V Congresso A.N.A.ME.F. - Associazione Nazionale Avvocati Mediatori Familiari. II Sessione - Coordinatore Avv. Barbara Manganelli. La violenza assistita intrafamiliare e l'orientamento alla mediazione.


La violenza assistita intrafamiliare, una breve definizione ed una riflessione sul ruolo dell'avvocato come figura potenzialmente co-responsabile nel sostentamento del conflitto della coppia coniugale in vista della separazione, l'orientamento alla mediazione come strategia di deflazione del conflitto.

Definizione di violenza assistita.

La violenza assistita, in particolare quella che si svolge nel contesto intrafamiliare, riguarda tutte quelle situazioni in cui, il bambino, è "spettatore" di una serie di comportamenti violenti che però non possono essere ricondotti semplicemente ai "classici" episodi di percosse e simili. Essere partecipe, vittima, di violenza assistita significa assistere a:

  • continui litigi tra i genitori (o componenti della famiglia);
  • insulti;
  • denigrazioni;
  • conversazioni dai toni alterati;
  • litigi violenti (con percosse, lancio di oggetti ecc..);

è anche violenza assistita la presenza davanti a comportamenti apparentemente neutri che però sottendono pressioni psicologiche nei confronti di uno dei membri del nucleo familiare (es. destinate a provocarne l'allontanamento: non apparecchiare la tavola per uno dei genitori), è ancora violenza assistita essere spettatore di episodi in cui vengono rotti oggetti appartenenti ad uno dei componenti della famiglia, episodi in cui vengono distrutte suppellettili e così via. Gli episodi di violenza assistita determinano nel bambino sia delle conseguenze a breve termine che delle conseguenze a lungo termine che in buona parte - come sintomatologia - sono compatibili con il disturbo post traumatico da stress. A ben vedere la descrizione degli episodi che, se vissuti dal bambino o dall'adolescente, vengono definiti come violenza assistita intrafamiliare (dai più leggeri ai più gravi) sono dato comune nei racconti di moltissime separazioni personali delle quali noi siamo partecipi proprio come avvocati. La riflessione che voglio proporre riguarda proprio il ruolo dell'avvocato in questi delicati momenti della vita della coppia e più precisamente la valutazione della possibilità che proprio l'avvocato possa essere catalizzatore di condizioni sfocianti poi in episodi qualificabili come violenza assistita?

Il concetto di "delega" oltre la procura in senso tecnico.

Quando l'Avvocato propone la sottoscrizione della procura, quando in buona sostanza accetta il mandato, in realtà - dalla prospettiva del cliente e soprattutto nel contesto del diritto di famiglia - assume una delega di portata ben più ampia. Il contenuto di questa delega è - spesso - anche di natura profondamente psicologica: un potere di fare e un dover fare al posto di.... la prospettiva è quella che l'Avvocato possa realizzare "pubblicamente" (presentando ad esempio un ricorso perseparazione giudiziale) le attese intime dell'assistito, attese che normalmente sono collegate a sentimenti di rabbia, odio e simili.

"io voglio la distruzione del mio partner e la otterrò attraverso il mio avvocato"

In buona sintesi, il Cliente si attende che le sue istanze - cioè ciò che in fondo genera il conflitto privato - siano trasferite dall'Avvocato (possibilmente amplificate) innanzi il Giudice al fine di ottenere quella pubblica vittoria che non è altro che l'agognata distruzione del partner: ti toglierò i figli, non avrai mai la casa, scordati il mantenimento e via così....

Spesso, devo dire, quest'attesa del Cliente trova terreno fertile ove l'impostazione dell'agire dell'Avvocato venga improntata ad un semplice: "sono bravo perché vinco sempre le mie cause!" In questa prospettiva, considerato che il Cliente è sempre partecipe del contenuto degli atti che andiamo a formare anzi spesso ne è destinatario a sua volta se l'apprezzamento che restituisce vale a sostenere l'impostazione di cui abbiamo prima detto, è facile comprendere come lo stesso Avvocato possa essere artefice di condizioni tali da generare nel contesto intrafamiliare terreno fertile per il realizzarsi degli episodi di cui prima si è detto... Dopo l'incontro con il proprio Avvocato, il Cliente rinfrancato dal colloquio avuto, magari conclusosi con un "non si preoccupi è una causa vinta", torna nell'inferno domestico con una bozza del ricorso in tasca... a questo punto due esempi e due prospettive completamente diverse:

-il coniuge si dava a numerose relazioni adulterine, con numerosi congiungimenti carnali, umiliando e denigrando la figura del coniuge con un comportamento a dir poco ingiurioso. Lo scandalo ed il ludibrio a cui l'odierna parte attrice era sottoposta - vittima dell'osceno comportamento del coniuge - non poteva che generare il legittimo convincimento di dover porre fine alla convivenza pur nel rimorso di poter creare un grave pregiudizio al benessere psicofisico dei figli minori.

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AA.VV. "Violenza assistita e tutela dei minori" - Edizioni Kappa - presentazione

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