Educata-mente
« il: Ottobre 01, 2013, 10:42:33 am »
Ultimamente accade spesso che utilizzi l'automobile del mio compagno. Ecco una riflessione circa un fatto curioso che si è verificato.

La retromarcia di questa macchina, per essere inserita, richiede una manovra differente rispetto a quella che compio quando sono alla guida della mia autovettura. Abitualmente io spingo la leva del cambio in basso verso destra, mentre – quando utilizzo l'altra vettura – bisogna compiere l'operazione inversa e cioè portare la leva del cambio in alto a sinistra verso la posizione della prima marcia.

Trovandovi a guidare nuovamente la mia autovettura, dopo due o tre giorni che avevo utilizzato l'altra, in più occasioni – per andare indietro - mi sono trovata ad effettuare la manovra sbagliata.

Come per automatismo ho portato la leva del cambio in alto a sinistra piuttosto che in basso verso destra.... rischiando di andare a sbattere contro il muretto che delimita il mio posto auto.

La mente ed il corpo sono in stretta connessione, il nostro cervello registra tantissime informazioni in pochissimo tempo: bastano pochi giorni per educarlo, a volte minuti. Il nostro cervello può dunque essere educato o ri-educato.

Basta guidare un veicolo diverso per apprendere una modalità diversa di gestione delle manovre di guida. Ma... cosa ha a che fare con l'educazione tutto questo?

La nostra cultura deriva da una scuola di pensiero che ha radici nel “dualismo cartesiano” dove corpo e mente venivano percepite come entità separate e scisse. La mente suprema al piano superiore rispetto al corpo, considerato materia priva d'intelligenza ed un qualcosa che non porta a nessuna conoscenza di tipo oggettivo in quanto intriso di emozioni, soggettività e sensazioni.

Si tratta di una vera e propria mistificazione di un pensiero filosofico che solo molto lentamente è stato superato ma che purtroppo a lasciato il suo pesante strascico.

Importanti studi, specie quelli condotti nell'ambito della fenomenologia e delle neuroscienze, hanno disconfermato tale impostazione teorica introducendo – finalmente – concetti quali l'embodiment (la mente incorporata) ed il “corpo soggetto”.

Concetti che, se ben analizzati ed assimilati, consentono di allargare le proprie prospettive smussando quegli angoli troppo spigolosi, quelle rigidità e quelle limitazioni del pensiero che spesso rischiano di impoverire poiché portano ad una visione della realtà riduttiva e coatta.

Ecco allora che occuparci di educazione sia nelle vesti di genitori, sia in quelle di docenti o di educatori, non può che portare ad una profonda introspezione ed alla conoscenza di quelli che sono gli assunti storici che hanno determinato la legittimazione di credenze, convinzioni, modi di agire e stereotipi.

I miti della cultura occidentale, specie in quest'epoca, hanno fatto perdere di vista questa sensibilità considerando che la concezione di corpo ha assunto i significati di corpo oggetto, corpo da risanare, da redimere o anestetizzare...

Osservando i bambini di oggi, è possibile compiere numerose constatazioni circa la tendenza a stimolarli all'eccesso, vestirli come adulti in miniatura... a proteggerli oltre misura. Sempre più frequentemente si osservano bambini “fermi”, “immobili” con il loro gioco elettronico anche nel mezzo di un grande prato invitante... perché il virtuale è più “intrigante” del reale o perché forse non hanno mai saputo cosa possa essere l'emozione di sbucciarsi un ginocchio.

Bambine che limitano il loro gioco a goffi e frenati movimenti per evitare di sporcarsi la gonnellina “firmata” o infangare il lucido stivaletto alla moda.

Si pretende che già a quattro o cinque anni un piccolo abbia tutti i pomeriggi impegnati per praticare due o tre sport o, perché no, imparare una o più lingue... Sono quei bambini che crescono nel corpo di un adulto, nell'ansia della prestazione, che hanno poca resistenza davanti le normali frustrazioni della vita e che perdono la loro spontaneità caratteristica dell'età... capaci, a soli due anni, di utilizzare un qualunque oggetto tecnologico ma assolutamente incapaci di fronteggiare un qualsiasi imprevisto che appartenga al mondo reale.

Ecco allora l'impellente necessità di sottolineare l'importanza, nel “fare educativo”, di offrire al piccolo la possibilità di vivere il proprio corpo. Un tappeto con dei giochi non necessariamente strutturati, rotolarsi, andare a quattro zampe se e quando possibile insieme a lui... sporcare, sporcarsi... cadere e rialzarsi.

Una spinta dunque a non ovattare l'infanzia ma a lasciare ai nostri figli la possibilità di non sentirsi oppressi... di vedere con gli occhi e sentirsi attraverso tutti gli altri sensi... ecco la grande sfida educativa.

Educata-mente uscire dall'anestesia e dall'annullamento al quale la società moderna, il vivere di bisogni non reali ma indotti, ci sta portando.

Perché il nostro corpo e la nostra mente sono perfettamente in grado di uscire da processi statici, di evolvere, capaci di rinnovamento, cambiamento.. di essere in movimento. Prendere l'automobile dunque, ed accorgersi che si può tranquillamente imparare a guidare qualsiasi tipo di vettura per come essa è strutturata... che si va in retromarcia a volte spingendo la leva del cambio verso l'alto, talvolta verso il basso e addirittura... in automatico.