Il reato di stalking nella fattispecie prevista dall'articolo 612-bis del codice penale.


Telefonate continue, minacce e comportamenti persecutori o invasivi della sfera personale posti in essere dallo stalker, la definizione concreta del reato di stalking.





Strumento per eccellenza dello stalker rimane comunque il telefono, con cui iniziano, nella maggior parte dei casi, le "campagne di stalking": del resto, i mezzi indiretti di comunicazione, come appunto il telefono, appaiono i più utili e semplici, affinché il molestatore assillante possa raggiungere la propria vittima. Il telefono, e di recente anche i brevi messaggi da cellulare (gli sms), divengono un vero e proprio mezzo di persecuzione, consentendo di superare distanze geografiche e convenzioni sociali.

Per i medesimi motivi, anche attraverso la rete internet, con la diffusione del suo utilizzo da parte di milioni di persone in ogni parte del mondo, vengono posti in essere comportamenti di stalking (attuati tramite i servizi classici della rete, e-mail e chat) dando vita al cosiddetto cyberstalking. Tuttavia, tali mezzi sono sempre più spesso solo l'inizio della campagna di stalking, cui vengono ad aggiungersi, in un momento successivo, i contatti indiretti dello stalker con la propria vittima (pedinamenti, appostamenti) e gli approcci diretti. Secondo quanto sostenuto dal dottor Marco Strano, direttore scientifico del Telematic Journal of Clinical Criminology , alla luce delle ricerche più recenti, sviluppate in prevalenza nel mondo scientifico statunitense, é possibile sintetizzare una tipologia, semplificata, di persecutori:





  • 1) soggetti che non riescono ad accettare l'abbandono del partner o di altre figure significative e attuano una vera e propria persecuzione nel tentativo maldestro di ristabilire il rapporto o semplicemente per vendicarsi dei presunti torti subiti nel corso del distacco (la maggior parte dei casi). Sono i molestatori statisticamente più pericolosi per quanto riguarda la possibilità che lo stalking degeneri in atti di violenza fisica nei confronti della vittima;


  • 2) soggetti che sfogano attraverso lo stalking un rancore dovuto a cause molteplici nei confronti di una persona con cui sono entrati in conflitto, al di fuori di un rapporto affettivo. Tipico il caso dell'ex collega di lavoro che si e` comportato male con lui o del professionista (ad esempio un medico) che gli ha provocato un danno giudicato grave. Normalmente questi stalker presentano un livello di pericolosità contenuta per ipotesi di violenza fisica, rappresentata attraverso le molestie e gli insulti, ma difficilmente agita;


  • 3) molestatori sessuali abituali o conquistatori maldestri, che individuano l'oggetto del loro desiderio nella vittima (anche sconosciuta) ed effettuano una serie di tentativi di approccio. I soggetti appartenenti a questa categoria talvolta presentano modalità compulsive o possono giungere a vere e proprie forme di delirio. Per ciò che attiene agli indici di pericolosità , i molestatori sessuali possono divenire potenziali stupratori, mentre la categoria dei cosiddetti conquistatori maldestri normalmente e` pressoché innocua.


Talvolta si rilevano soggetti che possono essere inseriti parzialmente in più di una delle tre categorie. Il comportamento di stalking, così come descritto, presenta dunque numerose sfaccettature sia nelle modalità di attuazione della campagna persecutoria, sia nella motivazione che porta all'ossessione-compulsione dello stalker nei confronti della propria vittima.

Tuttavia, benché tale fenomeno descriva una costellazione comportamentale, solo in alcuni casi è ascrivibile a un conclamato disturbo psichiatrico con manifestazioni deliranti o con anomalie patologiche della personalità , rilevando nella prevalenza dei casi motivazioni razionali attinenti a un desiderio di vendetta o all'incapacità di accettare e di elaborare cognitivamente l'abbandono di un partner o di un'altra figura significativa. Quanto al riscontro giurisprudenziale questo spazia dalla configurabilità della condotta posta in essere anche antecedentemente all'entrata in vigore della norma e proseguita nel periodo seguente; così Tribunale di Milano 17 aprile 2009: "Il reato di stalking ha natura abituale, e deve ritenersi commesso dopo l'entrata in vigore del D.L. medesimo qualora anche un solo atto di minaccia o molestia sia compiuto dopo quel momento, e sempre che vi siano tutti gli elementi costitutivi previsti, anche grazie ad atti precedenti all'ultimo, ad essi legato da un vincolo di abitualità. Ne consegue che il nuovo reato, senza alcuna violazione del principio di irretroattività della legge penale, può applicarsi in relazione a condotte poste in essere reiteratamente in parte prima e in parte dopo la sua introduzione".

Mentre sulla distinzione concreta rispetto alle fattispecie già contemplate dal codice penale, una per tutte, Tribunale di Bari 6 aprile 2009: "il reato di stalking, caratterizzato da ripetute condotte di appostamento, comportamenti intenzionali e finalizzati alla molestia con effetto di provocare disagi psichici, timore per la propria incolumità e quella delle persone care, pregiudizio delle abitudini di vita, si distingue da quello di maltrattamenti poiché le condotte del denunciato sono reiterate e ingenerano un fondato timore da parte della vittima di un male più grave, pur senza arrivare a integrare i reati di lesioni o maltrattamenti". Nello specifico contesto familiare Corte di Cassazione Sez. VI del 21 gennaio 2009 n. 16658 secondo cui "è legittima la misura dell'allontanamento definitivo dalla casa familiare nei confronti di chi, pur avendo abbandonato formalmente la casa, continua a sottoporre a stalking la coniuge".

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