Francesco Paternostro

"nel caso in cui alienante e' la famiglia della madre e non un genitore, se il ragazzo si e' trasferito dalla famiglia della madre e non vuole rientrare perche' non accetta il padre?"      
Questa è la domanda che uno degli utenti ha posto tramite il box di feedback nella sezione "L'informazione giuridica per tutti".....

Ferma la discussione attuale sull'esistenza della sindrome di alienazione genitoriale come entità autonoma (o piuttosto come somma di altre componenti autonome), nella definizione sin qui adottata i casi in cui "attori" della programmazione del bambino sono anche i nonni (o altre figure della famiglia) sono ricorrenti. Questo in quanto, spesso, il conflitto proprio della separazione coniugale si estende agli interi nuclei familiari dando vita a veri e propri schieramenti fra i quali il bambino si trova a doversi collocare.
E' facile quindi pensare che le stesse attività che possono essere poste in essere da un genitore nei confronti dell'altro, possano essere realizzate anche da un nonno o da una nonna nei confronti del suocero o della suocera.... e, se si pensa che in alcuni casi il tempo di frequentazione con tali figure può essere nettamente superiore a quello effettivamente trascorso con il genitore (ad esempio impegnato in attività lavorative per gran parte della giornata) è facile comprendere come la loro azione possa essere particolarmente incisiva.