Francesco Paternostro

Bene o male sono quasi quarant'anni (forse qualcuno di più) che gli echi della denuncia rispetto ad un sistema sociale improntato sul consumo forsennato, arrivano... arrivano e, vista la potenza intrinseca del sistema stesso, si spengono... si riducono ad esempio di studio accademico, ma – davvero purtroppo – è molto scarsa l'effettiva capacità di generare una risposta adeguata.

Centri commerciali di dimensioni mostruose, esercizi commerciali al loro interno... di dimensioni mostruose, proposta di merci la cui diversificazione intrinseca è davvero relativa... consumo, consumo, consumo... sostenuto in ogni modo e a qualsiasi costo, sopportato dallo stesso consumatore, ormai all'interno di un modello la cui evanescenza è paragonabile a quella dell'azoto liquido... all'interno di un modello sociale il cui ritmo è quello pulsante ed indistinto della cacofonia del ruomore dei carrelli della spesa, dei “macchinini” che registrano la spesa per rendere i pagamenti più veloci, dei suoni ritmici diffusi dagli altoparlanti dei centri commerciali e dello sbattere delle luci ammiccanti sulle retine di occhi persi!

Quando noti che ad ogni cosa, ad ogni servizio viene attribuita la forma di una scatola... di un qualcosa di tangibile che può dare l'idea di essere posseduto devi cominciare a pensare che qualcosa non funziona come dovrebbe: saranno quindici anni che gli istituti di credito, ad esempio, propongono contratti di conto corrente “in scatola”... perché? Per semplificare la gestione degli aspetti pubblicitari... fare in modo che il cliente “materializzi” un servizio e possa essere spinto a desiderarlo attraverso l'associazione ad un prodotto come se fosse al supermarcato! Percezione visiva e tattile...

Anche le idee spesso seguono la stessa sorte di “scatolificazione”... il software, i libri, l'opera musicale... spingendo il modello di ricerca della soddisfazione del bisogno (ammesso che ci sia e sia reale ed autonomo) verso modelli facilmente gestibili. Non basta..

Davanti ad una sostanziale mancanza di diversificazione intrinseca (pensiamo ai prodotti tecnologici) questa viene sostituita dal perverso meccanismo della vendita dell'esperienza... esperienza dell'acquisto, esperienza del possesso, esperienza dell'utilizzo.... che a sua volta si collega all'esperienza (ad esempio) del poter pagare in un certo modo... o del non poter pagare ma poter possedere ugualmente. Il tutto non già perché esiste un bisogno reale (una necessità contingente) da soddisfare, piuttosto perché attraverso “quel possesso” - sia esso un paio di scarpe o una carta di credito – io esisto perché appartengo, perché ostentando quel possesso potrò essere riconosciuto!

Con un minimo di fare attento e critico, questo “quasi dogma” lo possiamo trovare in ogni più recondito meandro del consumare ma quasi non possiamo... Galimberti scrive “in questa condizione si riduce, fino ad annullarsi, lo spazio della libertà ed il bisogno di interpretazione. Ma questa riduzione non può essere avvertita perché, per esserlo, occorrerebbe disporre di un altro mondo rispetto al mondo rappresentato, che invece è l'unico che il monologo collettivo dei mezzi di comunicazione ci concede di abitare”.

Corpi di donna (privi di anima) diventano il desiderio che si realizza attraverso il possesso di un qualsiasi oggetto: possedere per il pubblico maschile, voler essere per quello femminile. Ampi spazi e lunghe strade a bordo del SUV di turno sono l'espressione del desiderio di potere e di invincibilità fino a sconfinare nelle vie del proibito (ma comunque desiderato) e nel minare la dignità della persona (basta dare una sommaria lettura di molte pronunce dell'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria... senza andare troppo indietro nel tempo... il caso Fracomina!).

Persone trasformate... trasformate in macchine da consumo... per placare ansie ataviche, scoperte e gestite dal motore del consumo.. da chi in questo ha scoperto una dinamica di profitto autosostentante: il consumatore che si consuma in se stesso... la sua continua emorragia è il profitto dell'altro... continuo!

Ansia e terrore di restare anonimi, di non esistere, di non avere nessun controllo della propria vita se non attraverso il possesso: consumatori consumati.