Francesco Paternostro

Nell'articolo “Oltre la speculazione: “coltivare” il profitto dal produttore al consumatore attraverso il controllo del mercato” era stato affrontato il tema del rapporto tra profilazione dell'utente (cliente) e la possibilità almeno di “prevedere” - se non controllare – tendenze ed andamenti del mercato dei beni.

In sintesi, attraverso l'acquisizione di dati aggregati relativi al consumo e la capacità di regolare contrattualmente – ovvero tramite acquisizione diretta – una parte (o più) di specifiche filiere produttive (oltre lo strumento del cd. cartello) si era evidenziata la possibilità concreta di innescare meccanismi speculativi in grado di alterare profondamente il mercato in danno del consumatore (egli stesso lavoratore).

In particolare, guardando al settore agricolo (produzione dei cereali in particolare) aveva suscitato qualche perplessità il fatto che fosse possibile (è già pratica) impegnare contrattualmente il produttore alla vendita futura dei raccolti a prezzo determinato, avendo come punto di partenza la fornitura di ogni elemento costitutivo la catena produttiva compresa la semente.

Lo schema che si era evidenziato era quello proprio dei contratti finanziari denominati “futures”. In buona sintesi questo tipo di contratti (derivati) prevedono una vera e propria “scommessa” sul prezzo futuro di un determinato bene: ecco che la descrizione del complesso meccanismo della profilazione e del controllo delle filiere, qualche perplessità l'aveva suscitata!

Ma spostiamo l'attenzione verso un altra questione: la crisi finanziaria e l'identificazione (quotidianamente proposta dai media) delle sue cause nella “mancanza di liquidità” del sistema bancario... ma questa spiegazione riguarda davvero la causa o, piuttosto, definisce l'effetto di qualcosa di diverso?

Per comprendere questa affermazione occorre far riferimento a quanto la Banca Centrale Europea dichiara, rispetto alle proprie funzioni, sul sito istituzionale: tra le funzioni specifiche quella di regolare l'andamento dei prezzi attraverso l'attuazione di particolari politiche monetarie che, per la peculiare organizzazione del sistema europeo, dovrebbero trasferirsi attraverso le Banche Centrali Nazionali (BCN) ai mercati interni dei paesi membri. Ed uno degli strumenti (se vogliamo corrispondente alla prerogativa principe della BCE) é quello relativo alla regolazione della quantità di moneta circolante: in effetti la BCE è l'unico soggetto (sostituitosi alle singole banche nazionali) in grado di stampare banconote ed immetterle nel flusso economico (la cd. perdita della sovranità monetaria).

Semplificando (ma non troppo) possiamo affermare che la quantità di moneta circolante rappresenta un buon indicatore dello stato di una qualsiasi economia: generalmente quando tale quantità sale ci troviamo davanti ad un indice negativo dello stato di salute dell'economia, l'aumento di circolante rappresenta una spinta inflattiva, una caduta del potere d'acquisto ma non solo, può essere anche l'indicatore di una “sottrazione” al sistema reale del circolante (es. fuga di capitali) o può rappresentare una condizione di “scollamento” più o meno marcato tra i “valori reali” del sistema economico di riferimento e quelli spesso puramente teorici rappresentati dai sistemi finanziari.

In effetti, guardando alle serie storiche pubblicate dalla BCE (allargando la base del grafico fino a comprendere l'anno 2002), la quantità di circolante è praticamente raddoppiata.... a livello mondiale l'andamento non è stato dissimile anche se gli aumenti sono stati più contenuti.

Guardando all'inflazione media annuale dell'area euro (a partire dall'anno 2002 – sempre fonte comunitaria) possiamo avere questi dati:

2002 - 2,40%
2003 - 2,30%
2004 - 2,10%
2005 - 2,20%
2006 - 2,20%
2007 - 2,20%
2008 - 3,30%
2009 - 0,30%
2010 - 1,60&
2011 - 2,70%
2012 - 2,60% (non definitivo)
Non sembrano livelli tali da giustificare un raddoppio della quantità di moneta circolante (se la politica di controllo fosse quella) al contrario l'effetto atteso dovrebbe essere quello di un aumento dei prezzi (inflazione maggiore), un aumento dei salari, e via dicendo... qualcosa non quadra!

