Francesco Paternostro

Veniva il tecnico a casa, portava la sua valigiona piena di strumenti e, con fare da chirurgo, smontava il fondello posteriore chiedendo di stare tutti lontani: è pericoloso!

Se il guasto non era grave, cioè se si vedeva a vista quale valvola fosse saltata, la riparazione era immediata altrimenti la televisione andava a finire “al laboratorio”: cioè veniva portata in quel negozietto fronte strada pieno di pezzi e cianfrusaglie di ogni tipo, arredato con un bancone con dietro uno specchio... serviva a controllare il monoscopio mentre il tecnico lavorava sulla parte posteriore del televisore.

Il negozietto a chiuso da parecchi anni, se il mio televisore di oggi si rompe lo butto (come ogni cosa che si rompe) e se volessi usare il vecchi televisore a valvole (che dall'ultima riparazione non aveva mai smesso di funzionare) non potrei farlo più!

Può anche essere che il prossimo televisore non possa comprarlo.... c'è la crisi... sarà bello tornare a raccontarsi le storie davanti un piatto di polenta fumante (cotta a legna... perché potrebbe scarseggiare anche il gas).... non è poi tanto uno scherzo... cerchiamo di capire uno dei possibili perché.

Siamo nati e cresciuti in un sistema economico in piena evoluzione (non solo quello occidentale... la corsa è iniziata quasi per tutti) che, almeno secondo la percezione di cammina per la strada e guarda i cartelloni pubblicitari, è stato un continuo sfornare benessere, nuove opportunità di soddisfazione di bisogni, nuove e sempre nuove opportunità di consumo.

All'inizio tutto, bene o male, funzionava anche se con fisiologici e necessari problemi... non tutti poteva far parte del virtuoso circuito del consumo: l'impresa, attraverso il lavoro dei dipendenti (che retribuisce), produce i beni: impresa e dipendenti (o imprese e dipendenti) a loro volta sono consumatori. Visto che non tutti possono essere imprenditori o dipendenti (operai) alcuni saranno, ad esempio, contadini, muratori o dipendenti pubblici; ad esclusione di un fisiologico tasso di inoccupati e di una normale percentuale di inabili al lavoro (o perché troppo piccoli o perché troppo vecchi). Impresa, finanza e politica sono – almeno in questa fase – entità distinte che interagiscono continuamente ma che comunque tendono a rimanere distinte (anche se esempi di “convergenza” o “controllo” di interessi ci sono, ma consideriamoli fisiologici).

La produzione cresce ed il profitto anche... ma la pacchia non può durare... l'equilibrio del consumo arriva rapidamente alla saturazione e, nel breve periodo, l'imprenditore si accorge che il suo margine di profitto è inesorabilmente destinato a ridursi.

La prima contromossa per mantenere in equilibrio il sistema è quella di introdurre un meccanismo di ricambio necessario del bene prodotto programmandone la vita (obsolescenza programmata: il motore della tua macchina morirà a 175.897,3 km... a quel punto dovrai comprarla nuova) e sostanzialmente costringendo il consumatore (che però è anche l'operaio che produce il bene e che con il suo salario lo può a sua volta comprare) ad affrontare un rinnovo programmato del suo “parco beni”.

Anche così i cicli del profitto sono troppo lunghi, quindi è necessario introdurre sistemi diversi per indurre consumi costanti o crescenti anche a fronte della saturazione dei mercati: allora induciamo il bisogno, costruiamolo ad arte, rendiamo l'acquisto una vera e propria compulsione attraverso i sistemi più disparati.

Però... però tutti fanno così... allora, per stare al passo, occorrono capitali... finanza ed impresa cominciano a diventare entità troppo compenetrate la “finanza” partecipa all'impresa e l'impresa partecipa alla finanza”... con la politica che assorbe il surplus di disoccupati creati dalla necessità di ridurre i costi... licenziamenti... giusto per stabilizzare i margini di profitto...

Quindi? Quindi assunzione di personale alle dipendenze dello Stato.... null'altro che la creazione di consumatori a costo zero per l'impresa.... però... però ognuno vuole il saldo di ciò che ha investito... e la finanza chiede il conto... chi lo paga? Gli Stati... si, bene o male lo pagano e si continua ad andare avanti, ma non basta.

Tutto è diventato parte del consumo: ogni cosa è proposta nella veste di un prodotto... anche un conto corrente (che più virtuale non può essere) viene proposto come scatola... qualcosa di tangibile da acquistare....

Dove non ci sarebbe da consumare... ci si inventa il consumo delle esperienze.... dove non ci sono esperienze da vendere... ci si inventa la necessità di fare esperienza... che però deve essere acquistata... ma qui siamo andati oltre...

I cicli del profitto ormai sono ridotti a settimane... occorre letteralmente “cavar soldi” in altro modo.. allora? Allora si specula... e alla grande...

Le risorse interne in termini di potenzialità di consumo si riducono ed invece di pensare a ricostruirle che facciamo? Spostiamo la produzione dove costa meno e vendiamo sul mercato di provenienza. Ma così parte del circuito originario inizia a “lavorare in perdita”... da dove arriveranno mai le risorse economiche da spendere? Dagli Stati che ormai devono assolutamente far far fronte a tali scompensi con azioni di mera stabilizzazione sociale (diciamo anestetizzazione?)... ma... per finanza e impresa è meglio essere a loro volta “Stati”... controllando il fare politico, indirizzando le scelte economiche, pilotando i consumi e via dicendo... pur di mantenere il profitto (completamente scollegato da qualsivoglia funzione sociale)...

Globalizzazione.... e... il sistema non può reggere all'infinito.... per il semplice fatto che non può crescere all'infinito: o i nuovi mercati saranno quelli marziani oppure si deve dar conto che siamo davanti risorse finite! La terra quella è... e non possiamo certo gonfiarla (metaforicamente) come un palloncino per creare nuovi mercati o spazi di produzione... ma poi per vendere a chi?

Il vecchio televisore non è stato vittima dell'obsolescenza programmata anzi, era nato per essere eterno (magari come rifiuto lo sarà pure)... ed è lì... ancora lì! Quello nuovo sarà sostituito... tra 7654989 minuti... il suo sostituto potrebbe essere vecchio prima di arrivare a casa... tornando potrei notare il il nuovo cartellone pubblicitario... o, magari, toccando il telecomando della vicina potrei rendermi conto che l'esperienza non ha paragoni... potrei comprarlo... ma con cosa? Sono tre generazioni che in famiglia non si lavora o quasi... mio bisnonno mi raccontava del signore che riparava i televisori... domani è Natale, Natale del 2020... C'è quella pubblicità dei nuovi insediamenti americani in Iran... offrono terra e case... magari ci vado.