Paola Popolla

Contrastare il fenomeno del bullismo nell'ambito scolastico
« il: Ottobre 01, 2013, 10:47:37 am »
Con il termine bullismo si definiscono tutti i comportamenti aggressivi messi in atto volontariamente, ripetuti e continuati nel tempo da una o più persone nei confronti di un’altra percepita come più debole.

Il termine italiano bullismo è la traduzione letterale di “bullying”, parola inglese utilizzata nella letteratura internazionale per connotare il fenomeno della prepotenza tra pari in un contesto di gruppo.

È stato Olweus (1978), ad utilizzare una definizione più ampia, assumendo l’idea che il bullismo fosse riferito sia al gruppo, sia all’individuo.

Tale fenomeno si caratterizza per la presenza di tre fattori:

intenzionalità il bullo mette in atto volontariamente dei comportamenti fisici, verbali o psicologici con lo scopo di offendere ed arrecare danno all’altro;
persistenza nel tempo o Sistematicità gli episodi sono ripetuti nel tempo e si verificano con elevata frequenza;
asimmetria il rapporto è caratterizzato da disuguaglianza di forza e di potere, per cui il bullo prevarica e la vittima ha difficoltà a difendersi sperimentando un forte senso di impotenza
I dati confermano che il bullismo è un fenomeno che riguarda sia i maschi che le femmine anche se con caratteristiche diverse. Le prepotenze dei maschi sono dirette sia ai maschi che alle femmine, mentre le prepotenze di quest’ultime per la maggior parte indirette (psicologiche) si rivolgono prevalentemente verso altre femmine.

Spesso il bullo è spalleggiato dai sostenitori che sono coloro che partecipano direttamente alle angherie che lui mette in atto o che lo appoggiano con incitamenti e risolini. Fondamentale è il ruolo di coloro che assistono alle prepotenze e che spesso scelgono di non intervenire, facendo finta di non vedere, gli spettatori neutrali.

Le vittime rischiano di diventare individui più ansiosi ed insicuri e anche i bulli nel tempo rischiano di sviluppare personalità devianti o antisociali, è importante che tutti coloro che si occupano della crescita e del benessere dei giovani si adoperino per prevenire e contrastare le prepotenze e le angherie promuovendo lo sviluppo di capacità empatiche e abilità prosociali.

E’ possibile riconoscere la vittima perché può tornare a casa con lividi, graffi, vestiti o oggetti rovinati, ha pochi o nessun amico, spesso ha paura e non vuole andare a scuola, è inappetente, non riesce a dormire o fa brutti sogni, soffre di mal di stomaco e/o mal di testa e ha frequenti sbalzi d’umore. Ovviamente questi sono soltanto dei sintomi indicativi di una situazione di malessere che va comunque approfondita, sia da parte della famiglia che della scuola.

Nella nostra esperienza di interventi sul bullismo all’interno delle scuole di alcuni Comuni laziali, nell’ambito di un più ampio progetto sulla Sicurezza e la Legalità, abbiamo riscontrato come tale fenomeno sia percepito come nodo particolarmente problematico all’interno di molti istituti scolastici.

Nel nostro progetto abbiamo coinvolto alunni, genitori e insegnanti informando e sensibilizzando al fenomeno per abbattere luoghi comuni errati e per promuovere l’ attivazione di strategie utili a fronteggiare il bullismo.

In particolare è stato utile intervenire con il gruppo degli alunni riflettendo sulle emozioni e sull’importanza del gruppo, cercando di modificare quella visione per cui “se racconto, se mi confido significa che faccio la spia o che sono un codardo”. L’obiettivo è stato quello di creare un contesto in cui l’intera classe fosse capace di sostenere la vittima, uscendo dal ruolo di spettatori neutrali dinanzi alle prepotenze perpetrate, riconoscendosi così come soggetti attivi e responsabili, “coraggiosi” difensori della vittima.

Alla conclusione del progetto è stato attivato uno sportello d’ascolto di contrasto al bullismo in alcune scuole che avevano aderito all’iniziativa per garantire continuità e incoraggiare quel clima di apertura ed accoglienza, per cui raccontare e condividere delle emozione dolorose potesse essere d’avvio per potenziare le proprie abilità sociali, imparando a difendersi, a tutelare se stessi accrescendo la propria autostima.

Dott.ssa Paola Popolla - Psicologa, Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Roma

Dott.ssa M. Fabiana Briganti - Psicologa Clinica, Esperta in Psicodiagnostica dell'età adulta e dell'età evolutiva