Tutte le volte che lo incontro , il mio vicino di casa guarda intenerito i miei bambini. Non perde occasione per far loro complimenti ed immancabilmente inizia a raccontare... fermando il tempo. Racconta della sua infanzia, racconta di quell'infanzia di allora, fatta di poco, di preziosi piccoli tesori! Racconta della sua prima comunione... che non scorderà mai perché quella festa fu l'occasione in cui poter mangiare caffè latte e biscotti... erano il regalo! E racconta di quella signora, mamma di dieci bambini: “avevano tutte le età...” - mi dice sempre, guardando lontano - ” e la vedevi girare con la sua fila di bambini che la seguivano , un po' come mamma anatra con i suoi anatroccoli”.

Sono quei racconti che ti scaldano il cuore ma che, se sviscerati da mille altri punti di vista, possono portare a mille riflessioni. Chissà come addormentava i suoi dieci figli quella signora? Non esistevano certamente i mille manuali sul sonno che ti insegnano a fare la nanna, piuttosto che mangiare in un determinato modo...giocare....parlare...interagire... Non esistevano regole...sicuramente ci si affidava al proprio istinto...ed i figli crescevano.... non “crescevano comunque”... crescevano, come “crescevano”, attraverso l'esperienza sempre nuova o condivisa con chi prima di loro era stato madre o padre, i genitori!

Per crescere – ed educare - oggi l'informazione non manca: libri, riviste, internet, programmi televisivi che cercano di “insegnare” il mestiere di genitore (forse senza guardare, come un tempo all'essere genitore). É diffusissima la tendenza , quando ci si sente in difficoltà, di cercare affannosamente consigli... spesso lo si fa documentandosi, navigando oppure cercando in quel programma televisivo uno specchio dove potersi riflettere e dire: “Allora si fa così...”

Certo che sugli argomenti relativi alla crescita ed all'educazione, l'informazione è molto utile ed è una grande fortuna quella di poter attingere a diverse fonti per acquisire notizie e saperi sconosciuti o che non si erano (persi nel forsennato ritmo del vivere) presi in considerazione. Ma c'è il rischio di eccedere, c'è il rischio di trasformarsi in vere e proprie vittime dell'iperinformazione.

Allora partiamo, innanzitutto, dal presupposto che quando si parla di educazione e del favorire una crescita equilibrata del bambino non esistono regole rigide: se io cerco la ricetta per cucinare un dolce, è normale che debba attenermi a questa in modo più o meno preciso, certo non posso mettere dieci uova se ne occorrono quattro il risultato non sarebbe certo quello atteso ma – forse – cinque si! Quando invece, si tratta di documentarsi circa l'educazione dei propri figli, di quanto riguarda lo sviluppo del bambino, è opportuno approcciarsi in maniera sempre correttamente critica verso quello che si legge, verso ciò che è il prodotto dell'elaborazione dell'esperienza altrui e che – spesso – ci viene proposto “senza filtri”.

Questo non significa approcciarsi alla lettura con spirito contestatore a priori. Ad esempio, sicuramente quella regola, descritta e applicata su quel libro è valida, ma non è detto che lo sia per tutti e non è detto che se una mamma ha intrapreso fino a quel momento altri percorsi sia per questo una cattiva madre o che sia costretta – per apparire “diversa” - ad adeguarsi a tutti i costi a quel nuovo modello stravolgendo, magari, le routine acquisite dal bambino.

E' ricorrente percepire oggi , un senso di disagio fra le mamme... un senso di vera incertezza, insicurezza.. inadeguatezza, specialmente nei primissimi anni di vita del piccolo. Una sorta di perenne stato di crisi e stato d'ansia che denota come sia sempre più difficile affidarsi a quell'istinto che in molti casi è molto più utile di tanta teoria. Allora ricordiamoci che il rapporto fra madre e bambino è un rapporto di simbiosi, si parla il linguaggio del corpo con un dialogo chiamato “tonico” poiché è attraverso il tono della corporeità che mamma e bambino imparano a comunicare, conoscersi e capirsi.

Comprendere che lasciarsi andare a questa corporeità è molto più utile che interrogarsi su cosa è giusto fare e non fare, uccidendo spesso, quella spontaneità che fa parte dei gesti materni: è normale che allattare sia importantissimo come abituare il bambino all'autonomia nel sonno... ma prenderlo in braccio e garantirgli contatto è alla base dei suoi bisogni irrinunciabili.

Ad esempio ci sono libri che criticano pesantemente l'abitudine a portare il bambino nel lettone... recenti teorie dimostrano al contrario che dormire in mezzo a mamma e papà favorisce sicurezza e benessere. Che fare allora quando si va a cercare l'informazione su questo o altri argomenti?

Partire innanzitutto dal presupposto che il mio o i miei bambini non sono “quel bambino”, non sono il bambino del libro, della televisione o del forum appena letto in rete. Ed io che leggo, che guardo, che osservo non sono quella mamma. Chiedersi dunque se l'informazione che acquisisco mi appartiene realmente, se il modello educativo che mi viene proposto appartiene realmente a me, alla mia famiglia, al mio bambino.

Alle volte esistono correnti di pensiero che cambiano, come delle mode o come miti che si adeguano, svezzare i bambini tardivamente piuttosto che precocemente... poi precocemente in modo assoluto piuttosto che secondo ritmi individuali... tutto cambia e tutto deve essere letto, visto, vissuto ad ogni costo per sentirsi adeguati. Ecco allora che un atteggiamento fermo e “equilibratamente critico” può aiutare a non farsi invadere da dubbi che alimentano insicurezze e senso di inadeguatezza, che alimentano quel perenne stato d'ansia. S.O.S mamma dunque, un appello al proprio unico, personale e originale modo di essere madre! Perché la troppa informazione non diventi un ostacolo anziché una possibilità di crescita, S.O.S mamma per leggere ed informarsi senza mettersi costantemente in discussione, ma mettendo anche in discussione quello che può essere vero per altri ma non per sé.