Quando termina il periodo di congedo parentale (l'astensione per la maternità) l'eventuale iscrizione del bambino all'asilo nido è vissuta – oggi - come un momento critico da parte del genitore.

Generalmente si opta per questa scelta quando nonni o persone terze non possono provvedere all'accudimento e mamma e papà devono, ahimè, tornare al loro lavoro.

In questa condizione, può capitare che i genitori avvertano un sottile senso di colpa per non poter più garantire al bambino quel rapporto simbiotico e privilegiato; d'altra parte, l'esigenza di tornare alla “vita normale” - specie nel caso di una coppia priva di aiuti da parte di figure parentali – è completamente assorbita dalle routine che si vengono a creare con bimbo molto piccolo. Routine che regalano si immense gioie e soddisfazioni ma che sono comunque faticose e richiedono spesso grande sacrificio.

Questi momenti critici si possono superare cercando di valutare gli aspetti della scelta dell'inserimento all'asilo nido perché così può essere vissuta questa decisione: io scelgo di portare il piccolo all'asilo nido e non io devo... sono costretta. Esistono coppie di genitori che pur avendo la possibilità di aver l'aiuto dei nonni o altre figure parentali (ma anche terze rispetto al nucleo familiare) decidono comunque di iscrivere il proprio figlio al nido d'infanzia perché convinte che sia l'alternativa migliore.

Tanti sono i tarli che viaggiano nella mente: sarà accudito? Se piange verrà consolato? Sapranno riconoscere i suoi bisogni? Alle volte i genitori sono invasi da queste ed altre preoccupazioni ed allo stesso tempo vivono come frustrante il momento dell'inserimento al nido d'infanzia perché in molte strutture educative – specie quelle comunali – questa fase ha una durata piuttosto lunga.

E da parte di chi è genitore ed anche lavoratore non è facile comprendere la motivazione della durata – apparentemente lunga – del percorso di inserimento al nido.

Occorre però considerare che, prima dell'eventuale inserimento al nido, il bambino vive prevalentemente con i suoi familiari, si sente rassicurato dai volti di mamma e papà, fratelli e/o nonni che vede quotidianamente. Allo stesso modo, il piccolo trova sicurezza negli spazi e negli ambienti che – vissuti quotidianamente – gli appartengono. Intorno ai sette / nove mesi il bambino attraversa un periodo chiamato dagli studiosi “paura dell'estraneo”, inoltre non avendo accora acquisito alcune capacità mentali come quella di comprendere che ciò che sparisce dal suo campo visivo può ritornare (o comunque non cessa di esistere) può essere soggetto a delle vere e proprie crisi che posso assumere le caratteristiche di una vera e propria angoscia o ansia da separazione.

Molti genitori osservano che i propri figli durante questa fase piangono quando qualcuno che non conoscono si avvicina a loro, si risvegliano più volte durante la notte (aumento dei risvegli notturni) e cercano più frequentemente la presenza della mamma per essere rassicurati. E' importante ricordare che non tutti i bambini seguono la medesima progressione di sviluppo delle differenti capacità ed abilità: diversi tempi per lo sviluppo motorio, psichico, linguistico costituiscono individualità sempre differenti.

Ecco perché l'inserimento al nido d'infanzia segue determinate tappe e cadenze temporali, le educatrici cercano di seguirle fedelmente... per garantire al piccolo lo stesso benessere che fino a quel momento era stato realizzato attraverso le cure esclusive di mamma e papà.

Presupposto di questo benessere è che il bambino possa sviluppare un rapporto di fiducia con le figure delle educatrici: un rapporto che non deve intendersi come sostitutivo rispetto a quello genitoriale ma complementare. Ecco che la durata apparentemente eccessiva del periodo d'inserimento al nido d'infanzia trova la sua spiegazione nell'esigenza che questo rapporto di fiducia possa svilupparsi passo a passo senza che il ritmo di crescita (il tempo) sia forzato in alcun modo.

Se i genitori vivono gradualmente e serenamente questa fase di distacco la crescita del rapporto di fiducia con le educatrici sarà favorita dal benessere che il bambino vive già a partire dal contesto familiare: al contrario, atteggiamenti scorretti (fretta, nervosismo, ansia) da parte del genitore si traducono in messaggi che il bambino può interpretare a sfavore del rapporto con l'educatrice... si creano così viziosi feedback che rendono ogni passaggio ulteriore estremamente complesso.

Ancora, si deve considerare che gli spazi dell'asilo nido sono qualcosa di nuovo per il piccolo... lo stesso rapporto di fiducia che caratterizzerà la relazione con le educatrici deve potersi sviluppare anche con gli ambienti, i suoni, i rumori, le luci, i profumi.... con il nuovo luogo, con il nuovo mondo. Sino all'inizio dell'inserimento le routine che il bimbo viveva passavano per le mani di mamma, per i profumi della casa, per i suoni del “mondo” in cui è nato.. per i sapori della pappa... non è concepibile che questa “dimensione” possa essere mutata in poche ore o pochi giorni.

Tutti gli atti che si compiono con il piccolo dal cambio all'accompagnarlo al sonno, dall'abbraccio all'offrire un pasto non sono solamente atti fisici ma anche psichici; il bambino in questa fase della sua vita non parla ma comunica con il corpo ed il linguaggio corporeo di un essere umano non è di comprensione immediata come quello verbale: chi si dovrà prendere cura di lui deve avere la possibilità di imparare a conoscerlo nella sua unica individualità.

Ecco che allora l'inserimento al nido d'infanzia assume un preciso significato: considerare il piccolo da zero a tre anni una persona che deve essere rispettata attraverso il riconoscimento del “suo tempo” e della sua individualità.

Superata la criticità dell'inserimento però, il nido sarà fonte di esperienze uniche e stimolanti... un'avventura quotidiana. Accompagnare quindi il proprio figlio al nido d'infanzia non è dunque una scelta penalizzante ma un momento che se affrontato con consapevolezza perde la valenza di mera necessità consentendo l'agevole superamento delle difficoltà del periodo d'inserimento che, a questo punto, deve essere considerato un vero lavoro d'equipe.

Genitori ed educatrici diventano una triade che può interagire positivamente solo quando vi è mutua fiducia, rispetto e collaborazione: l'allegro arrivo del bimbo al nido, la tensione verso l'educatrice sarà allora il traguardo raggiunto dalla triade. Un traguardo comune frutto di sinergie fondate sulla consapevolezza che il primo obiettivo è e rimane il benessere del bimbo.