In particolare, guardando alle specifiche politiche attuate in Italia (non solo nell'ultimo anno) giustificate in vario modo, uno degli effetti – ad esempio – del serrato controllo fiscale (tracciabilità delle transazioni finanziarie, cioè dei pagamenti) e della tensione alla sostituzione della moneta reale con quella elettronica (praticamente un obbligo) è quello di tendere alla riduzione della quantità di moneta circolante! In un momento di crisi di liquidità questo sembra essere un controsenso... un controsenso che lascia pensare che la causa dell'aumento della quantità di denaro circolante (ad esempio) sia frutto di qualcosa di differente da semplici meccanismi inflattivi.

Un dato interessante, sempre guardando ai media, è la costante attribuzione degli “scompensi economici” che affliggono le varie economie ad una sensibilità “giudicante” dei mercati finanziari proprio rispetto alle politiche economiche e tutto questo in un rapporto invertito: dovrebbero essere le scelte – anche – di politica economica a determinare l'andamento dei mercati e non il contrario come in realtà accade... allora cerchiamo qualche risposta in questa direzione partendo da una semplice constatazione: i mercati finanziari (se vogliamo la speculazione) sono in grado di generare una ricchezza misurabile in termini di denaro “vero” che però, come plusvalore, non ha nessun riscontro reale: cioè posso letteralmente tramutare “qualsiasi cosa” in denaro sonante senza che questo (pur essendo reale) rappresenti alcun bene tangibile (es. un chilo di metallo prezioso, il lavoro di un soggetto, il reddito di un impresa ecc...).

Vediamo come. Torniamo al concetto dei futures (uno dei possibili strumenti) e cerchiamo di capire cosa può succedere. Il futures è, in buona sostanza, un contratto attraverso il quale si realizza una vera e propria scommessa: immagino che un determinato bene avrà un determinato prezzo ad una certa data futura e, nel vero senso della parola, scommetto sul realizzarsi di questo evento: se l'oggetto sottostante il contratto è un bene saranno denominati commodity futures (es. il grano), se invece il cd. sottostante è un indice, tali contratti saranno denominati financial futures.

Normalmente sono contratti negoziati mediante la corresponsione di “impegni finanziari reali” parziali (negozio 20.000 ma impegno realmente 1.000) e gli scambi possono avvenire anche fuori dai mercati regolamentati: i cd. futures over the counter. E' bene sapere che, specie nel caso dei commodity futures, non vi è mai la consegna materiale dei beni ma semplicemente la corresponsione (positiva o negativa) dei differenziali risultanti alla scadenza del termine (cd. cash settlement). La cosa è molto interessante quando la “scommessa” avviene, ad esempio, sul differenziale di indici predeterminati... ed esempio quelli dei mercati azionari!

Dunque posso letteralmente creare strumenti complessi che “lavoreranno” ad esempio con parametri virtuali (ai quali cioè non corrisponde nessun bene reale) ma che produrranno, prima o poi, un determinato differenziale che sarà convertito in denaro (vero)!.

Ecco fatto! Se sono in grado di condizionare, ad esempio, un determinato settore di mercato, una filiera o un determinato indice perché attraverso l'aggregazione di dati pertinenti posso “prevedere” trend e scelte reali (ad esempio relative al consumo di un dato prodotto) posso strutturare contratti vantaggiosi che trasformeranno il “nulla” in denaro reale che, in buona sostanza, dovrà pur venire da qualche parte.... probabilmente immesso nel circuito dall'azione delle banche centrali, sottratto al flusso del reale dalla speculazione posta in essere attraverso (uno dei possibili canali) da quelle azioni di partenariato che vedono partecipanti multinazionali ed istituti di credito.... gli stessi in crisi di liquidità!!!

Per fare un piccolo esempio... non tanto lontano dalla realtà basta guardare l'andamento degli indici dei mercati azionari (Dow, S&P e MIB) negli ultimi dieci anni... ci sono “differenziali” sui quali scommettere?



Ma potrei iniziare anche a scommettere sull'andamento delle ore di cassa integrazione, sui differenziali dei salari, sull'incremento delle esecuzioni immobiliari collegate al mancato pagamento delle rate di muto... sull'aumento della povertà!
« Ultima modifica: Maggio 07, 2014, 12:45:01 pm da Francesco Paternostro »