgere i segnali dello scompenso della coppia in crisi: il manifestarsi della sindrome di alienazione genitoriale è, infatti, spesso prodromico all'instaurazione di un contenzioso destinato al continuo inasprimento.
Definizione della sindrome di alienazione genitoriale
Che cosa è l'alienazione parentale o l'alienazione genitoriale? Nella coppia in crisi nell'imminenza della separazione, nel corso della stessa o anche in vista dell'instaurazione della procedura di divorzio (e comunque fuori da qualsiasi percorso di composizione del conflitto), si assiste ad un vero e proprio "scompenso" dei ruoli delle figure genitoriali attraverso l'attivazione di una specifica condotta, da parte di uno di essi nei confronti dell'altro, tramite la prole. Uno dei due genitori realizza una vera e propria campagna denigratoria (ma forse il termine denigrazione non è sufficiente) nei confronti dell'altro al fine di distruggere ed annullare il rapporto con il figlio: da genitori si passa ad essere considerati alienante (colui che pone in essere la strategia denigratoria) ed alienato (il genitore bersaglio).
I segnali relativi alla presenza delle sindrome di alienazione parentale (o genitoriale)
Come può l'avvocato riconoscere tale situazione ed adottare le necessarie azioni (credo che in una concreta prospettiva di dissociazione deontologica si possa giungere anche alla rinuncia al mandato!)?
I segnali sono piuttosto specifici, ed in termini assoluti (senza cioè riferirli alla fonte alienante o alienato), in buona sostanza sono:
- figlio che manifesta apertamente mancanza di rispetto o disprezzo delle qualità di un genitore senza che l'altro (che è agevole identificare con l'alienante) manifesti la sua disapprovazione;
- il figlio descrive in modo illogico o irrazionale l'astio o il disprezzo nei confronti del genitore alienato;
- la descrizione delle figure genitoriali avviene mediante una netta scissione ed univoca attribuzione delle qualità: un genitore è tutto il peggio che ci possa essere (l'alienato), l'altro (l'alienante) ha tutte qualità positive;
- si assiste ad vero e proprio schieramento incondizionato a favore del genitore alienante senza che sia possibile alcun sovvertimento delle posizioni;
- il figlio è "convinto" che il giudizio negativo nei confronti del genitore alienato sia frutto di una sua elaborazione esclusiva;
- è agevole notare come le descrizioni dei contesti del conflitto o degli accadimenti che hanno portato alla formulazione di un giudizio negativo da parte del bambino nei confronti del genitore oggetto della strategia di alienazione siano frutto (importante la terminologia descrittiva) di un vero e proprio indottrinamento da parte dell'altro genitore che ha letteralmente "somministrato" storie;
- tutto viene riferito senza che venga a manifestarsi alcun senso di colpa o che ci possa essere la minima consapevolezza della vera e propria frantumazione della relazione;
- la campagna di allontanamento, denigrazione e sistematica distruzione della figura del genitore alienato viene ad estendersi anche al contesto sociale che questo può portare nella sfera del figlio (parenti, amici, nuova compagna o compagno).
Il ruolo dell'avvocato - conclusioni
L'obiezione è che l'avvocato certamente non riceve i figli della coppia! Infatti, fuori dai casi in cui è possibile verificare direttamente la sussistenza degli elementi utili a supporre l'esistenza della sindrome (la parte che si presenta allo studio accompagnata dal figlio che viene presentato come "testimone" o "vittima" delle malefatte del coniuge assente/alienato), l'attento ascolto è l'unico strumento a nostra disposizione per cogliere segnali di allarme.
Partendo dal presupposto che ciò che si manifesta come sintomo nel comportamento del figlio (e l'effetto è quello dell'allontanamento e della disgregazione del rapporto con il genitore alienato) è frutto della condotta attiva di uno dei due genitori l'equazione è piuttosto agevole: sarà lo stesso genitore (per noi parte) a riferire la condotta dell'altro.
Il padre non si occupa mai del figlio... e il bambino ormai si è così abituato a questa situazione che neanche vuole stare più con lui! Può trattarsi realmente di un padre che trascura la propria famiglia, come può trattarsi di una madre che ha messo in campo una strategia di alienazione e tenta di convincere il proprio legale della bontà delle sue ragioni e della necessità di adottare una strategia processuale "senza sconti".
Purtroppo non sono solo queste le possibili manifestazioni nelle quali si può imbattere l'avvocato: la strategia dell'alienante può giungere alla mistificazione della realtà a tal punto da attribuire all'alienato la colpa di false violenze, di false angherie sino a giungere all'attribuzione di falsi abusi sessuali.
La stessa conclusione (di essere innanzi ad una coppia alienante/alienato) la si può raggiungere ascoltando l'alienato: mio figlio non mi rispetta, odia la mia compagna e non riesco a capire qual'e il motivo di questo astio, pensi che non vuole vedere neanche più i nonni!
Ecco la necessità di un preliminare ed attento ascolto della parte al fine di valutare ciò che appare verità e ciò che realmente, invece, corrisponde al vero!
Posto che il ruolo dell'avvocato non può essere quello del terapeuta (il cui intervento è certamente necessario in una condizione del genere), è però necessario che piuttosto che "agire tempestivamente" magari richiedendo l'attivazione di una tutela di tipo penalistico, la conoscenza della sindrome di alienazione genitoriale possa costituire un filtro attraverso il quale modulare la strategia di gestione della separazione utile, se non altro, alla ricostruzione ed alla salvaguardia del rapporto genitoriale.
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