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Giuramento avvocato, formula ed esame per diventare avvocato

Professione Forense: che cosa è stato previsto di nuovo per il giuramento dei legali

La legge numero 247 del’anno 2012, che ha ricevuto emanazione nel febbraio dell’anno successivo, ha previsto una serie di cambiamenti importanti per quanto concerne l’ordinamento professionale dell’ordine degli avvocati. Tra le modifiche sostanziali apportate da questa riforma forense c’è anche la procedura tramite la quale avviene il cosiddetto giuramento dell’avvocato. Le modalità in cui il neo avvocato pronuncia la formula di rito – si tratta in realtà non di un giuramento, ma piuttosto di un impegno solenne – viene regolata per l’esattezza dall’articolo 8 della legge citata.

Indipendentemente dalla specializzazione giuridica che viene prescelta – che si tratti di diritto dei minori, oppure della famiglia, o di altro ancora – ogni avvocato è tenuto a pronunciare la formula di giuramento prima dell’avvio della propria carriera.

Mentre, fino a prima dell’applicazione della riforma, tutta la procedura si svolgeva direttamente in tribunale, nelle aule destinate alle udienze penali e davanti a un magistrato, adesso invece gli avvocati che hanno appena superato l’esame statale di abilitazione alla professione, prima dell’avvio della propria attività lavorativa, prestano giuramento davanti ai colleghi che presiedono il Consiglio dell’Ordine professionale.

La seduta deve essere organizzata in forma pubblica e rappresenta un momento molto solenne, che viene posto proprio all’inizio della carriera forense: una specie di primo passo per entrare nel prestigioso ordine degli avvocati.

Come diventare avvocato?

La legge numero 247 del 2012 prevede dunque che l’avvocato, per poter iniziare la propria attività professionale, debba pronunciare come impegno solenne le seguenti parole (formula giuramento), che sono riportate in questo modo nel testo di legge, all’articolo 8:

Consapevole della dignità della professione forense e della sua funzione sociale, mi impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia ed a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento‘.

La riforma forense della L. 247/2012 ha avuto il grande merito di aver riportato al centro dell’attenzione di tutti, almeno per quanto attiene la nuova struttura del giuramento, la dimensione sociale e civile della professione di avvocato, sottolineando la sua vocazione di difesa della dignità della persona e di ricerca della giustizia. La tutela dei legittimi diritti dell’assistito è infatti da sempre il caposaldo deontologico del lavoro di avvocato.

Sia per gli avvocati civilisti, che per quelli specializzati invece in diritti dei minori – per fare solo due esempi – i principi su cui si basa la formula del giuramento sono quelli che mergono dalla stessa Costituzione della Repubblica Italiana, i quali dovrebbero essere garantiti dall’intero impianto legislativo italiano all’interno del auqle il lavoro legale opera e si muove. Preparazione e professionalità devono sempre essere caratteristiche distintive degli avvocati, basate quindi sul rispetto della Costituzione e delle leggi: questo deve essere valido indipendentemente dal ramo giuridico e dall’ambito del diritto nel quale si andrà ad operare ed è esattamente questo che il neo avvocato promette quando pronuncia la formula solenne di giuramento.

I contenuti del giuramento avvocato

Con il giuramento, l’avvocato promette di servire con lealtà gli enti amministrativi per i quali presterà servizio e di indossare la toga con onore; promette inoltre di assistere i clienti nel rispetto della giustizia e dei diritti personali. Ogni avvocato, penalista o specializzato in altri campi di applicazione del diritto, deve garantire che nel proprio lavoro legale agirà in modo impeccabile per quanto concerne la deontologia professionale. Il giuramento serve proprio a questo: come memento dell’alta professionalità richiesto ai legali e della necessità di aderire a un codice etico e deontologico condiviso con le altre figure appartenenti allo stesso ordine professionale.