Francesco Paternostro

Con sistematica cadenza, appaiono sui quotidiani titoli relativi a fatti cruenti che hanno visto coinvolto donne “colpevoli” solo di aver interrotto una relazione che, nel suo divenire, si era rivelata malsana... ma queste notizie, il cui contenuto si traduce nella denuncia del “non aver provveduto in tempo” sono, da un lato, solo la punta dell'iceberg di un fenomeno la cui diffusione reale (cioè non per quello che viene denunciato) è davvero preoccupante, dall'altro è un fenomeno che non riguarda solo donne ma che può riscontrarsi nelle dinamiche proprie di una qualunque relazione interrotta quindi anche omossessuale... ma qui il tasso di denuncia scende praticamente a zero evidenziando la sussistenza di problemi ulteriori (discriminazione) che spingono ancor più drasticamente la vittima a non denunciare.

L'inquadramento dello stalking (del reato di stalking) è – è per quello che riguarda l'Italia – davvero recente: 2009!

Vengono prese in considerazione una serie di condotte poste in essere dal presunto stalker tali da limitare il normale divenire quotidiano della vita della vittima e che giungono a produrre lesioni consistenti e gravi dell'integrità psicofisica della persona (in alcuni casi sino all'uccisione della vittima). Lo stalker, tuttavia, può non limitarsi a scegliere come “bersaglio” l'ex partner: la sua condotta può essere rivolta anche verso familiari della vittima o persone appartenenti alla sua rete sociale.

Pedinamenti, appostamenti nei luoghi frequentati dalla vittima, telefonate, biglietti, intrusioni nel fare quotidiano (come detto della vittima, dei familiari e della rete sociale) si ripetono nel tempo creando gravissimi stati di ansia e vero e proprio terrore nella vittima fino a determinare una vera e propria paralisi che impedisce, anche, una corretta reazione nei confronti del persecutore (cfr. Il reato di stalking nella fattispecie prevista dall'articolo 612-bis del codice penale).

Dunque come comportarsi quando si ritiene di essere vittima di uno stalker? Sicuramente siamo davanti ad una dinamica complessa ma non irrisolvibile... occorre in primo luogo tempestività!

Una delle peculiarità del comportamento dello stalker è quella di autostenersi... più lo stalker ha la percezione che il suo comportamento abbia effetti più è portato ad incrementare il peso della sua azione. Non bisogna quindi attendere... quando si ha l'impressione di trovarsi davanti comportamenti tali da farci supporre l'esistenza di una simile problematica è fondamentale agire. Questo considerata anche la necessità di avere “tempi sopportabili” all'interno dei quali il sistema di protezione della vittima (forze dell'ordine, autorità giudiziaria) possa correttamente attivarsi. Vediamo come.

Comprendere, sin da subito, che – come vittima – non possiamo modificare direttamente il comportamento dello stalker, in buona sostanza non disponiamo di strumenti diretti per limitare o far cessare la sua attività quindi possiamo – in primo luogo – puntare rendere inefficace l'attuazione dei suoi propositi. Quindi:

- in modo limitato ed attraverso pochissimi contatti mostrare e rendere chiara l'intenzione di non aver alcun rapporto, contatto o relazione con lo stalker. Questa fase deve essere considerata come l'inizio di un percorso che dobbiamo considerare come risolutivo della situazione: fermezza assoluta;
- mantenere con totale rigidità l'intenzione di non aver alcun contatto (a dar vita a qualsiasi forma di relazione o comunicazione) con lo stalker: - non rispondere alle telefonate, non rispondere alle email, sms, evitare contatti diretti e via dicendo. La linea dello stalker è ossessiva... ogni minimo feedback da parte della vittima alimenta il convincimento che il suo agire, prima o poi, avrà un risultato;
- evitare di porre in essere qualunque attività di rappresaglia diretta (che potrebbe essere considerata anche legittima) ancorché pubblica... la risposta emotiva è uno dei feedback che sostengono il comportamento dello stalker;
- chiedere, senza alcuna remora, aiuto al fine di ottenere sia l'adeguato e necessario sostegno psicologico sia per poter creare attorno alla propria persona un vero “sistema di sicurezza” al fine di preservare la propria incolumità: parenti, amici, psicologi e forze dell'ordine (in un fare coordinato) sono lo strumento per creare una risposta adeguata ed efficace nei confronti dello stalker.

Per quanto riguarda l'attivazione delle forze dell'ordine e dell'autorità giudiziaria è necessario che la loro azione sia resa efficiente ed efficace sin da subito: si deve quindi sfruttare al meglio lo strumento della denuncia querela al fine di avviare il sistema. La denuncia querela è l'unico atto d'impulso di cui disponiamo salvo che non sussistano condizioni – previste dalla legge penale – per cui la procedibilità contro il presunto stalker sia prevista d'ufficio (ad esempio che lo stalker agisca contro un minore, violenza o minaccia aggravate o se vi è connessione con altro reato punibile d'ufficio). Se quindi non si dispone di specifica assistenza legale la querela deve essere considerata necessariamente come lo strumento per “informare” l'autorità di quanto accade.

Posto che questa può essere redatta autonomamente e poi depositata (Commissariato, Stazione Carabinieri o direttamente presso gli Uffici della Procura della Repubblica competente per territorio) oppure redatta attraverso la ricezione delle dichiarazioni della persona offesa (presso un Commissariato o Stazione Carabinieri) che cosa si deve indicare?

Devono essere indicata e, possibilmente adeguatamente supportata, la descrizione delle singole condotte poste in essere dallo stalker... Devono quindi essere allegate, ad esempio, la stampa delle email ricevute (o degli sms o mms), devono essere fornite indicazioni precise sulla collocazione temporale di eventuali telefonate ricevute, fotografie relative ad eventuali danneggiamenti subiti, biglietti o lettere ricevute, la stampa di eventuali videate relative ad eventuali molestie ricevute attraverso un social network, l'indicazione di persone che possono riferire in ordine a fatti ed accadimenti ai quali hanno assistito e via dicendo.

Deve essere indicata – senza alcun timore – la persona artefice di questi comportamenti e deve essere espressamente formulata la richiesta di “giusta punizione” proprio per il reato di stalking (612-bis codice penale) nonché la richiesta di informazione nel caso in cui il pubblico ministero opti per l'archiviazione della querela.

Il contenuto della querela è la corretta esposizione dei fatti è fondamentale al fine di poter chiedere che l'autore dello stalking venga diffidato formalmente dal commettere nuovamente i fatti esposti. Questo è un passaggio fondamentale in quanto l'eventuale successiva integrazione o reiterazione della querela successivamente alla formale diffida indica la reiterazione del comportamento dello stalker con la conseguenza del passaggio ad una condizione di procedibilità d'ufficio (in buona sintesi si procederà contro lo stalker anche in caso di remissione di querela).

Durante lo svolgimento delle attività proprie dell'autorità giudiziaria è necessario mantenere fermamente il proposito di evitare allo stalker qualunque interazione con la nostra persona: chiedere il ban o segnalare l'abuso sui social network che frequentiamo (ripetutamente se necessario), cambiare il numero di telefono o installare software in grado di filtrare le chiamate ed i messaggi in ingresso, filtrare le email come spam, evitare l'incontro o fare in modo di essere accompagnati in modo da operare una reale dissuasione alla prosecuzione della molestia.... una volta che l'eventuale diffida dovesse venir posta in essere informare tempestivamente l'autorità nel caso di reiterazione della condotta...

Liberarsi dello stalker non è difficile... è complesso ma gli strumenti ci sono tutti. I primi ci appartengono e nessuno può toglierceli: forza e determinazione!