Francesco Paternostro

La questione, da qualche anno ormai, si ripete con cadenza annuale: il momento della presentazione della domanda di iscrizione per l'anno successivo, si traduce nel pagamento di un balzello che solo in parte è dovuto. Non solo... alcune volte giungono alle famiglie per il tramite dei propri figli, comunicazioni relative a richieste di finanziamento dell'istituto frequentato che spesso hanno un vago “retrogusto” di ricatto.

Per quelli che non pagano (oltre alla cronaca relativa alla sostituzione di pasti con panini) pubbliche reprimende (in classe davanti i compagni) o lettere successive che preannunciano vere e proprie ritorsioni attraverso le schede di valutazione: non paghi? Ti abbasso il voto in condotta!

Casi eccezionali? Non troppo! Le segnalazioni di genitori colpiti da questo genere di richieste, sono piuttosto numerose e distribuite sul territorio... pare sia quindi una sorta di epidemia!

Cerchiamo di fare chiarezza e troviamo il modo di rispondere adeguatamente a richieste mal presentate e che non hanno nulla a che vedere con obblighi imposti dalla legge.

A partire dall'entrata in vigore della legge 296/2006 (legge finanziaria 2007) venne rimodulato – nuovamente – il limite di età per la scuola dell'obbligo, innalzato ai sedici anni (in pratica fino al terzo anno della scuola superiore) senza peraltro alcun intervento sulla disciplina impositiva (tasse scolastiche) regolata dal decreto legislativo 17 ottobre 2005 n.226 che, agli artt. 28 I° comma e 30 II° comma stabilisce la gratuità della fruizione delle attività scolastiche.

Questo vuol dire che la fruizione del servizio scolastico è gratuita, dunque nulla è dovuto all'istituto scolastico in ragione della fruizione dell'offerta formativa, salvo l'assolvimento da parte delle famiglie di minimi oneri specificatamente indicati dalla legge, ovvero è obbligatorio solo ed esclusivamente il pagamento delle tasse scolastiche (previste dall'articolo 200 del d.lgs. 226/2005 che specifica anche i casi esenzione), in particolare:

tassa di iscrizione;
tassa di frequenza;
tassa per esami di idoneità, integrativi, di licenza, di qualifica, di maturità e di abilitazione;
tassa di rilascio dei relativi diplomi.

Sono altresì dovuti all'istituto scolastico i rimborsi per spese eventualmente sostenute ed anticipate per conto delle famiglie quali ad esempio assicurazioni contro gli infortuni (ma solo nel caso siano sottoscritte polizze integrative), gite scolastiche e via dicendo (quindi spesso occasionali e comunque a partecipazione facoltativa).

E' bene notare che le somme versate non sono riscosse dall'istituto scolastico bensì dall'agenzia delle entrate (come il canone r.a.i.) proprio ed in ragione del fatto che si tratta di riscossione di imposte cioè tasse!

Diverso è il discorso per la gestione dei costi relativi all'offerta formativa, o meglio, all'ampliamento della stessa che ogni singola scuola può proporre ai ragazzi. In questo caso è ancora la legge (ed è sempre e solo quella) a dettare i criteri per la gestione delle spese: parliamo della legge n.40 del 2007 nota anche come “Legge Bersani”.

Così ed in sintesi, a fronte dell'ampliamento dell'offerta formativa il consiglio d'istituto ha facoltà di indicare l'ammontare di un contributo integrativo al budget della scuola che le famiglie possono volontariamente decidere di versare o meno: in altri termini.... vi proponiamo queste attività ulteriori e caratterizzanti la formazione dei vostri figli.... se volete, partecipate alle spese.

Queste somme, parte del bilancio della scuola, sono pagate direttamente all'istituto scolastico che deve rilasciare obbligatoriamente apposita ricevuta in quanto tali spese sono detraibili in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi.

Dunque questo tipo di richieste economiche da parte delle scuole è riferibile, nel modo più assoluto, ad un regime di volontarietà e non di obbligatorietà come spesso si tenta di far credere. Ogni diversa prospettazione non è corretta anzi, a seconda di come tale richiesta è formulata si potrebbe agevolmente giungere a configurare fattispecie di rilevanza penale.