Francesco Paternostro

Utilizzare uno smartphone significa disporre, in qualsiasi momento della giornata (della vita), di molteplici canali di comunicazione e di scambio di informazione. Una serie infinità di comodità che apparentemente non altro altro scopo che renderci la vita più semplice: accedere ad internet per consultare notizie in qualsiasi momento, leggere la posta elettronica, scattare fotografie e condividerle con gli amici o con i familiari, giocare, scambiare commenti ed idee attraverso i social network e quant'altro il nostro piccolo gioiellino (un personal computer miniaturizzato) ci consente di fare. Il limite è solo nella quantità (smisurata) di software che possiamo installare.

Ma siamo davvero sicuri che questa disponibilità di servizi e la quantità di informazioni utili che riteniamo di ottenere siano veramente liberi e che non vi sia qualche contropartita della quale non siamo consapevoli? Siamo sicuri che le nostre scelte (di consumo ad esempio) siano veramente libere da condizionamenti e che, assurdamente, non siamo noi stessi a fornire le chiavi per realizzarli?

Osservando con calma, campo visivo allargato e giusta dose di spirito critico, possiamo renderci conto che, in effetti, qualcosa non funziona... osservando i messaggi pubblicitari che compaiono nelle pagine web, i suggerimenti effettuati in ragione di criteri di pertinenza (ad esempio i potenziali contatti all'interno di un social network), le proposte di download software all'interno dei vari store on line ed allargando la visione a quello che abbiamo in tasca ed utilizziamo quando andiamo a fare la spesa (la tessera punti del supermercato, quella dei punti carburante) si spalanca un mondo: quello della pubblicità comportamentale.

Dovrebbe essere un sistema di promozione degli acquisti efficace in quanto calibrato sulle preferenze individuali... e qui nasce il problema. Queste preferenze individuali (si proprio individuali... cioè le tue... tu che leggi queste righe) non sono frutto di una semplice deduzione statistica del tipo se si mangiano otto polli in quattro tu ne mangi due.... piuttosto sono il frutto di una specifica analisi comportamentale del potenziale cliente (pubblicità comportamentale appunto) che ha alla base una profilazione (più o meno approfondita) del profilo psicologico comportamentale della persona.

Residenza, attività lavorativa, cultura, titolo di studio, rete sociale, interessi, tempi di vita, relazioni familiari, condizioni di salute, parametri biometrici e quant'altro concorrono ad una vera e propria schedatura del soggetto attraverso l'acquisizione di flussi d'informazione che solo in parte possono essere considerati dati disaggregati ed anonimi.

In realtà attraverso modelli di partnership che vedono associati produttori di beni e di servizi ed operatori la cui attività esclusiva è quella di profilazione è immediata l'evidenza che l'aggregazione avvenga e che questa possa spingersi sino a creare profili tanto statici che dinamici dell'utente sino al punto di consentire non solo di influenzare le sue scelte in ragione di preferenze preesistenti ed emerse attraverso l'attività di profilazione ma, addirittura, di indurle attraverso la proposizione si specifiche informazioni in tal senso (e alcuni di questi operatori lo dichiarano apertamente nella prospettiva di incrementare il ROI – return of investment – del produttore... cioè il suo profitto!!). Creare, ad esempio, pagine di notizie interessanti per un dato utente può significare indurre una determinata condizione psicologica frutto dell'elaborazione delle stesse (un tempo la chiamavano propaganda)... somministrare notizie il cui contenuto successivamente scelto in funzione del feedback che l'utente a via via fornito... significa condizionarlo.

Il documento in formato PDF che raccoglie alcune di queste evidenze ha lo scopo di fornire alcuni elementi di valutazione sulla questione per consentire, almeno, di approcciare consapevolmente l'impiego attuale degli strumenti informatici che, in una prospettiva di uso di massa, sembrano sempre più orientati verso la categoria di strumenti di fruizione (passiva) di contenuti evoluti realizzati da altri piuttosto che di strumenti destinati alla creazione ed all'elaborazione dell'informazione. Dunque.... Massima consapevolezza e spirito critico!