Francesco Paternostro

La famiglia e le dipendenze alcooliche: alcolismo o etilismo
« il: Ottobre 01, 2013, 10:14:51 am »
Saresti capace, in questo preciso momento, di alzarti e buttare nella spazzatura tutti gli alimenti e bevande che contengono alcool presenti di dentro casa? Riusciresti a vivere sereno e tranquillo? Pensi che comporterebbe una rinuncia insostenibile?

Qualcuno potrebbe rispondere “si, certo... lo faccio subito”, qualcuno potrebbe chiedere “ma perché? Un buon bicchiere di vino non ha mai fatto male a nessuno..” altri, quelli che questo approfondimento non lo leggeranno mai, potrebbero dire “ma che scherziamo??? mica sono alcolizzato!!”. Tre risposte che contengono, quasi, tutte le verità sul problema!

L'uso dei prodotti derivati contenenti alcool è parte della tradizione culturale di molte popolazioni (e questo è la prima verità) e l'impiego anche quotidiano delle bevande è considerato assolutamente normale (seconda verità). La differenza “storica” è nell'elevatissima (smisurata) disponibilità di tipologie di bevande (o altri prodotti) dipendente da veramente “insensate” scelte di mercato: prodotti alimentari contenenti alcool sono presenti dovunque e propinati come parte necessaria di ogni momento della vita quotidiana tanto da stravolgere qualsiasi “percezione culturale storica” sul prodotto. Questo significa che, oltre al dato culturale storico, oggi si è creata una tolleranza molto elevata rispetto alla presenza del prodotto “alcoolico”: la “socialità” del bere o il suo impiego alimentare sono stati sostituiti da concetti quali “necessità per” (ad esempio integrazione nel gruppo dei pari) fino a giungere a tentativi di creare una percezione di necessità medica (ad esempio il vino rosso è salutare per il cuore...), l'uso dell'alcool è stato mitizzato!

La persona media oggi non percepisce direttamente il rischio connesso all'uso dell'alcool... è normale che faccia parte della nostra vita! Così, l'industria è passata da una visione di targeting da chi beve e chi può bere... e, ad esempio, sono aumentate le bevande a bassa gradazione alcoolica destinate ad un mercato di giovani e giovanissimi consumatori... da parte del pubblico non viene più percepito il pericolo correlato all'uso dell'alcool (terza verità).

Ma cosa succede quando beviamo? Appena il liquido contenente alcool viene a contatto con le mucose del cavo orale (cioè... appena beviamo il primo sorso) e prima ancora di giungere nello stomaco, il nostro corpo inizia ad assorbire alcool e a trasferirlo nel circolo sanguigno. Ci vuole un “lavoro” molto lungo e particolare per metabolizzare la molecola (è il fegato che se ne occupa)... quindi l'alcool rimane nel circolo ematico per diverso tempo... ma già dai primi istanti dopo l'assunzione (meno di un minuto), attraverso il circolo ematico, l'alcool arriva immediatamente al cervello superando agevolmente ogni barriera. Non ci rendiamo immediatamente conto di cosa accade perché gli effetti immediati possono anche essere piacevoli... ma, in ragione della dose assunta, possono rapidamente tramutarsi in catastrofici... fino al coma (coma etilico) e alla morte per arresto cardiocircolatorio (si è vero... si può morire per il semplice fatto di bere!).

La presenza dell'alcool nel cervello (nel sistema nervoso centrale se vogliamo dirla in termini scientifici) ha però anche altri effetti (ben diversi dalla semplice euforia o dai postumi di una sbronza o, più correttamente, intossicazione...)... crea una subdola dipendenza!

L'uso costante dell'alcool costringe l'organismo ad adattarsi allo smaltimento... il fegato lavora e lavora – riportando danni sempre e comunque – e per qualche tempo riesce a depurare l'organismo ed il circolo ematico consentendo al cervello di riprendere le sue normali funzioni... solo che... solo che la persona comincia a sentire – inconsapevolmente - un bisogno costante di alcool... più ne introduco e smaltisco... più ne ho bisogno... l'equilibrio regge per qualche tempo... ma poi, il povero fegato (ormai seriamente danneggiato) non riesce più a smaltire questa sostanza tossica... da parte sua anche il cervello patisce danni seri e costanti derivanti dalla presenza di alcool... siamo in piena dipendenza alcoolica: se il bevitore sospende l'assunzione (magari solo per dormire) cade in una vera e propria crisi d'astinenza e deve assolutamente introdurre alcool nell'organismo.

Non risolviamo la questione identificando la persona che ha una dipendenza alcoolica solo con il barbone riverso sul marciapiede... quando siamo a cena con amici e notiamo qualcuno che, apparentemente normale, manifesta qualche sintomo di disagio fino a che non vengono servite le birre... e appena ha davanti il boccale ne beve immediatamente e velocemente quasi un terzo... abbiamo davanti un amico con un problema... Quando qualcuno ci propone l'aperitivo come rito irrinunciabile... abbiamo davanti qualcuno con un problema... quando vediamo un ragazzino con in mano una bevanda colorata dal gusto stranissimo... alcoolica... abbiamo davanti un ragazzino con un problema!

Ma come si arriva a tutto questo? Comprendendo che l'alcool è una droga... come tante altre... e come tutte le droghe, quando assunta – in qualsiasi quantità – altera la percezione della realtà: chi assume alcool ha evidente bisogno di modificare la propria percezione della realtà!

Nella stragrande maggioranza dei casi siamo davanti ad un problema che riguarda l'assetto del nucleo familiare attuale o d'origine quando la Persona si trova ad essere sola magari a seguito di una separazione causata proprio dal manifestarsi dei sintomi della dipendenza ed è in questa prospettiva che il problema deve essere affrontato.

Quando ci si rende conto dell'esistenza della dipendenza alcoolica, e per quanto riguarda la Persona direttamente coinvolta questo è il passaggio più difficile, è bene rivolgersi a strutture in grado di mettere in atto tutte le strategie necessarie: sia in ambito ospedaliero sia nei momenti successivi al fine di consolidare il risultato raggiunto.

In Italia sono attive molte associazioni che, con metodologie differenti, aiutano la Persona che è riuscita a ritrovare la sua sobrietà a mantenere nel tempo la condizione raggiunta... perché non provare?