E' strana quella sensazione che si prova, reticenza mista ad ostilità, lo stomaco che si chiude, il sentirsi quasi estranei in un luogo, quello lavorativo che prima era una sorta di seconda casa. E' lunedì mattina, i rumori dei bambini irrita, il fare dei colleghi disarma ed è spiazzante come manchi improvvisamente la voglia di mettersi in gioco, proporsi, di lottare perché un'iniziativa riesca.... giunga a buon fine... anche quando in molti casi si tratta di lotte perse in partenza.

L'impegno è scarso anche se sembra di investire tutte le energie che si hanno a disposizione, sembra di realizzare solo un terzo di quello che prima si faceva con la metà del tempo. Una sensazione di impotenza e rabbia che porta a lamentarsi, esternando dissensi circa la propria realtà lavorativa, il proprio stipendio per nulla equilibrato rispetto al carico lavorativo e personale che viene richiesto (in particolar modo nelle realtà lavorative di tipo educativo e scolastico).

Non sono lamentele vane perché insegnanti ed educatori sono fra le categorie, oggi che subiscono una forte pressione. I continui tagli ai fondi disponibili, i cambiamenti repentini e l'adeguare il fare educativo a modelli insensati hanno portato il personale educativo e scolastico a provare spesso un senso di smarrimento e scoraggiamento, specie quelle in persone con tanti anni di servizio alle spalle. Persone che vedono sfumare le conquiste ottenute nelle vesti di pioniere lottatrici con l'amara sensazione di andare a ritroso, di tornare indietro.

Una maestra tra le più anziane, ormai in pensione, che tutte le mattine passa ancora davanti la scuola, con amarezza spesso ripete: “la società poi non è più quella di una volta.... pensare che quando si veniva chiamati dalla maestra usava togliersi il cappello!”. Al contrario oggi, parliamo di figure spesso criticate e bersagliate... destinatarie di aspettative sempre maggiori e troppo scollegate dal fare educativo adeguato alle reali esigenze del bambino: rispetto al tempo di “quella maestra” sono “distanze” abissali! E ancora riforme e controriforme, trasformazioni e ri-trasformazioni culturali, accelerazioni.... bruschi cambiamenti ed inversioni di tendenza... e spesso la precarietà!

Queste possono essere solo alcune delle cause che possono portare ad uno stato di esaurimento psico-fisico paragonabile al sentirsi bruciato, scoppiati, definito burn-out e che colpisce solitamente le persone la cui attività lavorativa ha le caratteristiche di una “relazione di aiuto”: educatori, insegnanti, psicologi, medici, attività dove, quindi si investe tantissimo dal punto di vista personale e in cui, alle volte, diventa molto difficoltoso “staccare la spina”. Spesso accade che non ci si accorga di essere arrivati alla condizione di burn out, trascinati da un vortice di fattori lavorativi e alle volte personali, i soggetti colpiti vanno avanti a stento o peggio ancora per inerzia. E' opportuno invece essere coscienti che tale sindrome (perché è di questo che si tratta) deve essere individuata e riconosciuta poiché gli effetti del suo eventuale progredire potrebbero essere devastanti.

Le manifestazioni (i sintomi) più facili da individuare sono: affaticamento fisico ed emotivo, demotivazione, sensazione di frustrazione e smarrimento, sensazione di mancata realizzazione delle proprie aspettative, rabbia, irruenza fino all'apatia nei rapporti interpersonali, intolleranza, scarso autocontrollo. Nei casi peggiori la sindrome del burn out può portare all'instaurarsi di vere e proprie patologie psichiatriche ed ecco perché il trattamento deve essere effettuato mediante interventi mirati di tipo personale, in genere con un supprto specialistico di tipo psicologico.

Poiché le ricerche mostrano quanto siano in aumento i casi di burn-out e quanto sia elevato il numero delle persone a rischio, sarebbe molto utile agire in un'ottica di prevenzione. Laddove la situazione lavorativa lo richiede, sarebbe opportuno che i lavoratori avessero la possibilità di seguire incontri, laboratori o seminari in cui venga trattato il tema. Non solo per sapere riconoscere il burn out ma anche per parlare delle problematiche di lavoro, non in termini di mero sfogo ma per poter adottare strategie valide soprattutto in termini di gestione dello stress.

Tutto questo, ad oggi, nella stragrande maggioranza (tutte?) le realtà lavorative manca o viene trattato con scarsissimo rilievo relegando la persona colpita dalla sindrome del burn out in una condizione di emarginazione ed allontanamento, sull'errato convincimento che sia un debole... Non è così, probabilmente si tratta invece di chi ha dato strenuamente accanto alla superficialità!