Quello che i bambini non dicono
« il: Ottobre 01, 2013, 10:55:48 am »
I bambini un tempo giocavano in cortile...ore intere passate a correre e rincorrersi... Il gessetto in tasca per disegnare sull'asfalto i numeri della campana e cercare il sassolino adatto che serviva per essere lanciato, poi si cominciava a saltellare sopra le caselle. Non succedeva nulla se vincevi o se perdevi: il piacere era solo nel giocare.

Metter via tutto, per ricercare il nascondiglio adatto e non farsi acchiappare dal Lupo Mangiafrutta piuttosto che dalla Strega Comandacolori: era bello trovare rifugio dietro al maestoso tronco di un albero, avvinghiarsi contro e sentire la sua ruvidità sulla pelle... aspettare e fare capolino con la mano gridando a tutto fiato “tana libera tutti”!

Ai bambini un tempo veniva mal di pancia. Ma non per aver liquidato un'intera confezione di merendine davanti al televisore.... che crampi erano quelli delle scorpacciate di more, quelle more così invitanti da dover per forza essere colte, mani che frugavano fra i rovi, tinte di viola e profumate di natura.

I bambini di un tempo avevano le ginocchia sbucciate; inevitabili incidenti di percorso, quando la foga del gioco era irrefrenabile... si cadeva... il più fifone forse piagnucolava un poco, ma il più delle volte si bagnava il dito con la saliva e tutto passava... continuava la corsa, un po' zoppicante ma continuava...

Sgridavano un tempo, le mamme di quei bambini... non per le ore ininterrotte trascorse davanti ad uno schermo ma per i vestiti intrisi di fango, erba o succo di mora che nessun bucato riusciva a lavar via. Abiti che sapevano di sudore, sapevano di vita.

La società si trasforma e sicuramente fattori contingenti non consentono di lasciare ai bambini di oggi la libertà di un tempo: presunti pericoli, presunti possibili disagi sociali, presunti possibili incidenti creano un costante senso allarme/allarmismo all'interno del quale diventa indispensabile proteggere l'infanzia e vivere, ahimè con il presentimento che la tragedia può essere sempre dietro all'angolo.

E' anche vero però che spesso si riscontra come la paura o il timore faccia correre il rischio di ovattare l'infanzia in un circuito chiuso in cui i pericoli non sono certo inferiori. Un bambino costantemente chiuso nelle mura domestiche, spesso trascorre il suo tempo solo davanti al televisore, solo davanti il computer o videogiochi. Non è un pericolo altrettanto grande?

I media ci informano di quanto accade nel mondo e si è terrorizzati dalla violenza che sta dilagando, ma in quanto genitori è importante sapere che certi programmi televisivi e certi giochi sono basati proprio sull' espressione della violenza. Giocandoci si abbracciano delle metafore...per vincere bisogna...sparare...distruggere....annientare...demolire....ammazzare...annullare.

Non si tratta, però, di vedere il demone nel videogioco, tantomeno di andare controcorrente impedendo al proprio figlio di fare quello che tutti gli altri bambini fanno. Si tratta solo di mantenere un controllo e far sì che i propri figli non lo perdano. Si tratta di offrire altre opportunità, stimoli... di “allenare” il cervello attraverso altri tipi di divertimento considerando che dopo ore intere passate davanti ad uno schermo qualunque esso sia, il cervello... oramai è cosa nota... si spegne...

Sperimentare allora il rischio in maniera sana: portare i propri figli all'aria aperta, consentire di inventarsi il loro gioco, fare con i più grandi delle escursioni, scoprire il bello delle cose semplici come una cioccolata in tazza, una fetta di ciambella o una pizza preparata insieme. Dopo la pioggia poter fare splash con gli stivaletti dentro una pozzanghera, un aquilone teso verso il cielo in una giornata di vento... Arrampicarsi, scivolare, rotolarsi, correndo il rischio che si può cadere che ci si può fare male... Vestire i bambini da bambini in modo che il loro corpo non sia ingabbiato, i movimenti possano essere fluidi… e chi se ne frega se il pantalone si scuce perché si impiglia al ramo di un albero...è solo un pantalone, un oggetto senza anima....

Pic nic all'aria aperta, gioco libero, passeggiate, poter toccare la terra, la sabbia...sapere com'è un tramonto , non soltanto perchè internet o i libri sono pieni di immagini, ma perché con mamma e papà si è andati in spiaggia mentre il sole calava e sembrava una palla di fuoco e proprio perché c'erano mamma e papà...quell'esperienza verrà registrata e connotata anche emotivamente.

Offriamo ai bambini la possibilità di uscire quando è possibile dagli schemi rigidi del vivere quotidiano...loro non sanno chiederci cosa li rende felici se non si offrono altre possibilità, altre scelte, altre opportunità. E spesso non occorre pensare a cose strepitose...il coccolarsi sotto le coperte in una fredda giornata invernale può risultare più soddisfacente di un'uscita frenetica al luna park.

Uscire dagli schemi significa anche lasciar fluire il gioco del bambino per quello che è...non può provare soddisfazione se è vietato a priori disordinare, sporcarsi, sporcare, fare rumore e sbucciarsi un ginocchio. Consentiamo loro di vivere quelle piccole esperienze che ogni genitore ha vissuto ai tempi in cui era bambino... Un livido, una slogatura, una ferita...non sono tanto pericolose quanto un cervello e un corpo anestetizzato