Il gioco euristico: riscoprire modalità di gioco semplici
« il: Ottobre 01, 2013, 10:28:33 am »
Pupazzi dai colori sgargianti...grandi occhioni e multisensoriali...trenini e macchinine che scintillano...parlano ...e quando le spingi partono spedite ...peluche che quando li guardi alle volte si impiega qualche secondo per capire se sono veri oppure no...Oggetti,vari , di tutti i tipi e per tutte le età...Voci che sostituiscono la ninnananna di mamma o che raccontano una storia, quella storia...magari la preferita del bambino al posto dell'adulto oggi sempre più indaffarato.

Giochi per rilassarsi, giochi per la dentizione, giochi per stimolare il linguaggio piuttosto che la manualità fine e grossolana...Giochi di cui quasi tutte le case, sono oggi piene...perché la pubblicità ci tiene aggiornati, ci invoglia, ci invita a... ci condiziona creando ansie e generando una risposta di acquisto per placarle....e senza quella struttura in plastica, dotata di maniglie, con pendenti che scendono e pulsanti che ricordano un juke box...pensiamo che il bambino non imparerà mai a tirarsi in piedi e muovere i primi passi...quasi come se non ci accorgessimo che basta un divano, una poltrona o la base di una sedia che il piccolo, quando è il suo momento, possa utilizzare come base per i suoi movimenti.

Già...quando è il suo momento, quando dovrebbe essere il suo momento, il suo! Ed invece regna una sorta di ansia da prestazione...perché il bimbo della tv...quello che è alimentato con quella specifica marca di prodotti è al novantesimo percentile della curva della crescita...e a nove mesi utilizzando i sonagli e la palestrina per poi passare ai vari luci e suoni e altri giochi interattivi...già muove i primi passi....e addirittura parla.... “Ma il mio ancora non dice nulla...” ripetono alcune mamme frustrate, che cosa sta succedendo??? Di cosa è giusto avere consapevolezza???

Non è una condanna ai giochi in commercio in genere, alcuni dei quali peraltro davvero ben fatti e realmente utili per lo sviluppo del bambino. Si tratta di una presa di coscienza che si orienta in due direzioni...Due domande: di cosa ha veramente bisogno il Bambino? Siamo consapevoli del bombardamento pubblicitario al quale siamo sottoposti? I nostri acquisti sono realmente spontanei o indotti?

Forse al nostro bimbo non piacciono i peluche e non ha importanza se in televisione quel bambino parla , ride, corre come se invece di nove mesi ne avesse 18... Chi è il nostro bambino? Osserviamolo e conosciamolo senza l'ansia di dover per forza di cose fare paragoni. E' innanzitutto una persona, che come tale avrà un suo percorso di crescita...personale e soggettivo che non potrà mai essere paragonato né al fenomeno della pubblicità né tantomeno al figlio del vicino di casa.

Di sicuro, però, quando si parla di gioco...c'è un qualcosa che accomuna tutti i bambini, tutti a prescindere da sesso, religione o cultura:la sete di scoperta. Come piccoli esploratori i bambini iniziano a sperimentare il mondo , prima assaggiandolo con la bocca, poi manipolandolo con le mani....e non hanno bisogno necessariamente di chissà quali materiali per poterlo fare .

Scoperta... eureka dal greco... gioco euristico dunque....Un gioco che consiste nell'offrire al piccolo una serie di oggetti affinché li possa spontaneamente e liberamente sperimentare come crede. Scatoline dunque che il bambino potrebbe impilare, dividere , seriare per forma o per colore... tappi, contenitori.... materiale anche detto “povero” che al contrario della parole offre una ricca possibilità di apprendere. Questo tipo di gioco è proposto molto spesso ai nidi d'infanzia. Dai sei ai dodici mesi viene offerto il materiale proponendolo in quello che è comunemente chiamato come “cestino dei tesori” dove i bambini seduti intorni, pescano gli oggetti ( spazzolini, cucchiai, pennelli da barba, spugne ecc...) e li sperimentano...Successivamente, si propone il materiale... offrendo sacchetti o contenitori dentro i quali sono riposti gli oggetti... barattoli, tappi, stoffe e così via... che consentono di dar vita appunto all'attività euristica...

Il bambino sceglie da solo cosa fare con quegli oggetti , potrà infilare, sbattere, impilare , allineare, sviluppando in questo modo capacità sensoriali-percettive , uditive e la nascita dei primi concetti. Non tutti i bambini frequentano il nido d'infanzia. Non è un invito a trasformare in una sezione nido la cameretta del piccolo, ma semplicemente a riconoscere che anche una pentola con un cucchiaio di legno sono considerati gioco dal bambino. Offrirgli materiali che permettano al piccolo di essere sperimentati e poter sperimentare è un grande regalo ...soprattutto al bambino di oggi.

Molti pedagogisti lo hanno dimostrato in recenti testi a disposizione in qualsiasi libreria o biblioteca ma è curioso pensare che nel 1895 le sorelle Agazzi inaugurarono il “museo dei poveri” che rende unico il loro metodo pedagogico... dentro il quale venivano collezionate le “cianfrusaglie” ovvero tutto quel materiale che secondo loro sviluppava la sensorialità dei bambini della fascia 3- 6 anni( bottoni, vecchie riviste, tubetti, nastri)! Incredibile come un bambino di fine 800' si divertisse a giocare con gli stessi materiali con cui su diverte un bambino d'oggi... Perché se li si osserva, i bambini... solitamente prendono e abbandonano velocemente un gioco commerciale.... ne sono incuriositi al primo impatto... mentre di scoprire non perdono mai lo stimolo...

Vale la pena dunque diventare fruitori attivi di ciò che il palinsesto ci propina...e sapere che i modelli ai quali deve corrispondere l'infanzia oggi sono modelli stabiliti e studiati. Non ha importanza dunque che il proprio bambino impari che forza, tanti muscoli e armi sono uno status symbol o che una bambina impari ad ammiccare in fasce perché è glamour con la spiacevole conseguenza che a due anni non faccia un capriccio perché vorrebbe ancora gelato come sarebbe normale che fosse... ma casomai perché la mamma non ha ancor stirato la gonna a quadretti....

Anche per quelle famiglie che non hanno la possibilità di acquistare al proprio figlio tutto ciò che il mercato propone... una sorta di rassicurazione... perché il bambino ha possibilità di giocare anche senza che questo rappresenti un costo.... ed essere ugualmente un bambino felice.

Perché il bambino per essere felice non ha bisogno di essere né l'estensione delle aspirazioni realizzate o non dei suoi genitori, né il prototipo del MACHO O DELLA MISS incalzato dai media... per essere felice ha semplicemente bisogno di essere un bambino e basta.